L'ultima moda dei teen: insulti anonimi su Spotted, e la gogna corre sul web

Martedì 31 Ottobre 2017 di Marco Pasqua

ROMA «Spotto quel mostro di Anna, è un cesso». «Spotto Cristina T. che ha l'alito puzzolente». «Spotto Mattia S. fidanzato segretamente con S.». Benvenuti nella nuova gogna mediatica per under 19, uno squallido labirinto di insulti, dove la diffamazione è un'arma affilata che ferisce adolescenti spesso inermi. Si chiamano Spotted, dall'inglese avvistato: si declinano così le pagine Facebook ma, soprattutto Instagram, nate per segnalare, nella migliore delle ipotesi, un ragazzo o una ragazza di cui ci si è invaghiti, ma sempre più spesso utilizzate per offendere. Se cinque anni fa la proporzione tra attacchi personali gratuiti e complimenti era a favore dei secondi, ora si assiste ad un pericoloso ribaltamento, soprattutto sul social network preferito dai più giovani, quell'Instagram dove esistono profili Spotted riferiti alle più grandi scuole superiori della capitale. Profili che hanno scalzato Ask.fm, il social, lanciato nel 2010, dove alcuni minorenni sbeffeggiati dai bulli di turno sono arrivati a suicidarsi.

Dal Visconti al Mamiani, passando per il Righi, Morgagni, Virgilio e Tasso: non c'è scuola che si salvi da questo giochino perverso che non conosce pietà. A essere presi di mira non sono solo gli studenti più vulnerabili, ma anche i professori. Tutti indicati con nomi e cognomi, mentre i diffamatori sono rigorosamente privi di identità. E poco importa se l'anonimato sul web non esista, visto che la polizia postale può sempre risalire all'indirizzo Ip che contraddistingue ogni utente virtuale: non tutti hanno il coraggio di denunciare e di parlare pubblicamente di una vicenda che rimane fonte di vergogna.

GESTORI SENZA IDENTITÀ
I profili Spotted funzionano in maniera molto semplice: si manda un messaggio privato al gestore (anonimo), che provvede a ripubblicarlo oscurando il nome dell'utente che lo ha inviato. Ogni post è poi accompagnato da commenti di scherno. E le vittime? Cercano di difendersi come possono scrivendo dei messaggi privati e disperati all'amministratore della pagina, nella speranza che voglia rimuovere lo Spotted incriminato - anche se quasi sempre preferiscono fare finta di nulla. Anche di fronte a commenti omofobi («Spotto Andrea T. che è fr...ma simpatico» si legge in uno Spotted di un grande liceo del centro) o relativi alle (vere o presunte) abitudini sessuali di minorenni. Per non parlare di quelli che indicano gli studenti che farebbero uso di sostanze stupefacenti («Gabriele pippa cocaina», è scritto sulle pagine relative ad un altro famoso liceo del Centro). Spesso questi profili sono collegati al sito This Crush, altro social network popolare tra i giovani fino ai 16 anni, dove pure è possibile scrivere dei commenti in cui dar libero sfogo all'astio più cieco e becero.

PAURA DI DENUNCIARE
I docenti sanno ma non possono intervenire, se non consigliando agli studenti di rivolgersi alla polizia. «Cosa possiamo fare, se non sopportare e riderci su?», dice una delle molte ragazze prese di mira con alcuni post inequivocabilmente ingiuriosi. Tanti preferiscono lasciar correre anche quando, camminando per i corridoi di scuola, i compagni, cellulare alla mano, li guardano sghignazzando. E così i bulli continuano ad agire indisturbati, forti della vergogna che le loro vittime provano dopo essere precipitate in questa cloaca intrisa di odio.

  Ultimo aggiornamento: 1 Novembre, 22:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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