Papa Francesco: hanno chiamato madre una bomba, mi sono vergognato

Sabato 6 Maggio 2017
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«Mi sono vergognato del nome di una bomba, l'hanno chiamata "la madre di tutte le bombe", ma guarda, la mamma dà la vita e questa dà la morte, e diciamo "mamma" a quell'apparecchio, che cosa sta succedendo?». Così Papa Francesco nell'Aula Paolo VI con settemila studenti arrivati da tutta Italia per partecipare all'incontro promosso dal Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. «Quello che hai detto è vero - ha aggiunto Bergogliorispondendo a un ragazzo - siamo in guerra, queste cose succedono, ma anche ci sono tante cose buone, nascoste, gente che spende la sua vita a servizio degli altri, dobbiamo denunciare queste cose brutte perché il mondo vada avanti per la strada che fanno vedere questa gente, che è nascosta in questo momento, ho risposto o vuoi qualcosa di più».

Basta con il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori, ribadisce poi il Papa. Sono «peccati mortali», denuncia Francesco nel corso di un dialogo a cuore aperto con gli studenti. «Perché molti responsabili della politica sembrano alzare le mani e non fare niente? Perché sono così deboli? Non possono fare niente perché il mondo si è sistemato in un modo cattivo. Dio ha creato il mondo e ha messo al centro l'uomo e la donna e oggi il mondo va avanti con l'uomo e la donna, non al centro.».

A questo punto il Papa fa a sua volta una domanda allo studente interlocutore: «Ti farò una domanda, non so se sei capace di rispondere: se oggi l'uomo e la donna non sono al centro che cosa è al centro del movimento mondiale?». Di rimbalzo, il ragazzo: «Il male, i soldi, il potere». «Si è vero - ha ribattuto il Papa -. Il male, ma anche i soldi e il potere. Al centro oggi è dio ma non Dio padre è il dio denaro, sono i soldi e non si può fare nulla perché sono gli affari. E come si guadagna oggi? Ho letto le statistiche: oggi ci sono affari nel mondo che danno tanto da guadagnare. Primo il traffico delle armi ma se vogliamo la pace perché facciano più armi di quelle che ci servono per difenderci? Ci sono affaristi che vendono armi a questo che è in guerra con l'altro e così avanti, e si muore. Un altro affare che dà tanti soldi oggi è il traffico della droga che distrugge le menti dei giovani, tanti giovani morti per la droga che muove tanti soldi». 

Troppi insulti e parolacce, per la strada ma anche in tv, punta poi il dito contro la violenza degli insulti il Papa, rispondendo a una domanda: «E' sufficiente andare per strada in ora di punta e, magari un motorino si mette di lato e c'è una macchina dall'altra parte e subito, invece di dire "scusa", incomincia la litania di parolacce, una dietro l'altra. Siamo abituati ad insultarci. Ma per favore, impariamo a dire buongiorno e buonasera ma non l'insulto. E poi l'aggettivazione. Non diciamo quel ragazzo o quella ragazza, o quel tizio, no parte quell'aggettivo che io non posso dire ma credo che voi tutti li conosciate bene».

«Insultare - ricorda il Pontefice ai ragazzi - è fare una ferita nel cuore degli altri. Leggete nel Nuovo Testamento la lettera dell'Apostolo Giacomo, è piccolina: lui dice che l'uomo e la donna che dominano la lingua sono perfetti ma è tanto difficile dominare la lingua perchè sempre ci viene questa tentazione di insultare, fare dei terroristi». Il Papa parla quindi «di un atteggiamento contrario: la mitezza, essere mite è una delle beatitudini, essere mite avere un
atteggiamento mite non significa essere stupido, significa dire le cose con tranquillità, senza ferire. Dobbiamo reimparare la mitezza».

Francesco ricorda che si può uccidere anche con le parole: «A me piace parlare del "terrorismo delle chiacchiere" perché quello che è abituato a fare chiacchiere è un terrorista. Una chiacchiera è come una bomba e questa chiacchiera distrugge le persone. Ma questo non è originale l'ho detto tante volte ma per favore, un consiglio a tutti, se hai voglia di dire una chiacchiera, morditi la lingua. Soffrirai un pò, si gonfierà la lingua ma guadagnerai di non essere un terrorista». La causa di tutti questi atteggiamenti sbagliati, dice il Papa, risiede nell'educazione: «L'educazione oggi non educa a queste virtù della mitezza, della pace, della tranquillità, anche tante volte si è rotto il patto educativo tra famiglia e scuola».

Francesco racconta un aneddoto legato agli anni di suola elementare in Argentina: «Ero in quarta elementare a nove anni e ho detto una cosa brutta alla maestra che ha scritto alla mia mamma se poteva venire a scuola. Lei ha pensato "Se questo a nove anni dice ciò che ha detto, chissà che farà a venti". È venuta la mia mamma e la maestra è uscita e poi sono stato chiamato e la mamma mi ha rimproverato davanti alla maestra e mi ha chiesto di chiedere perdono alla maestra che poi mi ha dato un bacio. Io sono tornato vincitore, non è stata tanto brutta ma questo è stato il primo atto. Il secondo atto è accaduto a casa». 

Un aneddoto che al Papa serve per evidenziare che all'epoca «c'era un patto famiglia- scuola». Cosa che non accade oggi. «Tante volte se nella scuola il maestro rimprovera l'alunno, sono i genitori a venire a rimproverare il maestro per questa aggressione - osserva -. Va rifatto il patto educativo tra famiglia, società, tutti al servizio del ragazzo perchè cresca bene. Mitezza, ascolto e poi vorrei dire una parola magica: dialogo».

Poi una considerazione «non da Papa ma come una persona che ha sentito cosa è successo in un dialogo televisivo pre elettorale: dove era il dialogo lì? - si è chiesto riferendosi allo scontro in tv fra marine Le Pen ed Emmanuel Macron in vista delle presidenziali francesi -. Si buttavano pietre, non si lasciava finire l'altro, parole forti. Ma se ad un livello così alto si arriva a non sapere dialogare, la sfida al dialogo diventa grande. È più facile insultare, distruggere. No, no, ascoltare con mitezza e rispetto».

Al termine dell'udienza il Papa ha salutato tra gli altri il ministro della Istruzione Valeria Fedeli, abbracciandola, e il sottosegretario all'Istruzione, Vito Di Filippo. 

 

Ultimo aggiornamento: 8 Maggio, 08:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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