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Abbandonata in orfanotrofio ritrova la madre ormai malata: l'assiste fino alla morte senza svelarle la sua identità

Abbandonata in orfanotrofio ritrova la madre ormai malata: l'assiste fino alla morte senza svelarle la sua identità
di Federica Macagnone
3 Minuti di Lettura
Martedì 15 Settembre 2015, 17:15 - Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 17:56
I pezzi di un puzzle difficile da ricomporre, una vita trascorsa nella menzogna e la spasmodica ricerca della verità. Phyllis Whitsell, una 59enne di Birmingham, fu abbandonata in un orfanotrofio quando aveva otto mesi e a quattro anni fu adottata da una famiglia che aveva già una bambina e due ragazzi.

Appena fu in grado di capire le venne detto che i genitori erano morti di tubercolosi e che non avrebbe mai dovuto rivelare a nessuno di essere stata adottata, tanto da instillare dentro di lei l'idea che l'adozione fosse una cosa di cui vergognarsi. Tutto questo, però, non bastò a sradicare dalla sua mente la netta sensazione che provava: sua madre, Bridget Ryan, non era morta, era viva. E un giorno, una volta diventata adulta, l'avrebbe trovata.



E così è stato. Come racconta il Daily Mail, dopo essere diventata infermiera e aver messo su famiglia, Phyllis si è calata nei panni della detective e si è messa sulle tracce della madre: prima di tutto è riuscita a ottenere il proprio certificato di nascita originale, grazie al quale è risalita all'orfanotrofio in cui era stata accolta. Lì, da un membro dello staff che era piuttosto riluttante a parlare di sua madre, ha avuto la conferma di essere stata abbandonata a otto mesi. A quel punto, dopo aver contattato operatori sociali e ufficiali giudiziari, è finalmente riuscita a trovare Bridget.



Per lei è stato uno choc: la mamma che aveva sognato per anni era un'alcolizzata cronica mentalmente instabile e in pessima salute che, per il suo carattere ribelle e il suo stile di vita caotico, si era guadagnata il soprannome di "Tipperary Mary".



«Il mio cuore si è spezzato quando ho visto chi era e in che condizioni si era ridotta mia madre - racconta Phyllis - Ma dopo averla trovata non mi sentivo di voltarle le spalle. Non era la donna da favola che avevo immaginato tante volte, ma era pur sempre la mia mamma. E così, essendo l'infermiera del quartiere, l'ho aggiunta in via non ufficiale nei giri quotidiani che effettuavo per assistere i pazienti. Per anni ho lavato i suoi vestiti, curato le sue ferite e ascoltato i suoi racconti. Tutto senza mai dirle che ero sua figlia. E così l'ho sentita raccontare liberamente della sua vita e dei cinque figli che aveva abbandonato. Fino al giorno in cui mi ha parlato con affetto della "piccola Phyllis", citando la mia data di nascita: quel giorno è stato, insieme, il migliore e il peggiore della mia vita».



Senza mai rivelarsi, quindi, Phyllis ha seguito e curato la mamma dal 1981 al 1990, l'anno in cui Bridget è morta a 74 anni. Una storia che ha custodito per anni nel suo cuore e che solo ora, a 25 anni di distanza, ha deciso di rendere pubblica sotto l'insistenza di Barbara Fisher, un'amica giornalista. Insieme si sono messe al lavoro e hanno scritto un libro, "Finding Tipperary Mary", che uscirà il 28 novembre.