Due Coree, tariffe, turismo e nucleare: cosa cambia dopo l'intesa

Sabato 28 Aprile 2018 di Flavio Pompetti

Mano nella mano come due scolaretti, Kim Jong-un e Moon Jae-in hanno mostrato al mondo la volontà di cancellare con una breve passeggiata a sud della zona demilitarizzata 68 anni di conflitto e di tensione tra le due Coree. Questa lettura entusiastica dell'evento non è però divisa da tutti gli osservatori internazionali. Accanto alle voci del presidente Trump che si è affrettato a sancire quanto è accaduto come «la fine della guerra» tra le due Coree, e a quella senatore Lindsay Graham, che ha proposto la candidatura del suo presidente per un prossimo Nobel per la pace, c'è la prudenza del capo della Nato Jens Stoltenberg che vede solo «un primo passo» e ancora «molto duro lavoro» per arrivare alla meta. In effetti il punto più delicato: quello della denuclearizzazione, è stato relegato negli ultimi paragrafi del comunicato, senza nessuna specifica degli obiettivi, e nessuna menzione della scaletta necessaria per raggiungerli.

DIETRO LE QUINTE
Un ruolo importante ha giocato Xi Jimping, che ieri ha incassato un ringraziamento speciale da parte di Donald Trump. Senza il consenso della Cina ad un blocco severo dell'approvvigionamento di petrolio alla Corea del Nord, forse non avremmo visto una capitolazione così repentina da parte di Kim Jong-un sul fronte del nucleare. La Cina siederà ora ad un tavolo che si prospetta a quattro: con le due Coree e gli Usa, e che potrebbe essere definito dal prossimo incontro di giugno tra Kim e Trump. Il presidente statunitense ha ieri detto che l'incontro è quasi finalizzato, e a Washington si parla di un ballottaggio tra Manila, Singapore e la Svizzera per ospitarlo.
L'altro vincitore al momento è Moon. Aver convinto Kim a varcare la linea di demilitarizzazione gli ha permesso di ospitare per la prima volta dalla scissione della penisola un leader del Nord nel suo territorio, e fugare così le polemiche interne nel suo Paese, dove per decenni i tentativi di riappacificazione erano stati visti come un corteggiamento unilaterale nei confronti di Pyongyang. Il rapporto tra Seul e Washington ne esce anche rafforzato, come si era visto già un mese fa quando la Corea del Sud era stata uno dei primi tra i Paesi a godere dell'esenzione dai dazi su alluminio e acciaio in cambio di una maggiore apertura del mercato locale alle automobili importate dagli Usa.
Per il momento lo schieramento militare resterà inalterato. La Corea del Nord ha accettato di escludere dal negoziato il pesante spiegamento di soldati e di artiglieria che gli Usa hanno installato a sud del 38mo parallelo.

I PROBLEMI
Anche le sanzioni economiche contro Pyongyang restano intatte. Se la trattativa procederà con successo, potremmo vedere segnali di distensione come il ripristino della cooperazione in due siti sperimentali, che era stata interrotta su direttiva dell'Onu. Il primo è l'insediamento industriale di Kaesong, dove 129 aziende del Sud pagavano 2 miliardi di dollari in salari per gli operai del nord che lavoravano nelle fabbriche. L'altro è quello del Monte Kumgang, che permetteva ai turisti del Sud di visitare le meraviglie naturali del parco Nord coreano. Ma quali sono le vere aspettative di Kim Jong-un? Il rampollo della famiglia di dittatori ha giocato tutte le sue carte e le risorse finanziarie del Paese sull'assemblaggio di una ventina di testate nucleari che sono la base del suo potere negoziale. L'abbandono del programma lo lascerebbe isolato e vulnerabile, e la tentazione di fingere la resa per poi continuare a brandire la minaccia dei missili sarà difficile da accantonare, senza poter mostrare in cambio al suo Paese e al mondo che la folle e gli enormi sacrifici che ha comportato sono serviti a qualcosa di concreto.
 

Ultimo aggiornamento: 29 Aprile, 09:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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