Meloni, le 5 sfide del nuovo governo: dal caro-bollette all'immigrazione. Cosa ha detto nel discorso

Il discorso interrotto da 70 applausi. Dentro ci sono le priorità dell'agenda Meloni. Dal presidenzialismo alla lotta al traffico dei migranti, ora "un piano Mattei per l'Africa"

Meloni, le 5 sfide del nuovo governo: dal caro-bollette all'immigrazione. Cosa ha detto nel discorso
di Francesco Bechis
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Martedì 25 Ottobre 2022, 16:28 - Ultimo aggiornamento: 18:35

Cinque anni, cinque sfide prioritarie. È l'orizzonte che attende il governo Meloni alla prova di una tempesta d'autunno. Gas e caro-bollette, guerra in Ucraina, inflazione. Non c'è tempo per i convenevoli per il primo governo di destra della storia repubblicana.

E lo ha ribadito senza giri di parole la premier Giorgia Meloni nel suo discorso per la fiducia alla Camera. Il programma con cui il centrodestra è arrivato unito a Palazzo Chigi è ampio e guarda al lungo periodo. Ma sul breve periodo c'è una scaletta di priorità ben definita. 

IL CARO BOLLETTE

La prima, la più immediata: il caro-energia. Famiglie e imprese italiane sotto il torchio delle bollette triplicate, quadruplicate rispetto a un anno fa non hanno più tempo. O il governo interviene subito, o le saracinesche vanno giù. A loro va il primo pensiero di Meloni dall'aula di Montecitorio. Alle «molte imprese, che potrebbero essere costrette a chiudere e a licenziare i propri lavoratori» ma anche a «milioni di famiglie che già oggi non sono più in grado di fare fronte al rincaro delle bollette».

Il piano? «La nostra priorità deve essere mettere un argine al caro energia e accelerare in ogni modo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la produzione nazionale», spiega Meloni. Ma c'è anche una promessa. Il nuovo governo ritiene «necessario mantenere e rafforzare le misure nazionali a supporto di famiglie e imprese, sia sul versante delle bollette sia su quello del carburante». A costo, se serve, di «rinviare altri provvedimenti».

IL NODO INFLAZIONE

Lo ha detto la premier appena dopo il giuramento, durante il suo primo Consiglio dei ministri: «Contano solo Pil e inflazione». Ha rincarato alla Camera chiedendo la fiducia. «Le famiglie italiane si trovano a dover fronteggiare un livello di inflazione che ha raggiunto l’11,1% su base annua e ne sta erodendo inesorabilmente il potere d’acquisto, nonostante una parte di questi aumenti sia stata assorbita dalle aziende», spiega. 

Di qui l'annuncio di misure per ridurre le imposte sui premi di produttività, «dall’innalzamento ulteriore della soglia di esenzione dei cosiddetti fringe benefit e dal potenziamento del welfare aziendale». E ancora, la promessa di allargare la platea di beni primari che godono dell'IVA al 5%. Appuntamento, comunque, alla prossima legge di bilancio, su cui la premier è già al lavoro insieme al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

 

CON L'UCRAINA

Ne ha fatto un manifesto, sarà una priorità del governo. «L’Italia continuerà ad essere partner affidabile in seno all’Alleanza Atlantica, a partire dal sostegno al valoroso popolo ucraino che si oppone  all’invasione  della Federazione Russa», ha chiarito in aula la premier. Applausi scroscianti, ma non unanimi (più silenziosi, hanno notato dalle tribune, fra i banchi leghisti). Niente virate in politica estera dunque. A costo di pagare un prezzo questo inverno. «Sbaglia chi crede sia possibile barattare la libertà dell’Ucraina con la nostra tranquillità. Cedere al ricatto di Putin sull’energia non risolverebbe il problema, lo aggraverebbe aprendo la strada ad ulteriori pretese e ricatti».

PRESIDENZIALISMO, LA RIFORMA BANDIERA

Poi c'è il lungo termine, l'orizzonte che guarda anche oltre la legislatura appena iniziata. E qui a imporsi c'è soprattutto una riforma cardine del programma meloniano: il presidenzialismo. «Una riforma costituzionale in senso presidenziale, che garantisca stabilità e restituisca centralità alla sovranità popolare. Una riforma che consenta all’Italia di passare da una “democrazia interloquente” ad una “democrazia decidente”».

L'instabilità politica, ha detto Meloni,  è «la ragione per la quale la capacità negoziale dell’Italia nei consessi internazionali è stata debole» e la causa della fuga degli investitori stranieri «che mal sopportano la mutevolezza dei governi, sono stati scoraggiati». Una riforma che, comunque, richiederà una maggioranza più ampia di quella ottenuta dal centrodestra e potrebbe essere sottoposta a referendum.

IMMIGRAZIONE, SI CAMBIA

Non è in cima alla lista delle emergenze. Ma è un tratto identitario nel programma conservatore e il nuovo governo ha le ricette chiare. «Il nostro obiettivo è impedire che sull’immigrazione l'italia continui a farsi fare la selezione in ingresso dagli scafisti», ha tuonato Meloni in aula. Chiarendo però di non voler «in alcun modo mettere in discussione il diritto d’asilo per chi fugge da guerre e persecuzioni».

Risolvere il problema alla radice, questa l'ambizione del governo Meloni, certo non facile. Di qui nasce l'idea, ha spiegato la premier, di un "Piano Mattei per l'Africa" (in onore del fondatore dell'Eni Enrico Mattei), «un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra Unione Europea e nazioni africane, anche per contrastare il preoccupante dilagare del radicalismo islamista, soprattutto nell’area sub-sahariana». 

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