Sorelline arse vive: «Ora fuori i complici dell'assassino»

Sorelline arse vive: «Ora fuori i complici dell'assassino»
di Alessia Marani
3 Minuti di Lettura
Sabato 3 Giugno 2017, 08:17

Papà Romano Halilovic aspettava solo quel momento. I suoi sospetti li aveva confidati anche ai poliziotti all'alba del rogo del 10 maggio quando la Squadra Mobile lo aveva chiamato e ascoltato per ore in Questura. Tra la sua famiglia e i Seferovic non correva buon sangue e nelle ultime settimane c'era stata un'escalation di ripicche e vendette. «Era solo questione di tempo e ora tocca agli altri», ripete da quando da Torino è arrivata la notizia del fermo di Serif Seferovic, 20 anni, già arrestato per lo scippo ai danni della studentessa cinese Zhang Yao, finita sotto un treno mentre cercava di inseguirlo per riprendersi la sua borsa. É questo ragazzo alto e magro il presunto assassino delle sue tre figlie Elisabeth, vent'anni, Francesca, 8 anni e Angelica, di 4. È lui che avrebbe lanciato la bottiglia incendiaria che ha avvolto il camper dove le tre sorelle dormivano nel parcheggio del centro commerciale Primavera di Centocelle. «Ma non è solo lui, adesso tocca agli altri - ha ripetuto Halilovic - perché non ha agito da solo e non può avere pensato da solo a quest'atto vile». Lo ha detto ai suoi familiari e lo ha ripetuto a Marcello Zuinisi, rappresentante legale dell'associazione Nazione Rom. Con Marcello si chiede anche «perché la polizia non mi ha mostrato le immagini riprese dalle videocamere di sorveglianza del centro commerciale».

I PARENTI
«Romano ha aspettato solo che la giustizia facesse il suo corso, che non andasse d'accordo con i Seferovic era risaputo. Lui è sicuro che possa essere stato Serif - aggiunge un parente - Lo hanno colpito nei suoi affetti più cari, lo hanno voluto annientare perché per lui la moglie e i figli erano tutto. Erano il suo oro, lo diceva sempre. Sono stati dei vigliacchi». Romano è ospite dalla madre nel campo di Salviati, lo stesso dove viveva Serif con il fratello (ricercato dalla polizia e riparato all'estero, ritenuto complice nel raid) e il resto della famiglia. «Ma sono andati tutti via, a Torino - racconta un'anziana donna di Salviati - è stato lui? Così dice la polizia, ma se era innocente perché è scappato? Perché tutta la sua famiglia se n'è andata velocemente? Quelle povere sorelle hanno fatto una fine atroce, noi tutti abbiamo pianto per loro». Gli Halilovic e i loro amici sono convinti che «un gesto del genere non lo fai in preda a un raptus, ma lo hai studiato». E non si danno pace: «Perché se c'erano dei problemi non se la sono presa con Romano? Potevano fare a botte, regolare i conti in qualsiasi modo, ma toccare i bambini, ucciderli non è ammesso, è imperdonabile». Una cosa è certa: «Adesso tutta la famiglia Seferovic è condannata: non saranno accettati più in nessun campo. Se è stato Serif allora buttassero la chiave ed è fortunato perché in Italia non c'è la pena di morte».

«UNA BESTIA»
Parole dure per il ragazzo fermato le ha avute anche il presidente di FdI Giorgia Meloni che lo ha definito «una bestia». A cui ha ribattuto l'avvocato Gianluca Nicolini, legale del giovane. «Attualmente il mio assistito è stato soltanto fermato sulla base di un decreto del pm, in attesa di essere convalidato dal Giudice delle indagini preliminari, vale la presunzione di innocenza».
Il padre di Serif, sempre attraverso il legale, fa sapere di avere «dormito in una area di parcheggio in un autogrill sulla Roma-Civitavecchia, quella notte ed eravamo una quarantina di persone. Mio figlio era con me, non è stato lui», spiegando che potrebbero esserci delle telecamere a testimoniare. Per il 6 giugno è fissato l'accertamento tecnico irripetibile sulle impronte lasciate sui frammenti della molotov, ci saranno anche accertamenti biologici e di tipo esplosivitico, ossia di ricostruzione dello scenario. Lunedì ci sarà l'interrogatorio di convalida del fermo, poi Serif tornerà a Roma.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA