MATTEO SALVINI

Rimpasto, fisco e Rai: offensiva post voto di Salvini

Domenica 5 Maggio 2019 di Marco Conti

 Prima il sottosegretario Siri, ieri la ministra Trenta e oggi la sicurezza di Salvini. La ricerca di diversi equilibri di governo scatena ormai da settimane una guerra senza precedenti nella maggioranza. Il contratto di governo è ormai carta straccia, anche se resta il patto di potere che permette a M5S e Lega di trovare l'accordo quando si tratta di dividersi poltrone un tempo in quota centro-sinistra.

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L'AFFITTO
Ma anche su queste è destinato a pesare il risultato delle elezioni del 26 maggio. Soprattutto la Rai, ma non solo, rischia di tornare ad essere un nuovo banco di prova dei nuovi equilibri. Per la Lega le urne di fine mese rappresentano il primo appuntamento dove verificare se quel 30% dei sondaggi è reale. Per il M5S è invece l'occasione per testare il prezzo pagato ad un alleato che ha spinto il Movimento sempre più a destra tanto da richiedere una repentina correzione di rotta. L'elenco delle questioni sulle quali riequilibrare l'alleanza Salvini lo allunga ogni giorno e troverà occasione per farlo anche nel cdm di mercoledì. Autonomia e flat-tax restano i cavalli di battaglia, ma solo ieri il ministro dell'Interno ha promesso interventi sugli studi di settore, la castrazione chimica, il grembiulino a scuola e persino sull'utero in affitto che «mi fa schifo il solo pensiero». «Armi di distrazione di massa», le giudica Di Maio, forse. Se non fosse che ieri il leader leghista per la prima volta ha messo nel mirino un dicastero, quello della Difesa, dove «i militari meritano di più». Sull'onda di un successo elettorale che avverte nelle piazze super-gremite, Salvini si prepara ad aprire con l'alleato una corposa verifica che l'esito della vicenda Siri, e la consistenza delle percentuali che usciranno a fine mese, potrebbero anche tramutare in crisi di governo.
Ma andiamo con ordine partendo proprio dalla vicenda-Siri che Salvini tiene aperta mentre i grillini si chiedono «perchè». Se mercoledì Conte andrà diritto per la sua strada dimissionando il sottosegretario Siri, la Lega considererà esaurita la fiducia per il presidente del Consiglio. Nessuna crisi nell'immediato, ma la verifica post-voto partirà proprio dall'inquilino di palazzo Chigi che verrà considerato del tutto in quota M5S. «Quindi - si ragiona nella Lega - o si cambia o non c'è bisogno di un vicepremier grillino». Oltre la ministra Trenta nel mirino del Carroccio spiccano i ministri Toninelli e Lezzi. Il primo perché in undici mesi non è riuscito a riaprire un cantiere, la seconda per l'ostilità che, a giudizio della Lega, mostra la ministra del Sud per le intese autonomiste.
Toccherà poi alla Rai, con un più che probabile nuovo valzer di direttori e della messa in discussione dello stesso amministratore delegato, e al contratto di governo. Quest'ultimo è ormai usato come clava dai vicepremier, ma dopo le Europee si proverà a ripartire dalle cose che non sono state ancora fatte o definite. In testa c'è la Tav, segue la già evocata legge sulle autonomie e la flat tax che si incrocia con un possibile e selettivo aumento dell'iva e la manovra di fine anno sulla quale un rafforzato Salvini intende iniziare a combattere subito dopo maggio con la scelta del commissario che l'Italia manderà in Europa.

Anche se Di Maio continua a sostenere «che un conto sono le elezioni politiche ed un conto le Europee», la resa dei conti è ormai nelle cose e il «rimpasto», che ieri lo stesso vicepremier grillino negava poterci essere, rischia di diventare molto più di un semplice e marginale rimescolamento. D'altra parte l'offensiva di Salvini nelle piazze e i continui scontri - che ormai coinvolgono anche le seconde fila del M5S come della Lega - significa «che si è ormai superata la linea rossa», come sostenevano ieri i 5Stelle. Nel Movimento si considera il risultato del 2014 come obiettivo minimo del 26 maggio. Ma il 20% delle scorse Europee rischia di stridere con il 32% del 2018 e soprattutto con il più che probabile sorpasso dell'alleato. Infatti se le urne confermeranno i sondaggi di questi giorni, per il M5S la verifica partirà in salita con Salvini pronto ad incassare subito il risultato piuttosto che evocare complicate elezioni anticipate autunnali - che a quel punto verranno viste come fumo negli occhi soprattutto dal M5S - che lo spingerebbero nelle braccia di FI.
Uno scenario, questo, che presenta ancora due incognite. La prima dovuta agli effetti che la rissa continua può provocare sugli elettori che hanno comunque sempre l'opzione dei partiti di opposizione. L'altra, e ancora meno decifrabile, sarà la reazione dei mercati dopo il 26 maggio.
 

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