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Matteo Renzi a Controcampo: «Sanzioni, un fondo per indennizzare le imprese»

«Merkel mediatrice. Sì alla solidarietà sui profughi, ma ora rivediamo Dublino»

Renzi a Controcampo: «Sanzioni, un fondo per indennizzare le imprese»
di Massimo Martinelli e Barbara Jerkov
5 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Febbraio 2022, 18:10 - Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio, 13:11

Un fondo per indennizzare le imprese europee danneggiate dalle sanzioni alla Russia. Matteo Renzi, ospite di Controcampo, le videointerviste del Messaggero tv, interviene sulla guerra in Ucraina. Ma anche - alla vigilia dell’assemblea nazionale di Iv che si apre oggi a Roma - sui temi dell’agenda politica interna, dalla giustizia alle alleanze.

Nessun intervento militare sul territorio ucraino, ha detto la Nato. Le sanzioni dividono l’Europa. Dunque che fare presidente Renzi?
«Le sanzioni partiranno. E la prima cosa da dire è che occorre un fondo per le imprese, come quello fatto per la Brexit ma grande il doppio. L’Europa ha messo 5.4 miliardi di euro per garantire sostegno alle aziende penalizzate dalla Brexit: nel momento in cui si sceglie la strada delle sanzioni, non le può pagare il settore calzaturiero delle Marche o quello agricolo del Sud. Putin, insieme a Xi Jinping, punta a realizzare un nuovo ordine mondiale che duri molti anni, e su questo l’Ue e la Nato non possono restare inerti. Serve una risposta forte e con una voce comune, e io ritengo che l’unica personalità in grado di esprimerla oggi sia Angela Merkel».
Lei ha sempre mantenuto i rapporti con la ex cancelliera. Anche in questa vicenda? Sarebbe disponibile?
«La mia tesi è che per far stare l’Ue e la Nato al tavolo ci vuole una persona autorevole e credibile agli occhi del Cremlino perché Putin è un uomo che sa misurare i rapporti di forza fin troppo bene. Da questo punto di vista sono convinto che Angela Merkel sarebbe la più adatta, ma bisogna chiederglielo».
Zelensky ha rivolto un appello accorato all’Europa: non lasciatemi solo, anche la mia famiglia è in pericolo. Come rispondere? E cosa immagina per il leader ucraino, un futuro in esilio, una forza Nato dovrebbe intervenire e portarlo via o cos’altro?
«Difficile dirlo, nelle dinamiche di queste ore ogni momento cambia le carte in tavola. Resta il dato drammatico anche personale di un uomo che si sente sotto assedio. Ad essere sotto assedio è un paese intero con centinaia di morti. E presto ci saranno migliaia di profughi che arriveranno, paradossalmente, alle porte di quei paesi - Polonia e Ungheria in primis - che non volevano i profughi quando arrivavano dall’Africa, dicendo “c’è l’accordo di Dublino”. Io sono convinto che il paesi di Visegrad che tanto hanno sbraitato contro di noi quando i migranti arrivavano sulle nostre coste, saranno i primi oggi a chiedere che ci sia una solidarietà europea sui rifugiati che vengono dall’Ucraina. Io sono d’accordo su questa solidarietà europea voglio però sia chiaro che a questo punto devono cambiare le regole di Dublino per tutti».


Lei giovedì si è dimesso dal board dei Delimobil, la grande società italo-russa di car sharing. L’ha fatto per prevenire polemiche o per cos’altro?
«Per fare un gesto anche solo simbolico, anche se altri ex primi ministri che pure occupano posti in Cda operanti in Russia non l’hanno fatto. E’ una scelta di sensibilità personale».
Venendo ai temi di politica interna, l’altro giorno in Senato lei ha pronunciato un discorso durissimo chiedendo che il Senato sollevasse conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Firenze che la vede indagato: questa battaglia la faccio non per me ma per la dignità di una istituzione, ha detto. Il Senato ha approvato a larghissima maggioranza. Un segnale di svolta per i rapporti politica-magistratura?
«Auspico un nuovo corso, certo. Non tanto per me, nel senso che il processo che mi riguarda, che dal mio punto di vista è uno scandaloso processo politico alla politica, io devo comunque affrontarlo e difendermi, anche se la Cassazione ha già annullato per cinque volte i provvedimenti disposti dai pm di Firenze. Quello che abbiamo sostenuto in Senato è molto semplice: anche i magistrati devono rispettare le leggi».
Questo problema esiste da decenni: perché la politica non è mai riuscita ad affrontare la responsabilità civile dei magistrati?
«Perché è pavida. Perché la politica per un avviso di garanzia cacciava le persone. L’unico tentativo è stata la legge approvata nel 2015 dal mio governo nel nome di Enzo Tortora ma che è ancora ben poca cosa rispetto a quello di cui ci sarebbe bisogno».
I referendum sulla giustizia potrebbero aiutare?
«Io ovviamente voterò e voterò sì, ma è anche vero che dal campo sono stati tolti i quesiti più interessanti. Diciamo che è un modo per dare un segnale».
Sul conflitto di attribuzione, l’altro giorno, il Pd ha votato con Iv, M5S contro. Può essere l’inizio di una svolta nelle alleanze per i dem?
«Il Pd in Senato ha fatto una scelta coerente con il garantismo e la serietà della propria storia. Anche M5S è stato coerente, ma con una storia di giustizialismo. È stato un passo avanti importante, dopodichè vedremo cosa accadrà. Noi abbiamo sempre cercato di dare una mano al Pd in questo periodo, da Siena a Roma, poi ci sono anche stati incidenti, come sulla legge Zan... Se son rose fioriranno. Noi non staremo con i sovranisti di destra, quindi Salvini e Meloni, né con i populisti di sinistra. Questo è il nostro spazio politico. Noi siamo lì, spero che ci sarà anche il Pd».
 

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