Roma, Omicidio Fanella, il Gup motiva condanna a 20 anni per due imputati: «Prove piene e incontrovertibili»

Roma, Omicidio Fanella, il Gup motiva condanna a 20 anni per due imputati: «Prove piene e incontrovertibili»
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 28 Ottobre 2015, 18:11 - Ultimo aggiornamento: 18:14

Sono «piene ed incontrovertibili» le «prove della penale responsabilità» di Egidio Giuliani e Giuseppe Larosa nell'omicidio del broker Silvio Fanella, avvenuto il 3 luglio 2014 in un appartamento alla Camilluccia al culmine di un non riuscito tentativo di sequestro per farsi rivelare dove si trovasse il tesoretto del manager Gennaro Mokbel.

Così il gup Luciano Imperiali in un passaggio delle venti pagine della sentenza con cui il 29 aprile scorso li ha condannati a venti anni di reclusione ciascuno con rito abbreviato. Il quel blitz rimase ferito un terzo componente del gruppo Giovanni Ceniti, che ha scelto di essere giudicato con rito ordinario.

«Molteplici , gravi, precisi e concordanti sono, pertanto, gli indizi della colpevolezza di entrambi gli imputati in ordine ai reati loro ascritti - si legge nell'atto del gup - i contatti telefonici, gli spostamenti, i collegamenti tra Larosa, Ceniti e Giuliani con la cooperativa Multidea, ambito nel quale è evidentemente maturato il proposito criminale».

Tutti elementi «precisi e convergenti» che non «lasciano margini di dubbio in ordine all'individuazione dei tre come gli esecutori del tentativo di sequestro di persona poi sfociato in un omicidio». Il Fanella era stato da poco condannato a nove anni di reclusione nell'ambito del procedimento «Broker» su una struttura criminale «facente capo a Gennaro Mokbel.

Del Mokbel il Fanella era risultato uno dei più stretti collaboratori ed uomo di fiducia, tanto da aver percepito due milioni di euro, uno dei quali in diamanti», tesoretto che poi sarebbe il movente della vicenda. Il giudice sul punto ricorda una conversazione intercettata nell'ambito del procedimento Mafia Capitale tra Massimo Carminati e Riccardo Brugia, durante la quale i due commentano il processo Broker conclusosi il giorno prima, facendo anche riferimento «all'attività di indagine di quel processo e in particolare ai rapporti tra due coimputati Gennaro Mokbel e Manlio Denaro.

I commenti - scrive il gup - riguardavano anche un asserito debito di circa un milione di euro del Denaro nei confronti del Mokbel che il Carminati riteneva non sarebbe stato più saldato sia per la pesante condanna inflitta al Mokbel, sia per la pericolosità criminale riconosciuta al Denaro».

Nessun dubbio, infine, per il giudice, che Fanella non sia stato ucciso da un colpo esploso durante una colluttazione: «Fanella è stato inseguito dagli imputati - scrive - fino al bagno, dopo che aveva reagito agli aggressori esplodendo un colpo e attingendo il Ceniti e dopo che già nel soggiorno-cucina aveva avuto una colluttazione con i suoi aggressori, nel corso della quale aveva già percepito quello che ormai era l'intento omicida degli aggressori».

«Il giudice ha sposato in pieno la tesi della Procura, senza tuttavia rispondere adeguatamente alle argomentazioni difensive da noi sollevate durante la discussione. Impugneremo la sentenza - ha commentato l'avvocato Gianluca Arrighi legale di Giuliani - confidando in un giudizio più sereno da parte della Corte d'assise d'appello».

© RIPRODUZIONE RISERVATA