ROMA

Ostia Antica, dalla terra riaffiora una testa di Venere: potrebbe essere l'Afrodite al bagno di Doidalsas

Venerdì 4 Maggio 2018 di Laura Larcan
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Gli scavi di Ostia Antica regalano ancora sorprese. E' riemersa dalla terra una splendida testa in marmo che potrebbe appartenere ad una statua di Venere. La terra tra i capelli confonde i particolari, ma la testa «sembra avere la pettinatura di una Venere di Doidalsas oppure potrebbe essere una Musa», affermano dopo una prima valutazione le archeologhe Mariarosaria Barbera e Cinzia Morelli, senza escludere altre interpretazioni.
 

 

L’Afrodite di Doidalsas, scultore greco del III secolo a.C., raffigura la dea al bagno, caratterizzata da ciocche di capelli raccolte sulla sommità del capo e da un piccolo chignon appoggiato sulla nuca. Quella rinvenuta a Ostia Antica potrebbe essere una replica di età romana imperiale del celebre modello greco. La deliziosa testina marmorea è riemersa dalla terra nel corso di lavori di manutenzione ordinaria.

E’ riaffiorata all’interno degli scavi, in terreni di riporto di epoca post classica. Gli archeologi preferiscono non dare dettagli precisi sul luogo esatto perché i tombaroli sono sempre in agguato («poiché è venuta fuori fortuitamente si vuole evitare che qualcuno vada a rimestare nella stessa terra»). «Il reperto è stilisticamente molto bello - commentano dal parco archeologico - a parte il naso che è leggermente abraso, rivela una serie di particolari estremamente raffinati che rimandano alla celebre iconografia della Venere al bagno di Doidalsas».

Lunedì si comincerà a fare il rilievo dell’area dello scavo dal punto di vista stratigrafico, e contemporaneamente si procederà alla pulizia della testa per mettere in evidenza i dettagli che ne consentano la precisa attribuzione. Perché dal III secolo a.C. dal grande successo del modello dell’Afrodite al bagno di Doidalsas, si innescherà la tradizione delle copie romane soprattutto in fase imperiale. Statue che, nel caso dell’Afrodite di Doidalsas, corredavano i bagni termali.

Ma resta da accertare in queste ore se si tratti veramente di una Venere o di una Musa. Ad una prima valutazione, fatta con la testa ancora piena di terra, gli archeologi hanno ristretto lo scenario a queste due ipotesi. Le ciocche raccolte sul capo, la crocchia sulla nuca, sono tutti elementi che normalmente rimandano all’Afrodite di Doidalsas (che tra l’altro vanta una copia a figura intera già nel Museo ostiense). «La fattura della testa è molto sofisticata, è stata davvero un'emozione», commenta la direttrice del parco archeologico di Ostia Antica Mariarosaria Barbera.

Ultimo aggiornamento: 20:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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