Prodi: «Germania più forte con Merkel. E i liberali non gioverebbero all’Italia»

Prodi: «Germania più forte con Merkel. E i liberali non gioverebbero all Italia»
di Mario Ajello
6 Minuti di Lettura
Martedì 28 Settembre 2021, 00:45 - Ultimo aggiornamento: 13:42

Professor Prodi, il voto tedesco racconta un’estrema frammentazione. Lei immaginava un quadro così?
«Sì, anche se i socialisti hanno fatto più di ciò che mi aspettavo. Ma Merkel è stata costretta ad intervenire con la respirazione artificiale sul leader della Cdu e sul finale lo ha aiutato molto. Ha pesato sull’esito di queste elezioni una caratteristica della cancelliera: persona gentile, ma durissima con i suoi avversari, anche quelli interni che aveva sapientemente divisi, e ha difeso Laschet solo all’ultimo minuto. La verità è che Merkel non ha mai voluto scegliere un erede».

Qual è il suo giudizio storico su Frau Angela?
«Ha utilizzato tutte le riforme fatte in precedenza e le ha tradotte in decisioni politiche dando continuità e forza alla Germania, che in questi 16 anni, con la Merkel, è diventata una grande potenza mondiale».

Come statista ha fatto molto bene per la Germania e meno bene per l’Europa?
«Direi che abbiamo avuto una sola Merkel per quanto riguarda la politica tedesca. Per quanto riguarda il rapporto con l’Europa, invece la Merkel non è stata una sola, ma quattro».

Germania, Spd è il primo partito: «Pronti a governare». Poche chance per la Cdu

Germania, il “semaforo” di Scholz: tratta con verdi e liberali

Addirittura quattro?
«La prima è quella, almeno ai miei occhi, dello smarrimento. Io, che ero presidente del Consiglio, dicevo con una battuta: una gran donna, ma viene dalla luna. La seconda è stata una Merkel che non capiva l’Europa. Ne era impaurita e quasi ostile».

La Merkel numero tre?
«E’ quella che comincia in occasione della crisi finanziaria e con la vicenda greca. Aveva un approccio rigorista, alla Schauble, e per punire la Grecia stava per far saltare l’Europa. Poi però il suo realismo - e qui siamo alla quarta Merkel - fa capire alla cancelliera che la grandezza della Germania sta solo nella grandezza dell’Europa. E allora ecco la sfida lanciata in Germania sull’accoglienza dei profughi siriani, e poi il suo appoggio alla nascita di Next Generation Ue, che è il rovesciamento della politica tedesca condotta fino ad allora».

Che voto generale darebbe a Frau Angela?
«Il mio giudizio è positivo. Anche se non c’è nessuna rivoluzione storica che può essere intestata a lei. E’ stata però la cancelliera della grande crescita tedesca. Poi ha capito l’importanza del ruolo tedesco in Europa e dell’Europa per la Germania».


Non crede che poteva fare di più per una crescita più bilanciata dell’Europa in tutte le sue parti?
«Se c’è adesso un’Europa anche economica lo dobbiamo alle azioni della Merkel degli ultimi anni. Meglio tardi che mai».

La super-potenza tedesca ha danneggiato altre nazioni?
«Questo no».

Neanche l’Italia ha patito qualcosa a causa della potenza tedesca?
«Nel momento della crisi finanziaria certamente siamo stati danneggiati. Ma se prendiamo tutto il periodo storico, non vedo un effetto negativo della Germania che è stato un motore trainante per molti paesi europei».


Con la Grecia però è stata usata un’austerità spietata.
«C’è stato un eccesso di rigidità. Tutti sapevano che la Grecia aveva truccato i conti. Ma il problema si poteva risolvere con un intervento di 30 miliardi che, per la Ue, non erano tanti. Ma la Merkel era in campagna elettorale per il voto in Nord-Reno Vestfalia e temeva che un atto di solidarietà nei confronti della Grecia le avrebbe alienato il favore degli elettori. Intanto, in attesa delle elezioni, la speculazione ha fatto il suo mestiere e i 30 miliardi si sono moltiplicati. Poi però la Merkel non è stata d’accordo con Schauble che avrebbe fatto uscire la Grecia dall’euro e il suo approccio nei confronti dell’Europa è cambiato in maniera fondamentale».

Il suo rapporto con l’Italia come è stato?
«Durante il mio governo è stato un rapporto positivo».

E poi?
«Bisogna chiedere ai miei successori».

Ma davvero la cancelliera stava per scoppiare a piangere quando, mentre eravate insieme allo stadio di Dortmund a vedere la semifinale dei mondiali del 2006, l’Italia sconfisse in extremis la Germania?
«Angela, I hate penalties, odio i rigori, le avevo appena sussurrato. E 15 secondi dopo il gol di Grosso e la vittoria. No, Merkel non si mise a piangere, ma era sconvolta. E mentre Franz Beckenbauer se ne andò subito via, arrabbiato, lei come al solito non perse la calma, era pietrificata».


Adesso si apre per la Germania uno scenario nuovo. Vede il rischio dell’instabilità al centro dell’Europa?
«Non lo vedo proprio. Andrà come l’altra volta: trattative lunghissime, 200 pagine di programmi, e si troverà la quadra. Qui è la differenza con l’Italia: alle 200 pagine di programma i partiti tedeschi terranno fede per tutta la legislatura. Quando feci io 200 pagine di programma, ridevano tutti: sono troppe! E invece, non erano troppe. Il problema è che nessuno aveva intenzione di rispettarle».

Crede anche lei che ora l’opzione di governo più probabile sia quella con Spd, verdi e liberali?
«Tutti vedono questo scenario. Io penso che non sia facile questo accordo e che alla fine si possa tornare alla grande coalizione, a parti rovesciate. Anche per un semplice motivo. Fino a poco tempo fa si diceva che il junior partner, cioè l’Spd, sarebbe stato distrutto. Ma ora quello è il partito che ha vinto. Io la grande coalizione non l’ho mai scartata. Dopo questo risultato la ritengo non probabile, ma più possibile di prima».

Professore, la vera questione che interessa l’Europa e gli italiani è questa: la Germania riproporrà per tutti la politica dell’austerità o dopo il Covid adotterà una politica più solidale e meno arcigna?
«Bisognerà vedere quanto potere avranno i liberali. Sono il partito più compatto su una politica che non gioverebbe certo all’Italia. La Cdu ha ancora una grossa corrente che sostiene l’economia sociale di mercato. Perciò alla fine potrebbero fare un accordo con i socialisti. Capisco, però, che questi miei ragionamenti non tengono conto delle possibili incompatibilità personali tra Scholz e Laschet. Ammesso che quest’ultimo rimanga al suo posto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA