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Lo strano viaggio di Amri in treno: sei tappe in Italia

Lo strano viaggio di Amri in treno: sei tappe in Italia
di Flaminia Bussotti
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 28 Dicembre 2016, 08:29 - Ultimo aggiornamento: 14:39

BERLINO - Gli inquirenti di mezza Europa sono impegnati a ricostruire il viaggio di Anis Amri, che lo ha visto spaziare fra Francia, Italia e Germania prima di compiere l'attentato a Berlino il 19 dicembre. L'estrema mobilità del terrorista ha dato intanto nuovo alimento alle critiche dei populisti in Francia e in Germania all'accordo di Schengen sulla libera circolazione e alla politica di immigrazione. In stretto raccordo fra di loro, le autorità italiane, francesi e tedesche hanno messo insieme parecchi tasselli dell'itinerario del 24enne tunisino prima e dopo la strage.

LE TAPPE DEL VIAGGIO
Le immagini della videosorveglianza lo mostrano in sei diverse stazioni: Torino Porta Nuova, Torino Porta Susa, Sauze d'Oulx, Bardonecchia, Milano Centrale, Sesto San Giovanni. Le mosse partono da Lione e Chambery, in Francia, e proseguono verso Torino. La successione delle tappe successive è oggetto di accertamenti. A Milano è sbarcato alla stazione centrale. Qui si sarebbe imbarcato su un autobus per Sesto San Giovanni dove poi è stato fermato e ucciso durante controlli di documenti da parte di due poliziotti la notte del 23.

Durante la sosta a Torino Porta Nuova, da dove ha continuato la sua fuga verso la Lombardia, Amri non ha probabilmente incontrato nessuno. Per gli inquirenti è questo un punto importante, capire se si trattasse uno scalo obbligato del treno o se sia sceso per incontrarsi con qualcuno. La polizia ha pubblicato su twitter una foto che riprende Anis Amri a Porta Nuova il 22 dicembre alle 22.14.

L'immagine, tratta dai video delle telecamere di sicurezza al vaglio della Digos, immortala lo jihadista nell'atrio della stazione ferroviaria, dove è arrivato a bordo di un treno regionale della linea Sfm3 del Servizio Ferroviario Metropolitano, quella cioè che collega Bardonecchia, al confine tra Italia e Francia, con il capoluogo piemontese. Da qui il giovane terrorista è poi ripartito per Milano.

Gli investigatori della Digos torinese stanno lavorando in stretto contatto con i colleghi di Milano e con le autorità tedesche per ricostruire nei dettagli il viaggio dell'autore della strage di Berlino. Sono numerose le immagini al vaglio dell'antiterrorismo subalpino. Fino ad ora gli inquirenti hanno escluso che il giovane tunisino abbia incontrato qualcuno sotto la Mole, ma solo al termine dell'analisi dei filmati sarà possibile escluderlo con certezza. 
Alcune immagini mostrerebbero il tunisino nell'atrio della stazione di Bardonecchia e davanti alle biglietterie automatiche senza che venisse riconosciuto da nessuno.

Come è possibile che il terrorista più ricercato d'Europa potesse circolare indisturbato?, attaccano i populisti francesi e tedeschi criticando Schengen e pure la politica sui profughi di Angela Merkel. In Germania, ancora sotto shock per quello che è stato il primo attentato terroristico di ampie proporzioni nel Paese, si torna a chiedere a gran voce un inasprimento delle leggi. Secondo la Bild di ieri, i ministri degli interni e della giustizia, Thomas de Maiziere (Cdu) e Heiko Maas (Spd), potrebbero accogliere la proposta della Csu bavarese di rafforzare i controlli anche con l'uso di braccialetti elettronici su individui pericolosi e di prolungare i tempi di detenzione per chi è in attesa di espulsione. De Maiziere ha anche annunciato che i controlli alla frontiera con l'Austria proseguiranno ben oltre la scadenza prevista di febbraio.

La Bild rivela anche particolari sull'autista polacco, Lukasz Urban di 37 anni, alla guida del tir sequestrato dal terrorista. I risultati dell'autopsia escludono che possa avere lottato contro il tunisino come sembrava inizialmente. Amri gli avrebbe sparato alla testa «fra le 16.30 e le 17.30», diverse ore prima quindi della strage. Urban avrebbe perso molto sangue, forse era ancora in vita al momento dell'attentato ma i medici escludono che fosse cosciente in condizioni di agire e di aggrapparsi al volante per deviare la corsa del tir. La figura di Urban è stata stilizzata a eroe e in Germania circola una petizione firmata già da 40.000 persone per conferirgli una onorificenza al merito post mortem. È probabile che gli accertamenti mandino all'aria l'ipotesi del riconoscimento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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