Fiumicino, barista reagisce a una rapina e uccide un bandito armato di pistola con una coltellata

Fiumicino, barista reagisce alla rapina e uccide il bandito armato di pistola con una coltellata
di Giulio Mancini
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Venerdì 14 Febbraio 2014, 09:07 - Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio, 09:20

Ha reagito con la forza della disperazione a quell’atto di violenza brutale e spietata. E’ saltata addosso al bandito che gli aveva puntato la pistola contro, ha impugnato un coltello affilatissimo e lo ha affondato nel torace con tutta la sua forza. Pochi minuti dopo quel bandito è morto mentre tentava una fuga inutile.

E’ finita proprio nel giorno del suo 29mo compleanno, tra le siepi di un giardino incolto dell’Isola Sacra, la carriera criminale di Manuel Musso. Precedenti per rapina e ricettazione, il bandito è spirato dopo essere stato attinto da una coltellata infracostale nel corso di un colpo andato a male. A sferrargliela era stata qualche istante prima una barista romena di 40 anni, una donna alta e prestante, dipendente del Coffee Break di via Hermada 109, poco distante dal punto in cui Musso ha tirato l’ultimo respiro.

E’ stato l’epilogo di una rapina maledetta. Spari, una coltellata, la fuga disperata e lo schianto contro un muretto. Tutto per un bottino di appena 350 euro. Poteva sembrare la storia di un film d’azione con il finale scontato dei buoni che vincono sui cattivi ma, stavolta, c’è scappato il morto. Tutto è iniziato poco prima delle 20,00 quando una coppia di balordi ha fatto ingresso nel bar. L’uno vestito di scuro ha puntato la pistola contro i presenti mentre l’altro, con indosso una tuta sportiva, si è avvicinato alla cassa per razziare i soldi.

A questo punto la ricostruzione è ancora tutta da dettagliare. Stando ad un primo racconto, la barista ha avuto uno scatto di ribellione, di rabbia incontrollata, di resistenza a quel sopruso. E’ saltata sul malvivente più vicino, il Musso, impugnando un appuntito coltello da porchetta e lo ha affondato nel torace dell’uomo. Il bandito armato, per difendere il complice, ha sparato per ben quattro volte e per fortuna non ha colpito nessuno. Secondo un’altra versione, invece, il primo colpo di pistola sarebbe partito per spaventare la donna che, invece, ha reagito aggredendo il bandito che ha continuato a sparare durante la colluttazione.

Magro bottino In ogni caso, i due malviventi dopo aver accaparrato banconote per 350 euro, sono scappati a bordo di un Fiat Fiorino ma percorse poche centinaia di metri, all’incrocio tra via di Monte Solarolo e via della Scafa, sono finiti fuori strada andandosi a schiantare contro un muretto.

A quel punto alla coppia non è rimasto altro che tentare la fuga a piedi cercando di approfittare del buio della zona ma all’arrivo delle volanti, che hanno circondato la zona, non ha avuto scampo. Il corpo privo di vita di Manuel Musso è stato trovato disteso sotto una siepe. Poco distante, gli agenti hanno bloccato Cristian Ferreri, di Ostia, 30 anni, precedenti penali anche per lui, ritenuto il complice della rapina.

A fare il riconoscimento del bandito ucciso è stato il padre: Manuel abitava in via Ugo Del Curto, a poca distanza dal bar rapinato e a due passi dal punto in cui è morto. Al momento non sarebbe stata recuperata l’arma con la quale si è sparato all’interno del bar. Ferreri è stato arrestato e dovrà affrontare i test scientifici per accertare se è stato lui ad esplodere i quattro colpi nel bar. La barista, colta da malore e con una distorsione ad un braccio, è stata accompagnata in ambulanza al pronto soccorso.

L’autopsia disposta sul corpo di Musso dovrà stabilire se la morte è sopraggiunta per effetto diretto della coltellata su organi vitali o se ad essersi rivelato fatale sia stato il trauma provocato dal successivo incidente stradale.

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