Lazio, le spese d'oro del Consiglio:
il presidente guadagna come Obama

Venerdì 7 Settembre 2012 di Mauro Evangelisti

ROMA - IERI tutti, ma proprio tutti, i consiglieri regionali hanno detto che erano d’accordo. Quelli della minoranza, gli stessi che hanno governato fino a tre anni fa, hanno tuonato: si passi dalle parole ai fatti. Quelli della maggioranza, gli stessi che da tre anni hanno i numeri in Consiglio per fare i tagli, hanno tuonato: bene ha fatto la Polverini a chiedere di eliminare gli sprechi. Il balletto è cominciato dopo l’intervista di ieri della presidente della Regione, Renata Polverini, al Messaggero.

Intervista in cui ha spiegato: «Il Consiglio regionale costa 140 milioni di euro all’anno. Io ho eliminato gli sprechi in giunta, ora anche il Consiglio regionale faccia la propria parte, riduca consulenze e compensi vari. Oppure intervengo io».

Ma cosa raccontano i numeri del Consiglio regionale, quello che ha almeno il doppio di commissioni (e dunque di poltrone) rispetto a qualsiasi altra regione? Si può partire dal dato complessivo, elaborato dalla Regione: la macchina dell’assemblea elettiva del Lazio ha avuto un costo complessivo nel 2010 di 138.593.703 di euro, che nel 2011 sono diventati 141.395.795. Le simulazioni sul tavolo della Polverini danno un responso allarmante: ogni cittadino del Lazio spende 24 euro all’anno per mantenere il Consiglio regionale, l’Emilia-Romagna neppure 10, la Toscana 14,5. Polverini non è stata tenera neppure con il presidente del consiglio regionale, Mario Abbruzzese (che pure è espressione della sua maggioranza). I dati parlano chiaro: otto collaboratori per la Polverini e 115 mila euro di spese di rappresentanza, zero per le consulenze direttamente dipendenti dalla presidente; Abbruzzese invece ha uno staff di 18 collaboratori, un milione e mezzo di euro di spese di rappresentanza e 466 mila euro per le consulenze.

Il presidente del Consiglio regionale ha uno stipendio lordo mensile entusiasmante (ovviamente valeva anche nella precedente legislatura): 20.958 euro lordi mensili. Sono 251 mila euro all’anno, poco meno di Barack Obama (275 mila euro). Tra l’altro non va malissimo anche ai due vicepresidenti del Consiglio regionale, Bruno Astorre (Pd) e Raffaele D’Ambrosio (Udc): 20.178 euro lordi mensili. A completare il quadro dell’ufficio di presidenza ci sono i tre consiglieri regionali segretari: Isabella Rauti (Pdl), Gianfranco Gatti (Lista Polverini) e Claudio Bucci (Idv) prendono 19.153 euro lordi mensili. In totale l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale ha a disposizione uno squadrone di 72 dipendenti e 21 consulenti.

Non va malissimo neppure ai consigliere regionali semplici. Anche se i soldati semplici in realtà nel Lazio sono una rarità. Come mai? Merito delle 19 commissioni (con un presidente e due vicepresidenti ciascuna) e dei 17 gruppi consiliari (tutti naturalmente con un proprio capogruppo): per i 70 consiglieri regionali inevitabilmente una indennità aggiuntiva, per la legge dei grandi numeri, esce sempre.

Ma come come si compone il salario mensile del consigliere regionale? In Regione hanno fatto questa simulazione: all’indennità di carica di poco più di 9 mila euro si aggiungono la diaria di 3.500 euro, l’indennità di funzione (l’esempio preso è quello dei 38 vicepresidenti di commissione), indennità chilometrica (70 chilometri, 320 euro), più altre voci che fanno capo a due differenti leggi che sommate arrivano ad altri 4.800 euro. Risultato finale, 18.675 euro lordi, che in termini di retribuzione netta valgono 13.321 euro.

Nonostante questa pioggia di denaro i consiglieri regionali hanno abolito i vitalizi solo dalla prossima legislatura e anzi li hanno estesi anche agli assessori esterni; e hanno eliminato il meccanismo dei monogruppi, ma solo per il futuro. Il meccanismo è semplice. Voi siete il consigliere X e venite eletto nel partito Y. Poi però nel corso della legislatura avete un’illuminazione, lasciate il partito Y, aprite un gruppo che collegate a qualche partitino presente in Parlamento e il gioco è fatto. Diventate capogruppo di voi stessi, vi ritrovate a gestire uno staff di sette persone e a spartirvi i molti soldi a disposizione dei gruppi. Nel Lazio i monogruppi che non sono frutto della volontà degli elettori sono cinque. I costi di gestione dei gruppi poi sono elevatissimi, sfiorano i 19 milioni di euro all’anno. 10.050.000 sono per i 201 dipendenti. Ma il vero buco nero sono gli 8.900.000 euro alla voce «costo attività dei gruppi consiliari».

Vengono divisi in base alla grandezza del gruppo, gestiti e concessi ai consiglieri dai rispettivi capogruppo. Nessuno in realtà controlla come vengono spesi: certo, c’è un rendiconto, ma nessuno va a verificare le ricevute, basta un’autocertificazione. Tanto che l’ex capogruppo del Pdl Franco Fiorito, quando è stato defenestrato, ha sparso veleno contro i suoi (che a loro volta gli hanno chiesto conto di come erano stati usati i soldi del gruppo), accusandoli di avere fatto spese pazze e poco chiare.

Alla Pisana circola anche la storia di un singolo consigliere che in un anno avrebbe speso 70 mila euro per un consulente incaricato di curare la sua immagine. Visto che nessuno controlla, tutto è possibile. Ma il Consiglio regionale - che pure era riuscito a inventarsi una commissione per le Olimpiadi di Roma 2020 che si è riunita solo tre volte costando un milione di euro all’anno - non è neppure riuscito in un’impresa molto semplice: dimezzare le commissioni. Per carità, le proposte di legge sono tante, ma non vengono mai approvate. Così ecco 19 commissioni che ci costano un milione di euro all’anno ciascuna. Ieri i Radicali hanno rivendicato il fatto di aver iniziato da subito una battaglia per i tagli dei costi del Consiglio regionale e per la pubblicazione in modo trasparente di tutti i dati. Senza successo.

Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 12:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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