Green pass per tutti i lavoratori, decreto unico per gli statali e nelle aziende

Green pass al lavoro, decreto unico per gli statali e nelle aziende
di Andrea Bassi e Alberto Gentili
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Sabato 11 Settembre 2021, 00:33 - Ultimo aggiornamento: 19:29

«Il Green pass dovrà valere sia per i lavoratori pubblici che per quelli privati», dice il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta. E da diverse fonti di governo filtra - anche a causa del pressing di Confindustria che con Carlo Bonomi chiede un «provvedimento urgente per mettere in sicurezza» fabbriche, uffici e aziende private - che la prossima settimana Mario Draghi potrebbe mettere in stand by la strategia dei «piccoli passi» volta a limitare lo scontro con Matteo Salvini. E puntare su un «provvedimento unico» (senza partire come previsto prima dagli statali) sia per i dipendenti pubblici, sia per quelli privati.

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Green pass per tutti i lavoratori

A favore di questa linea spingono tutti i partiti di maggioranza (governatori della Lega esclusi) e il ministro della Salute Roberto Speranza che nel Green pass, al pari di Draghi, vede la chiave per spingere la campagna vaccinale, mettere in sicurezza i luoghi di lavoro, evitare nuove chiusure e scongiurare l’obbligo del vaccino, raggiungendo entro ottobre quota 90% di immunizzati. «Però scrivere queste norme non è facile», spiega una fonte di governo che cura il dossier, «ci sono decine di questioni da sciogliere, a cominciare dai controlli e dalle sanzioni per i lavoratori senza Green pass. Ma se lunedì fosse decisa un’accelerazione, il provvedimento unico si potrebbe varare anche la prossima settimana». 

Questo decreto - che anticiperebbe l’intervento sul settore privato anche per dare almeno 20-30 giorni di tempo ai lavoratori (come è avvenuto per la scuola) di vaccinarsi ed evitare dunque di far scattare soltanto a novembre il lasciapassare verde in fabbrica e in azienda - riguarderebbe anche il personale che opera nei settori per i quali il lasciapassare verde vale già per clienti e utenti: bar e ristoranti al chiuso, cinema e teatri, palestre e piscine, sale gioco e parchi tematici, stadi e congressi, aerei, navi, bus e treni a lunga percorrenza.

 

Nel privato la strada sembra segnata. E anche nel pubblico il governo marcia a passo forzato. Dei 3,2 milioni di lavoratori del pubblico impiego, circa 300-350 mila, secondo le stime del dipartimento della Funzione pubblica, sarebbero non ancora vaccinati. Per loro varranno le stesse identiche regole introdotte nella scuola. Chi non ha il vaccino per entrare sul luogo di lavoro dovrà fare ogni 48 ore un tampone. Lo Stato coprirà il costo del test solo ai soggetti fragili, i No vax dovranno pagarsi da soli l’esame. Dopo cinque giorni di assenza ingiustificata dal lavoro, il dipendente verrà messo in aspettativa senza stipendio. 

La domanda, però, che nel governo si sono iniziati a fare in queste ore è se queste regole così stingenti debbano valere anche per le forze dell’ordine. Il tema è delicato. Nella polizia ci sono 82 mila vaccinati su un personale che conta 94 mila dipendenti. Nei carabinieri ci sono 6 mila non vaccinati su 111 mila militari, nei vigili del fuoco non ha fatto il siero poco meno del 10% dei componenti del corpo che, in tutto, sono 35 mila. 

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Le regole

Brunetta ha più volte detto che le regole nel pubblico impiego devono essere uguali per tutti. A maggior ragione per chi quelle stesse regole è poi destinato a farle rispettare. Nel caso delle forze dell’ordine, tuttavia, lasciare a casa e senza stipendio del personale, equivarrebbe a ridurre sicurezza e controlli sul territorio. Un rebus difficile da sciogliere. In realtà una soluzione ci sarebbe, ossia quella di allargare a queste categorie l’obbligo vaccinale oggi previsto per il personale sanitario. 

L’altro tema collegato al Green pass, è il rientro degli statali al lavoro. Quello che Brunetta pensa dello smart working, o del lavoro a domicilio all’italiana, come lo ha definito il ministro, è noto. L’intenzione, non appena il Green pass obbligatorio sarà diventato legge, è quello di far rientrare in ufficio la maggior parte dei dipendenti pubblici.


Il primo passo sarà l’adozione di un Dpcm che riporterà il lavoro in presenza ad essere «modalità ordinaria». Il rientro, inizialmente previsto per la fine di settembre, potrebbe slittare di un paio di settimane: il 4 o l’11 di ottobre. Si partirà probabilmente dal front office. Poi via via tutti gli altri. Si tratta però di un tema ancora in discussione. Anche perché la settimana prossima l’Aran, l’Agenzia che per il governo tratta al tavolo con i sindacati il rinnovo del contratto di lavoro, dovrà affrontare proprio il confronto sulle nuove regole dello smart working. La strada, tuttavia, appare ormai segnata.
 

 

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