Nomine Rai, si apre la partita: rivoluzione ai Tg (Orfeo, Lilli Gruber e Maggioni in corsa)

Nomine Rai, si apre la partita: rivoluzione ai Tg (Orfeo, Lilli Gruber e Maggioni in corsa)
di Mario Ajello
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Martedì 16 Febbraio 2021, 22:28 - Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 12:00

Sono arrivati i draghi alla Rai? Non ancora ma tra Viale Mazzini e Saxa Rubra naturalmente è tutto un subbuglio tra attese, paure, speranze. Draghi da chi ci farà comandare nelle reti, nei tiggì, nelle poltrone delle super-direzioni tematiche e del Cda in scadenza a luglio? Ieri all’ora di pranzo, nella mensa di Saxa Rubra, era tutto un chiedersi a vicenda tra mascherine abbassate per ingoiare i piatti freddi: «Ma tu la conosci ‘sta Ansuini?», «Chi?», «La nuova portavoce di Draghi», «Boh», «Mi sa che è quella che sta a Banca d’Italia», «Ah, forse sì, andiamo a chiedere a quelli dell’economico...». Dopo di che, naturalmente, verso l’ora della merenda, sono spuntati decine di giornalisti amicissimi (ma per lo più si tratta di millanterie) della Ansuini («Che fior di professionista! Misurata, precisa, proprio Draghi style...») e chi era stava nella manica di RoccoBello (il Casalino) ora comincia a riempirsi la bocca con «Paola, Paola, Paola...» (che è il nome di battesimo della portavoce del premier).

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I trofei

La poltrona del Tg1, come sempre, è tutto o quasi. C’è chi prevede il ritorno di Mario Orfeo, molto stimato da gran parte della nuova maggioranza. Oppure: Antonio Di Bella è a sua volta è in pole position, trasversale quasi quanto lo è il governo in carica. Il problema però è il Fattore Donna. Monica Maggioni, che viene accreditata di una conoscenza diretta con Draghi, sarebbe la carta a sorpresa ma neanche tanto. Il nome di Lilli Gruber però va tenuto molto d’occhio: avrebbe qualche problema con la Lega ma nessuno con Pd e M5S. E a Viale Mazzini c’è chi assicura: «Sarà lei!». Ma nulla è più prematuro di un punto esclamativo e di un «vi assicuro» in una partita così ancora agli inizi, visto che il direttore del Tg1 scade a fine ottobre.

Altro nome forte, ma maschio, per il tiggì ammiraglio: quello di Ferruccio De Bortoli, a sua volta un esterno (quanto agli interni, il Tg1 ha quattro vicedirettori e qualcuno di loro potrebbe aspirare alla poltronissima), dotato di standing draghesco al punto che si parla di lui, ma SuperMario come si sa non parla, come presidente della Rai o comunque se non lui uno alla lui. 


Carboni dal Tg1, che comunque ha portato al record di ascolti, potrebbe passare alla guida di Rai3 (sempre quota M5S) quando Di Mare nel 2022 andrà in pensione. A livello di conversazioni da cittadella Saxa, gira il nome di Agnese Pini (giovane direttrice della Nazione, filo-draghiana e apprezzata per le comparsate in tivvù) per qualche ruolo ma forse il Tg3 per lei è troppo e occhio alla Botteri. 
Carroccio, Pd e M5S: conteranno quasi soltanto loro tre in Rai. Metterli d’accordo non sarà facile. Quanto all’opposizione, le è sempre stato assegnato uno dei tiggì. Per questo Fratelli d’Italia potrebbe rivendicare, per esempio il Tg2, anche se Sangiuliano con il partito della Meloni è in ottima e quello è il suo ambito insieme anzitutto alla Lega e ai buoni rapporti che intrattiene con tutti. Di sicuro FdI, in quanto opposizione, nella Rai che non può non essere pluralista dovrà avere spazio e posti.

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Il numero uno

E la poltronissima da amministratore delegato, cioè da numero uno? Chi conosce, o dice di conoscere, Draghi assicura: vuole un manager alla Gubitosi, ossia un uomo dei conti perché i conti sono in rosso. Si fa il nome di uno dei più stretti collaboratori di Gubitosi, quando era a Viale Mazzini, cioè quello di Carlo Nardello.

E’ stato in Rai per 14 anni, conosce bilanci, numeri e macchina dell’azienda televisiva come pochi. Ora Nardello è capo delle strategie Telecom e un ritorno al Settimo Piano viene dato non improbabile. Del resto, si ragiona anche a livello politico, la Rai è stata rimessa in sesto dal punto di vista contabile ogni volta da governi tecnici. Il caso Gubitosi fa testo. 


Intanto, Italia Viva con Michele Anzaldi continua a martellare contro la «faziosità» della gestione Salini, da mandare via subito. La scadenza del Cda è a luglio, Salini non brama affatto per restare. Ma non è detto con assoluta certezza che non si abbia una proroga. L’attuale assetto garantirebbe alla Lega di tenersi la «presidenza di garanzia» con Marcello Foa (e non è affatto poco) e a M5S di poter contare ancora su Salini (che è tanto). Per il Pd sarebbe una tragedia, ma i dem ormai alle tragedie sono abituati. Magari potrebbero accettare una più o meno breve proroga per avere il tempo di fare quella riforma della governance Rai cui il Nazareno dice di tenere moltissimo.
 

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