Varese, amanti diabolici in corsia: farmaci letali ai pazienti: almeno 5 decessi

Varese, amanti diabolici in corsia: farmaci letali ai pazienti: almeno 5 decessi
di Claudia Guasco
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Martedì 29 Novembre 2016, 11:02 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 13:03

dal nostro inviato
SARONNO Al pronto soccorso di Saronno vigeva un regime del tutto particolare. Il «protocollo Cazzaniga». Non era Dio, o il destino, a decidere se per un malato terminale era arrivata la sua ora, ma il rispettato medico anestesita Leonardo Cazzaniga, sessant'anni, professionalmente preparato, colto, amante dei gatti e della tragedia greca. E' stato arrestato ieri mattina, accusato di aver ucciso quattro pazienti tra febbraio 2012 e aprile 2013. E, insieme alla sua amante Laura Taroni, quarantasei anni, infermiera conosciuta in corsia, di avere eliminato il marito di lei.

 

 

MIX MORTALE
Cinque le vittime accertate, ma per gli investigatori è una strage: «Al momento sospettiamo almeno altri dodici decessi, tuttavia potrebbero essere molti di più». E nella lista, secondo i carabinieri, c'è anche la mamma di Laura Taroni: non approvava la relazione, così la coppia diabolica se ne è sbarazzata. All'ospedale di Saronno, alle dieci del mattino, l'atmosfera è surreale. I pazienti aspettano il loro turno mentre i carabinieri accompagnano Cazzaniga, già arrestato, nel suo ex ufficio. Da un anno è stato trasferito ad Angera, senza più avere contatto con i malati, e chiede di tornare per prendere un libro di filosofia ellenica. Non si difende né si dispera, semmai prende atto della situazione con disappunto: «Mi trovo in questa situazione, non è bello». Per due anni e mezzo i magistrati hanno intercettato lui e l'amante, hanno ascoltato 150 testimoni e il ritratto che fanno del medico è demoniaco: «Era il dio in terra. Non si sa in base a quale regolamento fosse in pianta stabile al pronto soccorso, fatto sta che decideva lui chi doveva vivere e chi morire». Così ha fatto con i poveri quattro malati terminali che hanno avuto la sventura di pescare la carta nera dal mazzo di Cazzaniga. Si tratta di persone anziane alle quali il medico, stando alle carte, ha somministrato «dosi letali di farmaci per via endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione tra loro: clorpromazina, midazolam, morfina, propofol, promazina». Morte rapida e sicura, fino a che nel giugno 2014 un'infermiera sporge denuncia. A ottobre 2015 viene disposta una consulenza medico legale collegiale e gli esperti individuano senza margine di dubbio quattro casi di decesso in cui «la somministrazione di farmaci in misura incongrua, risultante dallo stesso diario clinico del pronto soccorso, è emersa con sicurezza». Oltre ad accertare «con elevata gravità giudiziaria il nesso di causalità fra tale somministrazione e la morte dei pazienti».
IL SILENZIO
Di tutto questo, hanno raccontato alcuni infermieri, Cazzaniga si vantava apertamente in corsia: «Sono l'angelo della morte», diceva. Eppure gli omicidi del serial killer venivano nascosti come polvere sotto il tappeto, per salvare il buon nome dell'ospedale. Ora sono undici i medici indagati, tra cui il primario del pronto soccorso e due direttori sanitari, l'attuale e il suo predecessore. Accusati a vario titolo di omessa denuncia, favoreggiamento personale e falso ideologico per aver certificato patologie inesistenti. E' una operatrice socio-sanitaria che, in un verbale, ricostruisce la psicologia dell'anestesista: «Voleva cagionare la morte di pazienti anziani o oncologici che nella sua visione non meritano di essere curati perché destinati a morire in breve tempo. Cazzaniga non fa mistero delle sue idee su questi pazienti tanto che l'ho sentito più volte dire io sono Dio». E i malati? Nessuno, mai, ha chiesto di morire. «Non mi risulta che per nessuno dei casi sospetti vi sia stata la richiesta dei pazienti a Cazzaniga di porre fine alla loro vita, ma che sia sempre stata una scelta deliberata», dice un infermiere al pm. Il dottor morte piantonava instancabile il pronto soccorso in attesa dei casi che facevano per lui. «Ricordo - riferisce un'infermiera - che alcune volte ho sentito Cazzaniga dire al personale 118 che telefonava per preannunciare l'arrivo di paziente in codice giallo o in codice rosso: Va bene, inviatelo e io applicherò il mio protocollo». I familiari delle vittime sono sotto shock, varcano il portone del comando dei carabinieri ed escono pallidi come cenci. Loredana ha perso il padre Angelo, 63 anni: «Quando è morto non ci hanno detto niente. Ora voglio la verità».

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