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Frida minacciata dall'ex ma le violenze ignorate dal Ctu, la sua via crucis in Parlamento

Domenica 17 Maggio 2020 di Franca Giansoldati

«Mi chiamo Frida R. e sono la mamma di una bambina di quattro anni, riconosciuta solo da me. Sono rimasta incinta a luglio del 2015 in seguito a un temporaneo riavvicinamento al mio ex, con il quale avevo vissuto una storia tormentata e violenta. Diversi elementi avrebbero dovuto, già allora, mettermi in guardia dal suo carattere: le arrabbiature improvvise, il lancio degli oggetti, il divieto di frequentare alcune persone o di mettere una foto su Facebook, gli spintoni per strada, le parolacce. Purtroppo ero entrata in quel meccanismo per cui ogni sua reazione era giustificata da un mio comportamento. Pensavo che la colpa fosse mia e che se solo avessi trovato il modo di non farlo arrabbiare il nostro rapporto sarebbe stato perfetto». 

L'inferno per Frida inizia da qui.

Alla Commissione Parlamentare d'inchiesta sul Femminicidio è approdato un altro caso choc, il suo. L'ennesimo episodio che ha come protagonista una giovane donna che pur avendo subito dall'ex compagno violenze fisiche e psicologiche ora rischia anche di perdere la sua bambina, benchè la piccola non la abbia mai voluta riconoscere. Anzi, minacciava Frida perché abortisse «seduta stante». Il calvario inizia però quando il padre, a quasi un anno di vita della bambina, decide di reclamarne la sua paternità.

La storia è talmente abnorme che finisce anche nella interrogazione parlamentare di Veronica Giannone al Ministro della Giustizia. Finora senza alcun esito.

Frida racconta: «Siamo ancora in assenza di un decreto di riconoscimento; al momento c'è un solo genitore – per la legge – ma si parla già di modalità di affido. Il mio ex aveva già esercitato violenze su di me e quando ricompare dopo la nascita di Lucia (nome di fantasia) riprendono minacce, appostamenti sotto casa, cose che allarmano persino i miei vicini. Comincio ad avere tanta paura e mi rivolgo ad un avvocato e a un centro antiviolenza».

A questo punto l'ex compagno si rivolge al tribunale di Venezia per chiedere il riconoscimento della bambina ed il giudice dispone ben due consulenze tecniche d'ufficio (Ctu). Con la prima Ctu durata più di un anno la bambina viene costretta da subito a incontrare il papà, senza alcuna gradualità, causandole veri e propri traumi. 

«Lucia nasce nel 2016. Il padre si fa vivo tramite messaggio a giugno fingendo di non sapere che la bambina era nata. Via messaggio manifesta l’intenzione di riconoscere la bambina. Visto che, secondo lui, non sono particolarmente collaborativa, ci pensa un altro po’ e poco dopo mi scrive una lunga mail in cui mi comunica le modalità del suo coinvolgimento nella vita della bambina. Allarmata e impaurita da tale missiva, che posso mostrare a chiunque, inizia per me una vera e propria persecuzione fatta di telefonate, messaggi, appostamenti. Ad agosto il suo legale mi contatta per chiedermi di arrivare “bonariamente” al riconoscimento altrimenti il suo cliente si sarebbe rivolto al giudice. A quel punto attendiamo un atto del tribunale. Nel frattempo continua la persecuzione: si apposta sotto casa mia per ore, sempre in compagnia di qualcuno, minaccia mio padre, scrive messaggi ingiuriosi, insulta persino il mio parroco». 

Frida è terrorizzata e ha paura persino a uscire di casa. Le minacce continuano. Si rivolge così al Centro Donna di Mestre e viene presa in carico per un supporto psicologico, «grazie al quale riesce a rielaborare la sua storia e a capire di essere stata vittima di un manipolatore violento» si legge nella relazione alla Commissione. 

A febbraio del 2017 fa richiesta in Questura di ammonimento per i comportamenti persecutori che non sono mai smessi, compresi messaggi di morte, ma secondo la polizia «rientrano, in una normale conflittualità». Frida prende fiato: «si legge proprio così, normale conflittualità. Io sono stata minacciata di morte». 

La ragazza viene descritta dal Ctu come una madre “ostativa” e non si tiene minimamente conto delle minacce, delle violenze fisiche e psicologiche valutate anche al Centro Antiviolenza di Mestre. 

«Nel frattempo la bambina deve incontrare il padre ma è disperata, proviamo senza successo a far annullare la Ctu, riduciamo gli incontri al pomeriggio di due volte la settimana alla mia presenza. L’ira del mio ex esplode in diversi momenti contro di me e contro la bambina. Testimoni: le bibliotecarie di due strutture diverse. Tutto naturalmente registrato. In agosto 2018 torniamo in udienza e il giudice stabilisce per la bambina incontri liberi a casa del padre due volte la settimana senza che vi sia stata la visita domiciliare né l’osservazione del rapporto padre‐figlia». 

Da fine settembre 2018, su consiglio del maresciallo dei carabinieri di Mestre, Frida non sale più sul pianerottolo ma lascia sua figlia al cancello. «In un’occasione il mio ex mi ha strappato la bambina piangente dalle braccia e mi ha spinto in prossimità della scala, in un’altra mi ha chiuso la mano nel cancello. Il 28 settembre 2018 mi chiama perché la bambina piange da ore. Mi fa salire e me la fa riportare a casa. Nel pomeriggio mi manda i carabinieri fingendo che non gli avevo portato la bambina. Fortunatamente anche allora avevo tutto registrato, fedelmente. Le rare volte in cui la bambina è stata male mi ha accusata di mentire, ha telefonato ai medici per avere conferma, ha fatto una piazzata nello studio della pediatra urlando che facevano certificati falsi. Ha minacciato, anche tramite il suo avvocato, le maestre d’asilo di denunciarle perché non gli davano informazioni come voleva lui».

Il giudice davanti a questo calvario stabilisce una nuova Ctu; la prima viene annullata per gravi vizi. Anche questa Ctu però si trasforma in una tagliola e prevede una causa per modalità di affido. Ancora una volta le violenze fisiche e psicologiche vengono ignorate. 

«Ai primi di giugno 2019 quando sono andata a riprendere la bambina, mi ha urlato che se non avessi fatto allontanare mia madre (che da qualche mese a questa parte mi accompagna perché ho paura) non avrebbe fatto scendere la bambina da casa. Ho documenti di tutti i tipi, tutti a disposizione se soltanto il Ctu si fosse preso la briga di leggerli! Quando stavamo insieme scriveva che ero una troia e che dovevo morire. Mi ha persino scritto che sono sporca dentro e fuori, che mia madre è un’incapace, che mia zia è una squadrista con la faccia da ebete». 

«A febbraio 2020, dopo essere stata denunciata per non aver portato la bambina dal padre e non aver mai esibito certificati medici in caso di malattia, cosa non vera, denuncio il mio ex per calunnia, violenza privata e procurato allarme. A peggiorare la situazione arriva il Covid 19. Chiedo al giudice di sospendere le visite al padre fintanto che dura l’emergenza sanitaria. Il mio ex comincia a mandarmi la polizia anche due volte a settimana, compreso il compleanno della bambina e il 25 aprile! Lo denuncio anche per stalking. Gli avevo offerto la possibilità di sentire la bambina in videochiamata tutti i giorni, ma lui ne approfittava per arrabbiarsi con me e spaventare la piccola (come da registrazioni), tanto che Lucia non ha più voluto fare nemmeno la videochiamata. Costretta a farlo, passava il tempo in silenzio, nascosta dietro un cuscino o rannicchiata. A oggi la situazione è disperata». 

La Commissione sul femminicidio si prenderà cura anche di questa storia emblematica. Ancora una volta è stata usata l'alienazione parentale (AP) senza tenere conto delle prove delle violenze. La parlamentare Veronica Giannone nella interrogazione al ministro della Giustizia, chiarische che l'alienazione parentale non è riconosciuta dalla maggioranza della comunità scientifica, anche se continua a essere utilizzata nelle consulenze tecniche d'ufficio, come pretesto, talvolta unico, per allontanare minori dalle madri, definendole alienanti, simbiotiche, malevole, manipolatrici. L'Italia è stata messa persino in mora perchè non applica la Convenzione di Istanbul. 

L'anno scorso una sentenza della Corte di Cassazione (n. 13274 del 16 maggio 2019,) ha stabilito che la bigenitorialità, desunta dalla legge sull'affido condiviso non è un principio astratto e normativo, ma un valore posto nell'interesse del minore, che deve essere adeguato ai tempi e al benessere del minore stesso. Inoltre la convenzione di Strasburgo stabilisce, nel combinato disposto degli articoli 3 e 6, il diritto del minore ad essere informato e di esprimere la propria opinione nei procedimenti che lo riguardano, imponendo all'autorità giudiziaria di tenerne debito conto;

 

Ultimo aggiornamento: 10:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA