Naufragio a Lampedusa, entro novembre decisione del gip su responsabilità Marina e Guardia costiera

Naufragio a Lampedusa, entro novembre decisione del gip su responsabilità Marina e Guardia costiera
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Venerdì 27 Ottobre 2017, 23:56 - Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 13:18

 Entro la metà di novembre il gip di Roma Giovanni Giorgianni deciderà se, dietro il naufragio di un'imbarcazione di siriani avvenuto l'11 ottobre 2013 al largo di Lampedusa, nel quale morirono circa 300 persone, tra queste una sessantina di bambini, ci siano responsabilità di quattro ufficiali della Marina Italiana e di tre esponenti della guardia
costiera. La procura ha chiesto l'archiviazione delle posizioni degli indagati per omicidio colposo e omissione di soccorso: si tratta di Nicola Giannotta e Luca Licciardi, la comandante della nave Libra Catia Pellegrino, Leopoldo Manna, della centrale operativa di Roma della Guardia costiera, Filippo Maria Foffi, in passato comandante in capo della Squadra Navale, e degli ufficiali della Guardia Costiera in servizio quella sera alla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera, Clarissa Torturro e Antonio Miniero.

Per i pm Francesco Scavo e Santina Lionetti sono tutti estranei ai presunti ritardi che scandirono l'intervento di
soccorso. Su tale richiesta di archiviazione c'è stata l'opposizione del medico siriano Mohamad Jammo, superstite del naufragio, nel quale morirono due suoi figli, e da qui un'udienza in camera di consiglio che si è tenuta oggi a
piazzale Clodio. I pm romani hanno motivato la richiesta di archiviazione sulla base di accertamenti dai quali sarebbe emerso che in seguito al naufragio, avvenuto in acque territoriali maltesi, la Marina Italiana, dopo aver ricevuto via telefono la richiesta di Sos da uno dei migranti a bordo dell'imbarcazione, allertò, secondo quanto previsto dalle norme internazionali, tutte le unità navali e le autorità maltesi. Queste ultime, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, assunsero il comando delle operazioni di recupero ed un mezzo aereo localizzò la barca abbandonata dagli scafisti e ormai alla deriva.

Solo quando scattò l'allarme di uomini finiti in mare, forse anche a causa del tentativo di richiamare l'attenzione del
velivolo maltese, la nave «Libra» entrò in azione salvando 230
migranti.

Per la procura di Roma non sembrerebbero, dunque, emergere fattispecie penalmente rilevanti da parte degli
ufficiali italiani che gestirono l'emergenza. Per il «naufragio dei bambini» era stata aperta un'inchiesta anche dalla procura di Agrigento: il gip aveva configurato un'ipotesi di omicidio con dolo legato al rischio connesso al mancato immediato intervento della 'Librà nell'area del naufragio, e disposto la trasmissione degli atti a Roma per competenza territoriale, ma questa tesi non è stata condivisa dai pm della capitale.

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