Meloni, Lupi: «Giorgia sceglierà i ministri insieme al Quirinale. Caso Carroccio? Non esiste»

Il centrista: "Giorgia sta dimostrando grande senso istituzionale, nessun veto su Salvini"

Meloni, Lupi: «Giorgia sceglierà i ministri insieme al Quirinale. Caso Carroccio? Non esiste»
di Francesco Bechis
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Sabato 1 Ottobre 2022, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 12:13

Niente strappi o corse in solitaria. A Roma come a Bruxelles, mentre si aggrava la crisi del gas, il centrodestra guidato da Giorgia Meloni giocherà secondo le regole, spiega Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.
La coalizione è alle prese con il totoministri. Meloni dovrebbe andare da Mattarella con una lista in tasca?
«La lista si farà insieme al presidente quando darà l'incarico. Meloni si sta muovendo con grande sensibilità istituzionale. Ha incontrato i leader della coalizione ma senza allestire consultazioni personali».
Il Viminale sembra allontanarsi da Salvini. C'è un veto sul leader leghista?
«Non c'è un veto o un caso Salvini. L'autorevolezza del prossimo governo starà anche nel valorizzare i leader della coalizione. È il primo esecutivo nato da una maggioranza politica negli ultimi undici anni e questo ci dà una grande responsabilità, dobbiamo dare subito risposte alla crisi».
Lupi tornerà in campo come ministro?
«Io come tutti sono disponibile a dare il mio contributo per attuare il programma».
Non solo ministeri, ballano anche le presidenze delle Camere. Giusto darne una all'opposizione?
«Con un sistema maggioritario è giusto che le presidenze di Camera e Senato spettino alla maggioranza. Per dare spazio alle opposizioni ci sono le presidenze delle commissioni di garanzia. E si possono rivedere i regolamenti per ampliare il ventaglio».

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Fuori dai palazzi romani c'è un altro caso che tiene banco: le regionali in Lombardia e lo scontro tra Fontana e Moratti. Come se ne esce?
«In queste elezioni il centrodestra ha ottenuto una maggioranza assoluta in Lombardia. Non posso sapere a quali promesse faccia riferimento Letizia, ma penso che rimettere ora in discussione i patti significhi farsi del male».
Intanto la crisi energetica si abbatte su famiglie e imprese. Da dove si parte per ridurre i danni?
«Serve una risposta immediata o il Paese diventa una polveriera. La prima strada passa dall'Europa, a partire dalla battaglia per il tetto al prezzo del gas. Come con la pandemia, da soli non ci salviamo».
Poi?

«Un freno al caro-bollette. Con sei mesi di morosità incolpevole per chi non può materialmente pagare. Senza tagliare luce e gas ad aziende, famiglie e ospedali».
E le coperture?
«Con la rateizzazione dei pagamenti lo Stato deve coprire solo gli interessi. E poi ci sono due forzieri. Da una parte gli extra-profitti delle aziende energetiche, dall'altra i fondi strutturali europei e una parte del Pnrr».
La Germania intanto va da sola. Per Salvini è un esempio da seguire, Meloni chiede una concertazione europea.
«Condivido la posizione di Giorgia, se accettiamo un liberi tutti e uno scontro tra forti e deboli l'Europa fallisce la sua missione. L'Italia, che peraltro ha un debito pubblico ben più alto della Germania, deve farsi regista di questo sforzo comunitario».

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In questa fase Draghi è una risorsa?
«Draghi è e resta una risorsa istituzionale di questo Paese. E sono convinto che non farà il nonno della Repubblica. Ma, come lui stesso ha fatto capire, non è una balia e non va strumentalizzato».
Fra il premier e Meloni il canale è sempre aperto.
«Perché è fondamentale una transizione ordinata. E perché la nuova maggioranza politica deve sostenere Draghi nella battaglia per il price-cap europeo sul gas».
Uno scostamento di bilancio è da evitare a tutti i costi?
«È un'estrema ratio. In un momento così delicato non si può ignorare il debito pubblico. Come ho detto, ci sono altre strade da percorrere tra Roma e Bruxelles nel breve termine».
E nel lungo?
«Nel lungo periodo tamponare con il gettito Iva e gli extra-profitti così come i fondi europei non basterà. Adesso però è vitale intervenire senza perdere tempo».
A proposito di fondi europei. FdI ha aperto a una rinegoziazione del Pnrr. È d'accordo?
«Noi siamo stati chiari: prima va attuato, poi semmai si può ridiscutere. La vera urgenza è spendere i fondi e realizzare le opere finanziate puntando sulla semplificazione e sburocratizzazione dei bandi. Più in là, lo ha ammesso anche Gentiloni, adattamenti e correzioni sono possibili».
Capitolo esteri: Meloni si è mostrata inflessibile nel sostegno a Kiev e alle sanzioni contro Mosca ma nel centrodestra non tutti cantano in coro.
«E invece credo che la nostra collocazione sia fin troppo chiara: europeista, atlantica, occidentale. Con l'Ucraina e contro l'aggressione russa».
Quindi niente virate in arrivo?
«Vede, la forza del centrodestra sta nel programma unitario che ha sottoscritto e consegnato agli italiani, una roadmap inequivocabile. Siamo gli unici ad averlo fatto e manterremo i patti».

 

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