Elezioni Quirinale, imbarazzo centrodestra: «E se Berlusconi va avanti?»

La caccia ad un nome condiviso anche da Pd e M5S passa per la rinuncia del Cavaliere

Elezioni Quirinale, imbarazzo centrodestra: «E se Berlusconi va avanti?»
di Marco Conti
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Lunedì 27 Dicembre 2021, 07:36 - Ultimo aggiornamento: 18:04

«E adesso, chi glielo dice?». La domanda è ancora sospesa e in cerca d'autore. Ovvero di una sorta di kamikaze che si intesti quella risposta che giovedì scorso, durante il vertice del centrodestra, molti avevano sulla punta della lingua - mentre Berlusconi spiegava di avere «cento voti in più» - ma che nessuno ha trovato il coraggio di tirar fuori: «Silvio, quei voti che tu dici di avere per essere eletto al Quirinale, non ci sono».

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Il ruolo

Per rispetto, o forse per non deludere l'anziano ex premier a ridosso del Natale, alla fine tutti i leader alleati - da Salvini a Meloni passando per Toti, Cesa e Lupi - hanno deciso di rivedersi «dopo le feste». D'altra parte il giorno prima Mario Draghi aveva preso in contropiede un po' tutti. Sia coloro che già lo volevano al Quirinale - cercando magari di intestarsi il ruolo di king maker - sia coloro che continuano a sperare di lasciarlo a Palazzo Chigi, per bruciarlo nel restante anno di legislatura o per preservarlo come riserva, qualora le elezioni del 2023 finiscano come le ultime.

Prima di entrare nella sfida del Quirinale, il centrodestra è quindi chiamato a giocare una partita tutta interna e che non si annuncia come un'amichevole. Matteo Salvini ormai telefona o invia messaggi a Draghi quasi ogni giorno. Per ribadire il suo ruolo di interlocutore del centrodestra, ieri ha parlato con il premier del costo dell'energia. Il leader della Lega mantiene anche uno stretto rapporto con Matteo Renzi che da giorni tenta di convincere il centrodestra «ad assumere l'iniziativa». Ovvero a mettere da parte la candidatura del Cavaliere - già ampiamente silurata da Pd e M5S - e a proporre altro nome in modo da lasciare Draghi al governo. Il compito si annuncia però ancor più difficile, visto i veti incrociati.

 

«Per noi sicuramente Berlusconi sarebbe il miglior candidato possibile e il miglior presidente della Repubblica. Credo che lui stia riflettendo, poi decideremo tutti insieme a gennaio», ribadisce il coordinatore azzurro Antonio Tajani. Posto che non sarà facile convincere il Cavaliere al passo indietro, e che però il solo mettere ai voti in Aula la sua candidatura rischia di scatenare una tale bagarre da rendere difficile rimettere poi insieme i cocci, anche nel Pd si torna a parlare di quel possibile bis che Sergio Mattarella ha sempre escluso con forza e che comunque dovrebbe come minimo presupporre una unanime richiesta da parte di tutte le forze politiche che non sembra all'orizzonte. Ma se è vero, come sostiene Osvaldo Napoli, che «sui partiti incombe la responsabilità di trovare un accordo non più solo istituzionale ma anche e soprattutto politico», allora le maggioranze per Quirinale e Palazzo Chigi possono anche essere diverse.

Cosa può succedere

Anche perché Berlusconi, qualora dovesse vedere sfumare il sogno di succedere a Mattarella per colpa degli alleati, potrebbe andare direttamente sul nome di Draghi, considerare finito il centrodestra e dedicarsi alla costruzione col Pd di quella maggioranza-Ursula, super-europeista, che gli consentirebbe di intestarsi l'elezione di Draghi e la nascita di un nuovo governo, a prescindere dalle contorsioni della Lega e della scelta di opposizione di FdI. E se così andranno le cose, la riscrittura in senso proporzionale della legge elettorale, diventerebbe l'arma più feroce per spuntare le velleità dei due alleati. Il ritorno ad un sistema elettorale proporzionale piace molto anche al M5S. Giuseppe Conte, leader del Movimento, riunirà nei prossimi giorni lo stato maggiore grillino per decidere come muoversi nella girandola di incontri già in agende per dopo l'Epifania. Ma sul tavolo c'è soprattutto l'eventualità di ricorrere alla piattaforma degli iscritti per individuare il candidato ideale del M5S al Quirinale.

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