Crisi governo, Berlusconi: «Unità nazionale o voto». Ma Salvini e Meloni non si fidano più

Crisi governo, Berlusconi: «Unità nazionale o voto». Ma Salvini e Meloni non si fidano più
di Barbara Acquaviti
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Martedì 26 Gennaio 2021, 07:44 - Ultimo aggiornamento: 10:22

ROMA Ora che la strada delle dimissioni di Giuseppe Conte è stata imboccata, nessuno nel centrodestra si azzarda a fare previsioni di lunga durata. E non soltanto perché si attende di capire come va a finire la partita che si sta giocando nel campo della maggioranza. Lo step by step è la conseguenza obbligata del tentativo di mantenere un'immagine di compattezza, pur sapendo che ognuno ha una sua idea per l'immediato futuro. Oggi riprende anche la prassi di riunirsi, cespugli compresi. In teoria per dimostrare unità, in pratica per controllarsi l'un l'altro.

Le voci


Le voci di nuovi pezzi di Forza Italia che si potrebbero staccare costringono Silvio Berlusconi a mettere le mani avanti per rassicurare gli alleati. «Voglio chiarire ancora una volta che nessuna trattativa è in corso, né ovviamente da parte mia, né di alcuno dei miei collaboratori, né di deputati o senatori di Forza Italia, per un eventuale sostegno di qualunque tipo al governo in carica». Non è un passaggio qualsiasi quello in cui si fa riferimento ai collaboratori. Perché dietro la generica definizione il nome che si nasconde è quello di Gianni Letta. I filo-sovranisti azzurri continuano, infatti, ad attribuirgli un grande attivismo nel cercare di traghettare senatori verso le acque tempestose della maggioranza.


Calma apparente


Il centrodestra è in uno stato di calma apparente. Con le dimissioni di Conte, ogni partito è costretto a rifare i calcoli prima di tutto al proprio interno e soltanto dopo con il resto dell'alleanza. Se lo sbocco fosse un ter qualche altro pezzo sparso di Forza Italia potrebbe imboccare la strada già scelta da Renata Polverini e Maria Rosaria Rossi. Ma il premier potrebbe entrare Papa e uscire cardinale e in quel caso comincerebbe tutta un'altra partita. «Se per caso gli stanno preparando il pacco e alla fine lo mollano è chiaro che si rientra tutti in gioco», spiega un deputato.


L'unica che non ha questo problema è Giorgia Meloni, non c'è bisogno nemmeno che lo ribadisca, tutti sanno che per lei l'unica strada e quella delle urne: «L'Italia non si merita questo schifo», dice. In teoria, lo stesso vale per Matteo Salvini: «Basta pasticci, basta perdite di tempo e basta con i giochi di palazzo e la compravendita di senatori, non è questo il governo che può accompagnare l'Italia fuori da questo disastro. Usiamo le prossime settimane per ridare la parola al popolo».


Ma c'è mezza Lega che si fida dell'intuito politico di Giancarlo Giorgetti. E lui lo ha detto in ogni modo, sia in conversazioni private che in pubblico, che lo sbocco preferibile sarebbe quello di un governo di unità nazionale.


Silvio Berlusconi, cocchiere di nave in gran tempesta, lascia la pratica nelle mani di Mattarella e tiene aperti due scenari: «La strada maestra è una sola: rimettere alla saggezza politica e all'autorevolezza istituzionale del Capo dello Stato di indicare la soluzione della crisi, attraverso un nuovo governo che rappresenti l'unità sostanziale del paese in un momento di emergenza oppure restituire la parola agli italiani».

L'ipotesi "governo Ursula"


Gli esegeti del pensiero del Cav spiegano che l'ipotesi di un governo Ursula in cui Forza Italia si va a sommare all'attuale maggioranza non fa parte dei suoi programmi, ma l'opzione di un esecutivo «di salute pubblica» ha dei sostenitori in Forza Italia a cominciare da Mara Carfagna e Renato Brunetta così come fuori (Giovanni Toti, soprattutto). Il ché vuol dire deputati e senatori che non escludono di prendere una strada diversa. Il senatore di Cambiamo, Gaetano Quagliariello, la spiega così: «Per noi vale l'ipotesi di un governo di unità nazionale con una proposta che sia aperta a tutti ma con una forte discontinuità nella squadra».

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