Eternit, per Schmidheiny l'accusa derubricata a omicidio volontario

Martedì 29 Novembre 2016
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Omicidio colposo e non volontario: così è stata derubricata l'accusa per l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato per la morte da amianto di 258 persone al processo Eternit bis. Il gup ha ha ordinato la trasmissione per competenza territoriale della maggior parte dei casi alle procure di Reggio Emilia, Vercelli e Napoli. 

Sono tre su 258 i casi dichiarati subito prescritti d'ufficio dal gup Federica Bompieri, del tribunale di Torino, nella sua sentenza relativa al processo Eternit. Degli altri, 243 sono stati trasmessi a Vercelli, competente per la sede di Casale Monferrato della multinazionale, 8 a Napoli (per Bagnoli), 2 a Reggio Emilia (per Rubiera). Due sono i casi che restano nel capoluogo piemontese per i quali il processo si aprirà il 14 giugno.

«Una grossa vittoria», ha commentato l'avvocato difensore di Schmidheiny, Astolfo Di Amato. 

«È un fallimento per l'amministrazione della giustizia», ha detto l'avvocato Sergio Bonetto, uno dei legali di parte civile del processo Eternit. Il penalista, in particolare, ha fatto riferimento alla parte della sentenza in cui si dispone la trasmissione degli atti ad altre tre procure: «Si allontana così il momento in cui per queste morti si potranno finalmente accertare cause e responsabilità».

«Amarezza, profonda amarezza, per ciò che è venuto fuori dal tribunale di Torino. Nonostante tutto credo ancora nella Giustizia e posso affermare che ci batteremo per coloro che nel Processo ci sono rimasti, per cercare di includere tutte le parti lese dal 2000 in poi». È il primo commento a caldo di Giuliana Busto, presidente e portavoce di Afeva, l'Associazione familiari e vittime amianto di Casale Monferrato, dopo l'udienza preliminare all' Eternit bis.

«Dobbiamo avere una visione positiva: i processi si faranno. L'Italia sarà l'unico Paese al mondo in cui Schmidheiny verrà portato in tribunale. E in quattro posti diversi», ha commentato l'ex magistrato Raffaele Guariniello a commento della sentenza Eternit. Guariniello, che da pubblico ministero a Torino aveva condotto le indagini insieme al collega Gianfranco Colace, ha sottolineato il fatto che il 'ne bis in idem' non sussiste: «Questo - ha precisato - vale per i casi del presente e di quelli che purtroppo ci saranno in futuro». 


  Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 14:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA