Eutanasia, Parlamento fermo: deciderà la Consulta. Il no del Papa

Sabato 21 Settembre 2019 di Barbara Acquaviti e Valentina Errante
Eutanasia, il Papa in campo Consulta verso la decisione

Contro ogni possibile apertura a pratiche di eutanasia o suicidio assistito. Papa Francesco torna a far sentire la propria voce alla vigilia della decisione della Corte Costituzionale sulla questione di legittimità delle norme che puniscono l'aiuto al suicidio.

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Sulla questione, sollevata dalla Corte di Assise di Milano nell'ambito del procedimento contro Marco Cappato, autodenunciatosi dopo aver accompagnato in Svizzera Dj Fabo, la Corte aveva concesso, invano, un anno al parlamento per legiferare. Nulla è stato fatto ed è molto improbabile che ora la Consulta decida di concedere una ulteriore proroga. Come chiedono alcune forze politiche, anche perché fino ad ora neppure l'avvocatura dello Stato è stata coinvolta per chiedere in giudizio più tempo per formulare una nuova norma.
Così alla vigilia delle due udienze, che il 24 settembre potrebbero consegnare al Paese un verdetto epocale, cresce la tensione. Lo scenario potrebbe cambiare in corner: i legali di Palazzo Chigi potrebbero ricevere un mandato per costituirsi davanti alla Corte e chiedere che conceda più tempo al legislatore visto che la questione riguarda «un incrocio di valori di primario rilievo», come avevano sostenuto gli stessi giudici lo scorso anno.

LA NORMA VIGENTE
Nella sollecitazione al Parlamento, però, la Corte anticipava il proprio sentire, definendo come «costituzionalmente non compatibili» gli effetti della norma vigente, ma sollecitava le Camere a «scongiurare possibili vuoti di tutela di valori, anch'essi pienamente rilevanti sul piano costituzionale». Sul rischio le forze politiche si dividono, da un lato Forza Italia, che spera ancora in un rinvio. Dall'altro i Cinquestelle che si trovano sulla posizione più liberale. In mezzo i dem, divisi anche all'interno, ai quali avere più tempo per trattare non dispiacerebbe.
Parla ai cattolici, Papa Francesco, e non vacilla: «Si può e si deve respingere la tentazione - indotta anche da mutamenti legislativi - di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l'eutanasia». È tornato a dirlo ieri, ricevendo la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Non è il primo appello del pontefice che torna a fare riferimento ai valori cattolici e alla tutela della vita.

La prova di forza alla Camera, le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali, il 31 luglio scorso, nonostante un dibattito durato due mesi, si sono arrese di fronte all'impossibilità di produrre almeno un testo base. Principalmente a causa della distanza siderale all'interno dell'allora maggioranza, vista la posizione assolutamente liberale del Movimento Cinquestelle. Pur se meno lontani, tuttavia, anche gli orientamenti tra i giallorossi non combaciano. Il Pd, e altrettanto vale per Italia viva di Renzi, è attraversato da diverse opinioni. E c'è una parte consistente che ritiene necessario fare da sponda al mondo cattolico.

LE PROPOSTE
D'altra parte, ora che la Lega non è più in maggioranza, è proprio ai dem che guarda la Chiesa per stoppare le posizioni del M5s. In tutto, oltre a quella di iniziativa popolare, alla Camera, le altre proposte sono state presentate: da Andrea Cecconi del gruppo Misto, Michela Rostan di Liberi e uguali, Doriana Sarli del Movimento cinquestelle e Alessandro Pagano della Lega. Altre due sono invece state depositate al Senato, una da Tommaso Cerno del Pd e l'altra dal pentastellato Matteo Mantero.

A palazzo Madama, tuttavia, l'esame non è mai cominciato. Per questo, Forza Italia ha presentato una mozione nella speranza che la Corte Costituzionale conceda altro tempo, visto che - in virtù del bicameralismo perfetto - il tema è stato affrontato soltanto da Montecitorio. Polemiche, inoltre, ha suscitato la notizia di una telefonata, definita informale, del presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, al presidente della Corte Costituzionale. Una scelta che è stata apertamente criticata da Marco Cappato che ha commentato: «È stata una «pressione indebita».

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