Gb, il marito le rompe le caviglie a martellate per non farla scappare: dopo 18 anni di violenze riesce a fuggire

Gb, il marito le rompe le caviglie a martellate per non farla scappare: dopo 18 anni di violenze riesce a fuggire
di Federica Macagnone
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Lunedì 4 Aprile 2016, 16:53 - Ultimo aggiornamento: 5 Aprile, 14:34

Diciotto anni di abusi terribili senza riuscire mai a vedere la luce in fondo al tunnel. Diciotto anni di segregazione, botte, minacce e imposizioni che le hanno segnato per sempre l'esistenza. Solo ora la sua vita sembra aver preso una piega diversa: il marito è stato condannato a 9 anni di carcere e lei sta ricucendo, a poco a poco, tutte le ferite. La donna, una 35enne del Galles, ha raccontato il suo calvario al North Wales Daily Post: rilasciando un'intervista sotto anonimato, ha raccontato la sua storia per mettere in guardia tutte le persone che subiscono violenze domestiche dai propri partner e per invogliarle a ribellarsi.
Aveva solo 16 anni quando si innamorò di quel ragazzo. All'inizio tutto sembrava splendido, ma ben presto precipitò in un incubo senza fine: il marito iniziò a imporle come vestire, le sequestrò le carte di credito e le vietò di guidare, lasciandola vivere in una casa isolata lontana da parenti e amici. Poco dopo la prigionia diventò un inferno e le minacce si trasformarono in schiaffi, pugni e violenze fisiche.

«In poco tempo è passato dal picchiarmi con le mani all'utilizzo di diversi oggetti. Mi colpiva con delle catene e con un attizzatoio – ha raccontato la donna – Mi ha rotto la mascella mentre avevo in braccio il nostro bambino di appena tre mesi. Non potevo sentire gli amici o contattare la mia famiglia. Vivevo lontana dal mondo in una casa nel nulla. Non parlavo con nessuno. Ero isolata. Avevo solo 16 anni quando l'ho incontrato, era il mio primo rapporto serio. Non sapevo che quello che stava accadendo non era normale. Si infuriava per tutto, anche se le uova erano cucinate nel modo sbagliato. Stavo cercando di proteggere i miei figli e pensavo che se lui si fosse sfogato su di me, li avrebbe risparmiati. Ero cieca, non mi rendevo conto dell'impatto emotivo devastante che quella situazione poteva avere su di loro».

Dopo ogni incidente violento, il marito si scusava e le prometteva che l'episodio non si sarebbe più ripetuto. Comprava dei fiori, piangeva, ma poche ore dopo si ripiombava nell'incubo. «Un giorno – ha continuato - mi legò al letto e mi ruppe le caviglie con un martello per non lasciarmi scappare».
In preda alla paura e alla solitudine, nonostante le ferite profonde, non si è quasi mai rivolta a un ospedale. Quando il marito le ruppe un braccio con una mazza da baseball, andò al pronto soccorso fornendo un nome un indirizzo falso.
La molla per ribellarsi è scattata quando il marito ha iniziato a minacciare i figli. «Nella mia mente ero rimasta per proteggerli – ha concluso la donna – Poi ho iniziato a vedere che quello che era successo aveva avuto un effetto devastante su di loro. Onestamente non so come sono ancora viva. Voglio pensare positivo, sono grata per il futuro e per la libertà che non ho mai avuto. Mi rifiuto di vivere la vita guardando il passato».

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