Governo, camere verso lo scioglimento: la legislatura degli imprevisti

Governo, camere verso lo scioglimento: la legislatura degli imprevisti
di Mario Ajello
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 27 Dicembre 2017, 08:36


Ogni legislatura ha le sue stramberie, le sue anomalie. Ma questa che finisce ora è stata una delle più imprevedibili e complicate stagioni politico-parlamentari.
La legislatura pazza? Cominciare senza sconfitti né vincitori già di per sé è un problema. Che come primo effetto ha avuto una scena surreale. Quella del famoso streaming - prima legislatura ad aver introdotto e presto abbandonato questo ingenuo sistema della trasparenza come se in politica tutto si potesse fare apertis verbis e in diretta web - in cui uno spaesato Bersani chiedeva aiuto per un «governo del cambiamento» ai grillini appena sbarcati nel pianeta del potere e quelli, gli incorruttibili, gli dicevano: «No, lei forse non ha capito...».

SCATOLETTA DI TONNO
Poi però i grillini che dovevano cambiare il mondo sono stati cambiati dallo scorrere della legislatura, il loro apriscatole che sarebbe dovuto servire a sventrare la scatoletta di tonno chiamata Parlamento, facendone uscire tutto il marcio, s'è rivelato un utensile capace soltanto di aprire alle gioie e ai dolori della politica chi lo aveva brandito. Insomma, non dovevano allearsi con nessuno i 5 stelle - i nuovi marziani atterrati dentro le Camere nel 2013 - e alla fine del quinquennio vanno via dicendo con Di Maio: «Siamo pronti a fare, dopo le elezioni, un governo con tutti». Una cosa è certa: loro si sono «scongelati» anche se in origine avevano detto «giammai» al consiglio di Enrico Letta in questo senso. E un'altra cosa è sicura: il tetto di Montecitorio si è rivelato più solido - è ancora intatto - dell'occupazione situazionista guidata dal Dibba che si è svolta lassù.

L'AGGUATO
Cinque anni vissuti pericolosamente. Ma la stabilità ha retto. Nonostante il primo tentativo di governo che fa cilecca; un enorme agguato parlamentare che è diventato uno dei grandi misteri italiani (come se non bastassero tutti gli altri) e ancora non si sa con precisione chi siano stati i 101 onorevoli-lupara che hanno abbattuto Prodi nella corsa al Colle; e l'alternanza tutt'altro che dolce di tre governi. Quello di #enricostaisereno Letta. Quello dei 1000 giorni di Renzi al quale Letta più che porgergli la campanella di Palazzo Chigi - ossia lo scettro governativo - sembrò volergliela sbattere sulla fronte nella scena celebre del passaggio di consegne. Quello, che doveva essere fragilissimo, di Gentiloni, dopo la mega sconfitta referendaria del 4 dicembre 2016, e che invece s'è rivelato più solido di Spelacchio, ha affrontato tutto con morbide curve ed evitando le buche più dure, e ha posto fine all'epoca del Rottamatore giovane e immaginifico riportando la politica a una mitezza, e se vogliamo a un fattivo grigiore, che non va definita d'antan ma vintage semmai. «Uomo solo al comando? Chi, io?», ha sorriso Paolo il Calmo quando qualcuno gli chiedeva della sua leadership.

LA LEGGE ELETTORALE
Il Rosatellum è una delle riforme del quinquennio, e piaccia o no - come ha detto Mattarella nel discorso per gli auguri di Natale - comunque eviterà di andare a votare con due leggi elettorali diverse tra di loro e ancora più pasticciate di questa. E l'abolizione dei vitalizi per i parlamentari? Fiasco. E lo Ius soli? Sempre rinviato. Tra risultati (il Jobs Act) e super-flop (la Buonascuola), la legislatura ha visto l'irrompere di una novità: per la prima volta, i parlamentari, non tutti e non i migliori, in certi casi sono apparsi al rimorchio della dittatura dell'opinione comune (non la più raffinata, ma la più urlata).

FATTORE SOCIAL
Quanti discorsi in aula parevano dettati dai social, cioè dalla ggente? Troppi. La subalternità della politica agli umori popolari non è la migliore eredità che la diciottesima legislatura riceverà da quella che l'ha preceduta. E ancora: è stato estromesso dal Parlamento, nel novembre 2013, il maggior protagonista politico dal 94 in poi (Berlusconi). Il che ha significato la fine delle larghe intese con Letta junior, la nascita di Ncd per scissione da Forza Italia (ma poi Ncd diventata Alternativa popolare s'è a sua volta divisa in due mini-tronconi) e quanto al rapporto tra Renzi e il Cavaliere diventato ex (quella di Renzusconi è stata l'immagine demonizzante degli avversari del presunto inciucio) e tra Nazareno e post Nazareno un filo di dialogo a livello parlamentare non è mai mancato. E in fondo anche Verdini, in chiave dialogo, è stato un protagonista di questa stagione.

IL CRACK
Le larghe intese hanno fatto crack perché Berlusconi aspettava l'elezione al Quirinale di Amato, e in prospettiva qualche possibilità di grazia, e invece Renzi ha trovato tutte le sponde necessarie per chiudere l'operazione su Mattarella. Manovra riuscita, al contrario della campagna sul referendum: e quest'ultimo è il vero spartiacque della legislatura e un po' anche della recente storia italiana, oltre che dei destini del segretario del Pd. La foto di Matteo abbracciato dalla moglie nella notte del grande tonfo è un'icona del quinquennio. E il governo-fotocopia che sarebbe scaturito da quella sconfitta renziana, tanto fotocopia non sarebbe stato: ok la lealtà, ma Paolo il Calmo ha saputo anche smarcarsi platealmente da Renzi. Come nel caso della riconferma del governatore Visco. A proposito: non solo caso banche, cioè Etruria, ma che dire del caso Consip, cioè Babbo Renzi? È stata a dir poco movimentata questa legislatura, in cui non solo Firenze (specie al tempo del 41 per cento Pd alle Europee) ma anche Rignano sull'Arno hanno assunto un'imprevedibile centralità politico-mediatica.

I DIRITTI
I diritti hanno fatto la parte del leone: dalla cosiddetta legge sul dopo di noi al testamento biologico, passando dalle unioni civili. E in fondo non è stato un quinquennio, specie dopo la caduta di Letta, avaro di riforme. E in cui è emersa, soprattutto nell'ultima fase, uno spicchio di nuova classe dirigente di governo tutt'altro che disprezzabile: oltre a Gentiloni, Minniti e Calenda, Padoan e Lorenzin. Il tutto però in un clima generale in cui disaffezione e anti-politica sono lievitate. E la politica ha dato spesso l'impressione di essere assediata dall'insoddisfazione sociale. Dandole anche aiutini come questo: il record storico di cambi di casacca parlamentare (546 voltagabbana). E ancora: quanto avranno favorito l'anti-politica le continue baruffe interne, e autoreferenziali, tra partiti e le ripetute scissioni come quella da odio a sinistra dei bersaniani contro i renziani? Questo lo dirà il tasso di astensionismo, e le previsioni sono alte ma chissà, nel voto di marzo.

GIGLIO MAGICO
Nuovi luoghi decisionali: il Giglio Magico (Boschi il petalo più seducente e più contestato); la Casaleggio Associati (e Hotel Forum dove va Grillo nelle sue incursioni romane), ossia la sede del partito-azienda non berlusconiano; l'automobile di Salvini (è quello che ha girato più di tutti, con lo scopo di fare della Lega un partito nazionale) e Arcore che ha quasi pensionato (ma ora c'è aria di ritorno al futuro) Palazzo Grazioli.

 

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