Il Texas vara due leggi choc anti-aborto: «Il medico può anche mentire alla madre»

Giovedì 23 Marzo 2017 di Flavio Pompetti
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NEW YORK «Siamo ad un passo dall'eliminazione dell'aborto in Texas». L'associazione Texas Right To Life parla con orgoglio dei due testi di legge approvati ieri dal parlamento statale, entrambi ispirati alla lotta quarantennale in Usa per ricacciare nella clandestinità le interruzioni di gravidanza. Il primo dei due provvedimenti riguarda l'abolizione della pratica della dilatazione e dell'aspirazione, che viene comunemente usata negli aborti operati nel secondo trimestre di gravidanza. È un metodo che salvaguarda la salute della donna perché rende l'intervento più sicuro. Ma per i proponitori della legge è anche il modo di estrarre dall'utero un embrione ancora vivo, e va quindi proibito.

LA DOPPIA DECISIONE
Il Texas ha già criminalizzato l'aborto dopo 20 settimane; la nuova misura lo ricaccerebbe ora entro il termine dei 90 giorni. Nella discussione che ha accompagnato il voto, è stato chiesto al repubblicano Charles Perry che l'aveva scritta (nessun rapporto con l'ex governatore Rick), se si era consultato con esperti di medicina e di ostetrica, per rendersi conto di quanto intrusiva sarebbe la soppressione del feto, e quanto rischiosa per la gestante. «No - ha risposto Perry - non era questo il mio scopo».

Il secondo testo approvato dal legislativo texano è quello di una legge che solleva il medico curante da ogni responsabilità legale quando mente alla sua paziente, e omette di comunicarle che il feto presenta delle malformazioni. Di fatto è un'autorizzazione ad occultare i risultati di un esame medico, quando la notizia potrebbe influenzare la decisione della donna ad abortire.

L'ESAME DEI TRIBUNALI
Le due leggi sono passate con un'ampia maggioranza di consensi, e probabilmente saranno ratificate dalla firma del governatore Greg Abbott, che si dichiara apertamente anti abortista. Difficilmente però sopravvivranno al vaglio dei tribunali, e la stessa associazione Texas Alliance for Life, altra protagonista della lotta per la criminalizzazione dell'aborto, lo ha riconosciuto, rifiutandosi di sponsorizzare l'iniziativa legislativa che ha portato al voto.

IL PIANO SANITARIO
A tutt'oggi 10 milioni e mezzo di donne che vivono nello stato del sud dispongono di 18 centri attrezzati per le interruzioni di gravidanza, tutti all'esterno degli ospedali, e nelle mani di associazioni private. Su scala nazionale il problema che hanno in questo momento i repubblicani in campo sanitario è ben più vasto, e riguarda il voto che oggi alla camera dovrebbe abolire alcuni aspetti della riforma voluta da Obama, e rimpiazzarli con la disciplina disegnata dal presidente del partito Paul Ryan. La legge non aveva fino a ieri la garanzia di essere approvata per via dell'opposizione interna che rischia di farla cadere. L'intero gruppo del Freedom caucus la osteggia da posizioni conservatrici perché mantiene in vita sussidi per i meno abbienti, che i 27 deputati del gruppo vorrebbero cancellare.

Ryan non può farlo, perché la modifica taglierebbe fuori dalla copertura assicurativa milioni di cittadini più bisognosi, che si aggiungerebbero ai 14 milioni che già perderebbero le polizze, come ha segnalato la commissione bilancio. La sconfitta alla camera oggi sarebbe un disastro per la nuova amministrazione, che ha fatto della nuova legge una priorità, e che si troverebbe ad incassare un voto negativo alla prima uscita parlamentare. Donald Trump ne soffrirebbe ancora di più, perché la promessa del Repeal and Replace (abolizione e rimpiazzo) è stato tra gli slogan che l'hanno aiutato a conquistare la Casa Bianca. Il presidente era andato al Campidoglio martedì per convincere gli indecisi, e ne era uscito cantando vittoria. Ieri invece il leader del gruppo Mark Meadows ha comunicato alle agenzie di stampa che il consenso non c'era, e che 27 parlamentari del gruppo erano determinati a votare contro. Se il blocco resterà unito, la legge è destinata a fallire. Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 08:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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