Navi migranti, Crosetto: «L'Europa non può più voltarsi dall'altra parte. Vogliamo che l'Ue regoli i flussi»

Il ministro della Difesa: «Siamo nel giusto, vogliamo obbligare la Ue a regolare i flussi»

Navi migranti, Crosetto: «L'Europa non può più voltarsi dall'altra parte»
di Alberto Gentili
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Giovedì 10 Novembre 2022, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 11 Novembre, 08:26

Ministro Crosetto, sui migranti ora è scontro anche con Parigi. La Francia sostiene che non rispettate le regole e che è «inaccettabile» il rifiuto dell’Italia ad accogliere la nave Ocean Viking... Cosa risponde?
«L’Italia in questa fase ha dimostrato di saper coniugare il rigore con l’umanità, l’accoglienza dei deboli e con la volontà di ragionare sul problema dell’immigrazione clandestina. Vogliamo obbligare, forzare, l’Unione europea a non voltarsi dall’altra parte e a prendere una decisione seria, razionale, definitiva che tenga conto delle regole, della realtà, della possibilità concreta di accogliere le persone dandogli una possibilità di integrarsi, senza finire nel baratro dello sfruttamento, della povertà, dell’alienazione».

Se ne parla da anni. Nel frattempo è riesplosa la guerra sulle navi ong.
«Far scendere i migranti a terra, infischiandosene di quello che sarà il loro destino non è un modo serio di occuparsi di loro, ma solo una scelta per lavarsi la coscienza senza fare nulla. L’integrazione non si fa così, non si fa sotto pressione. Anche il Vaticano ha evidenziato che l’Italia non va lasciata sola. Bisogna impedire ai trafficanti di lucrare sulle vite umane: dietro a ogni partenza dall’Africa ci sono migliaia di euro pagati a trafficanti e scafisti. E, allo stesso tempo, va costruito un percorso giuridico per regolamentare i flussi migratori. È arrivato il momento di mettere la parola fine a questa drammatica querelle che si trascina da anni. Come ha detto oggi la Meloni - mi permetta di citare il mio presidente del Consiglio - “il governo italiano sta rispettando tutte le convenzioni internazionali e il divieto imposto alle navi ong di sostare in acque italiane, oltre il termine necessario ad assicurare le oppressioni di soccorso e assistenza ai soggetti fragili, è giustificato è legittimo”».

Come si spiega le critiche della Francia dopo che martedì Meloni aveva «ringraziato sentitamente» Macron?
«Non so spiegarle. Ma so che tutti sono bravi a pontificare su ciò che dovrebbe fare l’Italia e bravissimi a non fare nulla per i migranti. Il tema, la Francia e l’Europa lo devono capire, non è più eludibile».

Meloni ha risposto a Parigi in modo piccato, sostenendo che la linea italiana è legittima. Lei?
«Ho letto sul vostro giornale il parere di Loffreda, il più grande esperto di diritto del mare che esista in Italia, in cui veniva data piena legittimità giuridica alle decisioni del governo».

Lei chiede una risposta europea, ma a frenare la redistribuzione dei migranti sono i Paesi sovranisti come Polonia e Ungheria: i vostri alleati sono i vostri nemici in questa partita...
«Tutti i governi europei sono alleati e non nemici. Non poniamo un tema nazionalista o sovranista. Chiediamo regole. Una volta che verranno fissate, i Paesi europei dovranno seguirle. Chi non vorrà farlo dovrà giustificare la sua decisione».

Oggi incontrerà il segretario generale della Nato, Stoltenberg. Confermerete il sostegno militare all’Ucraina?
«Con Stoltenberg, visto che il governo si è appena insidiato, Meloni ed io illustreremo la posizione dell’Italia nella Nato. Ribadiremo che la nostra linea è quella seguita dal nostro Paese negli ultimi settant’anni: adesione convinta all’Alleanza atlantica, sostegno convinto senza se e senza ma alla coalizione occidentale che sostiene l’Ucraina. Roma onorerà tutte le decisioni che verranno prese assieme ai nostri alleati. Così come hanno fatto tutti i governi precedenti».

Dopo un colloquio con il suo omologo americano Austin è filtrato che l’Italia è pronta a fornire sistemi anti-missile a Kiev. È vero?

«Non so cosa sia filtrato e da giorni leggo sui giornali notizie su cosa dovremmo inviare in Ucraina, su missili, su sesti decreti. Poi, però, alle sette e trenta del mattino vengo al ministero della Difesa dove non faccio l’usciere ma il ministro e non stiamo preparando un sesto decreto, non stiamo parlando di missili da inviare a Kiev. Non escludo che possa esserci in futuro un nuovo provvedimento e che ci sarà una discussione all’interno della Nato e dell’Ue per ulteriori aiuti militari all’Ucraina, ma nelle ultime settimane abbiamo parlato di formazione, di sostegno economico, di fondi per la ricostruzione delle infrastrutture civili danneggiate dall’aggressione russa. Per ora però stiamo ultimando la fornitura degli approvvigionamenti militari promessi dal governo precedente, con il sì anche del pacifista Conte».

Prendere tempo sul sesto decreto, risponde all’esigenza di ascoltare le istanze di Salvini e Berlusconi contrari a proseguire il sostegno militare all’Ucraina?
«Non sto prendendo tempo perché nessuno ci batte il tempo. Quando ci verrà formalizzata una richiesta, se sarà formalizzata, decideremo con tranquillità. Ne parleremo. E useremo le stesse procedure adottato dal governo Draghi: abbiamo una cornice che fino al 31 dicembre ci permette di decidere forniture militari con passaggio parlamentare ma non in aula. Ma potrà esserci una decisione a livello politico per stabilire un passaggio diverso, non spetta però solo a me prenderla».

Quando il prossimo anno sarà necessario una deliberazione parlamentare per inviare nuove armi a Kiev, teme il “no” di Lega e Forza Italia?
«Non so se ci sarà necessità di una decisione del genere a gennaio o febbraio. Ma posso dirle fin d’ora che non temo i distinguo di nessuno. Lega e Forza Italia sapranno essere responsabili e saranno coerenti con la loro posizione che è la stessa del presidente Meloni che ha garantito il sostegno alla difesa dell’Ucraina».

Molti ritengono che armare Kiev vuol dire rinunciare alla pace. Cosa ne pensa?
«Dico che c’è necessità di pace e di dialogo dal giorno dopo l’inizio del conflitto. Penso che l’obiettivo principale sia fermare lo scontro in atto, aprire un tavolo di trattativa, arrivare a una definizione delle questioni e far scoppiare la pace. Il problema è come arrivarci, trovare il percorso giusto e praticabile. Di certo, non bastano le dichiarazioni d’intenti».

Crede siano reali le minacce nucleari di Mosca?
«Purtroppo nessuno di noi sta nella mente degli uomini. La follia ha percorso spesso la storia dell’umanità. Mi auguro che non si ripeta. E noi dobbiamo far di tutto per scongiurare che possa esserci anche la più remota possibilità di arrivare a uno scontro nucleare».

Martedì Meloni ha criticato Draghi sul Pnrr, sostenendo che non sono stati spesi 12 dei miliardi previsti.
«Non è una critica a Draghi, è una costatazione della verità, dello stato dell’arte. Primo: esiste un ritardo del Pnrr perché la struttura burocratica italiana non riesce a tenere i tempi richiesti per scaricarlo a terra. Secondo: l’impennata dei prezzi delle materie prime ha provocato un incremento dei costi delle opere pubbliche del 30-35%. E Meloni ha sottolineato solo questo».

Volete rimodulare il Pnrr per ottenere più fondi o per destinare parte delle risorse all’emergenza energia?
«Il tema è non sprecare quelle risorse non riuscendole a spendere. Se un’opera costava 100 e ora costerà 130 è inutile che faccio finta che costi 100 e poi, quando ho speso 100, non ho finito l’opera pubblica la Ue ci chiede i soldi indietro. Questo è da suicidi. E’ una questione di buonsenso ridurre il numero degli interventi, consentendo di realizzare tutti quelli realizzabili concretamente».

Una parte dei fondi Ue potrebbero essere utilizzati per tagliare le bollette a imprese e famiglie?
«Mi auguro proprio di sì. Il caro energia sta annientando aziende e famiglie e va ascoltato il loro urlo disperato. Non sta però a me scegliere lo strumento, tocca alla Ue».

Come valuta l’iper attivismo di Salvini? Sembra che voglia dettare lui l’agenda del governo sul fronte economico...
«Salvini è sempre stato iper attivo. Considero il suo atteggiamento positivo: preferisco le persone che fanno molto piuttosto che quelle che dormono».

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