Vaccino obbligatorio, Bonomi: l’unica via. L’Austria apripista

Il presidente di Confindustria: percorso sui cui serve il coraggio di una riflessione. I virologi: stretta sui contatti col pubblico. Terzo giorno consecutivo oltre 10mila casi

Vaccini obbligatori, Bonomi: l unica via. L Austria apripista
di Francesco Malfetano
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Sabato 20 Novembre 2021, 01:31 - Ultimo aggiornamento: 10:36

È passato esattamente un anno da quando l’Austria, nonostante il pressing del governo italiano e l’impennata dei contagi in corso, si rifiutava di chiudere le piste da sci per non bruciare la stagione turistica invernale. Da allora però le cose sono cambiate. E se i vaccini hanno permesso quantomeno di limitare l’impatto di questa quarta ondata, è cambiato anche l’approccio anti-Covid del governo di Vienna. O meglio, è cambiato proprio il governo. Così il cancelliere Alexander Schallenberg ieri ha reso l’Austria il primo paese Ue a reintrodurre il lockdown generalizzato (anche per i vaccinati) ed imporre l’obbligo vaccinale. Il lockdown, come spiegato in conferenza stampa, inizierà lunedì e durerà 10 o 20 giorni. L’obiettivo è abbassare l’incidenza settimanale su 100mila abitanti, che ieri nel Paese ha superato quota mille. Tant’è che anche la Baviera, il land tedesco che confina con l’Austria, ha deciso che nelle zone più colpite dal Covid scatterà il lockdown fino al 15 dicembre. Inoltre, tornando a Vienna, dal prossimo 1 febbraio 2022 i cittadini austriaci saranno appunto costretti a sottoporsi al trattamento sanitario (oggi è vaccinato il 64,4% della popolazione). «Dobbiamo guardare davanti alla realtà - ha chiosato il cancelliere - chi è contro al vaccino compie un attento alla nostra salute». 

IL FRONTE ITALIANO

Una pista, quella austriaca, che ha riaperto il fronte dell’obbligo vaccinale anche in Italia. Il primo ad intervenire è stato Carlo Bonomi. «Confindustria è sempre stata per l’obbligo vaccinale - ha sottolineato ieri il presidente degli industriali - abbiamo preso atto che la politica aveva difficoltà a trovare una sintesi riguardo ad un provvedimento così impattante dal punto di vista sociale, e per questo si è pensato al Green pass. Oggi l’Austria sta introducendo l’obbligo vaccinale, segno che se non si comprende cosa vuole dire metter in sicurezza la comunità, poi arrivano i provvedimenti d’imperio». «Purtroppo», sottolinea ancora Bonomi, «abbiamo una recrudescenza dei numeri che non ci fa stare tranquilli: l’unica cosa che ci può mettere al sicuro è l’obbligo vaccinale, quindi quello è un percorso su cui dobbiamo avere il coraggio di fare una riflessione seria». Mentre la politica continua a dividersi, gli esperti sono abbastanza concordi nel sostenere che l’obbligo può tornare utile, almeno per mettere in sicurezza alcune categorie professionali. Se il virologo del San Raffaele di Milano Roberto Burioni tiene il punto («Più gente si vaccina più siamo al sicuro. Come fare deve deciderlo la politica»), il primario di Malattie infettive al San Martino di Genova Matteo Bassetti è più drastico («Fosse per me li andrei a prendere tutti a casa»). Il direttore del dipartimento di Malattie infettive del Gemelli di Roma, Roberto Cauda, al pari di molti suoi colleghi (compreso il coordinatore del Cts Franco Locatelli), è invece meno netto e guarda solo ad alcune categorie professionali: «Per l’obbligo esteso aspetterei. Ora lo si può prendere in considerazione per le categorie più esposte, che hanno contatti diretti con il pubblico».

 

I DATI

Intanto però, la situazione epidemiologica della Penisola continua a peggiorare. Ieri oltre 10 mila contagi per il terzo giorno consecutivo. Il tasso di positività sale al 2% con 534.690. «L’andamento è in crescita - ha spiegato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro nella consueta conferenza stampa - ma in una situazione più contenuta rispetto agli altri Paesi». L’incidenza dei nuovi casi su 100 mila abitanti è aumentata su base settimanale, attestandosi a 98 (era 78 una settimana fa) specie nella fascia tra i 30 e i 50 anni. L’indice Rt è rimasto stabile a 1,21, ma sempre sopra la soglia epidemica. In crescita i casi pediatrici, soprattutto tra i 6 e gli 11 anni. Friuli e Bolzano a un soffio dallo sforare le soglie per il passaggio in zona gialla. Non a caso il governatore friulano Fedriga ieri si è detto certo del cambio di fascia dalla prossima settimana. Un passaggio però non ancora ufficializzato dal ministero.

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