Brasile, scandalo Petrobras: blitz in casa dell'ex presidente Lula, interrogato e rilasciato dopo tre ore

Brasile, scandalo Petrobras: blitz in casa dell'ex presidente Lula, interrogato e rilasciato dopo tre ore
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Venerdì 4 Marzo 2016, 12:25 - Ultimo aggiornamento: 8 Marzo, 16:12

La tangentopoli brasiliana travolge Lula e ne offusca il mito di padre nobile del Brasile moderno e della sinistra mondiale. L'ex presidente-operaio, che con i suoi programmi sociali ha salvato dalla miseria quaranta milioni di brasiliani, è stato prelevato questa mattina all'alba da un imponente schieramento della polizia federale nella sua casa di Sao Bernardo do Campo, alla periferia di San Paolo, e accompagnato a deporre davanti ad un magistrato del pool di Curitiba, da cui è partita l'inchiesta "Autolavaggio", che ha già portato in carcere politici, faccendieri, imprenditori e manager, accusati di essersi spartiti per almeno un decennio gli appalti e le mazzette elargiti dal colosso petrolifero statale Petrobras.

«Un'operazione di polizia inutile e spettacolare, uno show. Una prepotenza di magistrati alleati con gli industriali per impedire alla presidente Dilma di governare. Ma non ho paura perchè non ha fatto niente di male», ha accusato Lula dalla sede del suo partito, al termine della deposizione durata quasi quattro ore. «Nessuno è al di sopra della legge», aveva ammonito il giudice Sergio Moro, magistrato simbolo dell'inchiesta che ha ammesso di ispirarsi ad Antonio Di Pietro e al pool milanese di Mani Pulite, firmando l'ordine di accompagnamento coatto di Lula. L'ex presidente non si è presentato ieri per deporre assieme alla moglie Marisa, di origine italiana, e chiarire come mai avesse a disposizione un attico di lusso sul litorale di San Paolo di proprietà di una impresa di costruzioni coinvolta nell'inchiesta.

I legali di Lula avevano inviato una memoria scritta ai magistrati, che non l'hanno evidentemente giudicata sufficiente. Il pool di 'Lava Jatò, che può contare sulle rivelazioni di almeno un politico e un paio di imprenditori che in carcere hanno cominciato a collaborare, sono convinti che Lula abbia ricevuto circa 30 milioni di reais (quasi 7 milioni di euro) di tangenti provenienti da Petrobras sotto forma di immobili (un attico al mare e una villa in campagna) e conferenze ben remunerate. Gli agenti federali hanno bussato all'alba anche alle porte dell'Istituto Lula, la fondazione dell'ex presidente, e di Fabio Luis, il figlio primogenito di Lula, raccogliendo documenti definiti «interessanti». La spettacolare operazione di polizia ha provocato un immediato terremoto politico. Il Partito dei lavoratori di Lula e della presidente Dilma Rousseff ha denunciato «un attacco alla democrazia e alla Costituzione» ed ha lanciato su Twitter l'hashtag #Lulaprigionieropolitico. Dilma non ha calcato i toni ed ha solo definito «esagerata» la misura coercitiva nei confronti di Lula.

Le opposizioni hanno invece esultato ed hanno auspicato che Moro e il pool di Curitiba facciano piena luce sulle presunte tangenti al Pt, con la speranza che venga travolta anche Dilma, erede politica di Lula con un passato nel cda di Petrobras, sul cui destino politico pesa già una richiesta di impeachment. Mentre Lula deponeva nell'ufficio della polizia federale all'aeroporto di Congonhas, davanti al terminal si sono scontrati sostenitori e oppositori dell'ex capo di stato. Un assaggio di quello che potrebbe succedere nell'immediato futuro in questo Paese già in piena recessione economica e alle prese con una emergenza sanitaria per il virus zika che incombe sulle Olimpiadi di Rio del prossimo agosto se i partiti decideranno di continuare a cavalcare l'onda giustizialista per risolvere le controversie politiche.

A stemperare un poco gli animi è stata la stessa procura di Curitiba, che con con un comunicato ha chiarito non vi era alcun ordine di arresto nei confronti di Lula e che la polizia lo ha accompagnato a deporre per la sua stessa incolumità. «È stato un vero atto di arroganza, ma io non piego la testa», ha ribattuto l'ex presidente, dimostrando di non aver perso la sua proverbiale combattività, mentre sotto la sede del Pt si radunavano a centinaia i suoi sostenitori.

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