Belgio, c'è un quartiere di Bruxelles dove l'unica legge è la Sharia

Sabato 21 Novembre 2015 di Giulia Aubry
Un'immagine di Molenbeek, il quartiere di Buxelles sottoposto alla sharia
Sette arresti collegati ai "fatti" di Parigi e un'operazione di polizia ancora in corso. Almeno uno degli attentatori del 13 novembre avrebbe trascorso gli ultimi mesi a Bruxelles. Sia la Seat che la Polo, identificate come due delle auto utilizzate dai terroristi dell'attacco multiplo alla capitale francese, avrebbero targhe del Belgio.



E già a gennaio, subito dopo la strage di Charlie Hebdo e del supermercato kosher nella capitale francese, la polizia belga aveva scoperto basi logistiche che avevano offerto supporto ai fratelli Kouachi e a Koulibaly. Quest'ultimo avrebbe ripetutamente visitato e si sarebbe rifornito di armi e munizioni proprio nel paese al confine con il nord della Francia.



Il Belgio appare sempre di più come la capitale europea della Jihad. Un primato non certo invidiabile, ma che non dovrebbe sorprendere. Nel 2014, infatti, un report del Centro Internazionale per lo Studio della Radicalizzazione e della Violenza Politica ha mostrato come il Belgio abbia fornito almeno 40 foreign fighters per ogni milione di abitanti nel paese alla milizia sunnita impegnata con Isis o Al Qaeda in Siria e in Iraq. Un rapporto di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra nazione europea. Si pensi che la Francia ne fornisce 18, la Gran Bretagna 9,5, la Germania 7,5, l'Italia "appena" 1,5. E nel 2015 la situazione è addirittura peggiorata.



A Bruxelles, dove il 20% della popolazione è di religione musulmana, esiste un intero quartiere - Molenbeek - "sottoposto alla Sharia". Qui nessuno, anche se non islamico, può bere o mangiare in pubblico durante il Ramadan, le donne sono "invitate" a indossare il velo e a non portare i tacchi, bere alcool e ascoltare musica sono attività non gradite. A tutti gli angoli della strada un cartello giallo con scritta nera avverte che ci si trova in una "Sharia controlled zone", sottointendendo che in quelle strade la polizia ha un potere limitato. E più di una volta i giovani che vivono in questa zona hanno accolto con un lancio serrato di pietre le autovetture in servizio. Qualcuno sostiene che i foreigni fighters del belgio e i logisti (forse anche le menti) di molti attentati in Europa siano proprio cresciuti qui.



Qualcuno già ha ribattezzato l'intero paese - alle prese con una difficile situazione politica interna a causa degli storici contrasti tra la comunità fiamminga e quella vallone - Belgistan. E gli evidenti legami con il Belgio tra gli attentatori che hanno colpito in tutta Europa, non ultimo nel 2014 al museo ebraico di Bruxelles, non fanno che confermarlo. Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 12:59
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