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Tav, il Pd compatto nel voto al Senato. Poi, scatta lo scontro tra Renzi e Zanda

Mercoledì 7 Agosto 2019
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Tav, il Pd compatto nel voto al Senato. Poi, scatta lo scontro tra Renzi e Zanda

La Tav ha scavato un altro solco fra Lega e Cinque Stelle, che sono arrivati in Senato con posizioni opposte. Ma ha creato scompiglio anche nel Pd, che pure era convintamente schierato per il "sì" all'opera. Da una parte alcuni senatori della maggioranza Pd, su tutti Luigi Zanda. Dall'altra i renziani, che ancora controllano gran parte dei parlamentari. A dividerli, la scelta della tattica da seguire in Aula: Zanda, come Carlo Calenda, era convinto che il Pd non dovesse votare la mozione M5S, per mettere in rilievo la frattura del governo. Matteo Renzi, al contrario, che non si potesse fare altro che votare a favore dell'opera e quindi contro la mozione M5S. Ma dal Nazareno è filtrato un messaggio di pace: «Oggi il Pd è stato unito in Aula e anche dopo, chiedendo a Conte di andare al Colle».

Al termine di un animato dibattito tra i senatori dem, il capogruppo renziano Andrea Marcucci ha dettato la linea: votare sì alle mozioni a favore della Tav, anche a quelle di FdI e FI, e sfrondare la mozione Dem, in modo da permettere agli altri gruppi di votarla e non farla precludere dalle votazioni. Ma Zanda, contrario a questa linea, ha spiegato di aver votato solo per disciplina di gruppi, nonostante ritenesse la linea sbagliata: mai avrebbe voluto «vedere il voto Pd accostato a Lega, Fi e Fdi».

La strategia seguita dai Dem l'ha spiegata Renzi. Ad Alessandro Di Battista, che ha accusato le opposizioni di essere «terrorizzate» dall'ipotesi elezioni, l'ex premier ha risposto che il "sì" alle mozioni sulla Tav è servito a mettere in chiaro che il Pd è a favore dell'opera: «Non ci metteremo nella condizione di essere accusati di non volerla», ha spiegato. Semmai, ha aggiunto, sono stati i Cinque Stelle a seguire «un esasperato tatticismo», presentando una mozione contraria a un'opera che il loro governo ha intenzione di fare.

«Non fare il paravento, suvvia», gli ha risposto Calenda, mentre tra i Dem circolava la tesi che i renziani non vogliano far cadere il governo per la paura di tornare al voto ed essere tagliati fuori dalle liste. Il Pd si è ricompattato nel dopo-seduta. Almeno stando alle dichiarazioni. Per i Dem, il messaggio uscito dal Senato è chiaro: il voto sulle mozioni Tav ha portato in un'Aula parlamentare la rottura che va avanti da mesi fra Lega e Cinque Stelle. «Il presidente Conte - ha detto Zingaretti - si rechi immediatamente al Quirinale dal presidente Mattarella». Anche per Marcucci «si è aperta in modo plastico la crisi di governo». Ma per Renzi «Salvini non ha il coraggio di aprire la crisi» e i Cinque Stelle «sono ormai pronti a votare tutto». C'è poi la scheggia Tommaso Cerno. Il senatore Pd ha firmato una mozione contro la Tav e in Aula ha invitato «gli amici a cambiare idea». Non ha avuto successo. In compenso, Renzi gli ha regalato una spilletta "no Tav".

Ultimo aggiornamento: 20:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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