GIUSEPPE CONTE

Conte: «No a nuovi gruppi». E attacca Salvini: insidiosa la sua idea della leadership

Domenica 29 Dicembre 2019 di Diodato Pirone

Il premier Giuseppe Conte chiude in pochissime ore il dossier delle dimissioni del ministro Fioramonti e delinea l'agenda 2020-2023 del governo. Nella sua seconda conferenza stampa da presidente del Consiglio il premier ha annunciato lo spacchettamento del ministero Miur e la promozione della sottosegretaria M5S Lucia Azzolina e del rettore Gaetano manfredi, gradito al Pd. Ma non si è certo ferma qui.
La «maratona» che ha delineato Conte per il governo riduce al minimo scossoni e polemiche. Ed è per questo che fa «pubblico appello» a chi, dentro e fuori al M5S, si appresta a formare un gruppo «contiano» alla Camera: «non fatelo, destabilizzerebbe», è il suo invito. È una conferenza stampa fiume quella che il presidente del Consiglio mette in atto a Villa Madama, con un discorso introduttivo che dura più del doppio di quello dello scorso anno (di circa 8 minuti). Si inizia con i fuochi di artificio, ovvero con l'annuncio dei due nuovi ministri ma si parla di tutto compreso l'Inpgi, l'istituto delle pensioni dei giornalisti in pessime acque per il quale Conte si impegna a «fare la nostra parte se l'Inpgi farà la sua».
«I ministri? È stata una sua iniziativa», sottolineano a Palazzo Chigi facendo intendere come sia stato Conte a voler chiudere la pratica in fretta.
Ed è un esponente della vecchia guardia M5S, Ignazio Corrao, a svelare il «non detto»: «lo scherzetto di Fioramonti ci è costato mezzo ministero», scrive su Facebook. Del resto il «metodo Conte» ha un obiettivo preciso: «studio dei dossier e confronto».
 

CONCLUSIONI RADICALI
Polemiche e colpi di testa non sono ben accetti. Fioramonti è stato ministro «per troppo breve tempo per trarre conclusioni così radicali», è la frecciata del presidente del Consiglio all'ex ministro. Ma il premier va oltre, cercando di smorzare sul nascere l'idea di un nuovo gruppo parlamentare in suo sostegno (e in polemica con Luigi Di Maio), proprio con Fioramonti come possibile guida. «Non ho velleità di avere un gruppo di riferimento e neanche un partito», rimarca. Ribadendo un avviso ai naviganti: non c'è sul tavolo l'ipotesi di un «Conte-ter», dopo questo governo c'è il voto.
Ed è nella traiettoria di questa maggioranza che il capo del governo si rispecchia pienamente, in un ruolo quasi da federatore. Conte incassa, e ringrazia, le lodi di Nicola Zingaretti ma evita di cadere nell'eccesso di protagonismo: «i cimiteri sono pieni di persone indispensabili», è la battuta con cui replica a chi gli chiede se sia indispensabile per il centrosinistra.
Il metodo di Palazzo Chigi prevede un gennaio cruciale, teatro del rilancio dell'agenda di governo articolata su fisco, giustizia e concessioni. Ma la formula del contratto, che segnò l'alleanza M5S-Lega, è archiviata. «Il mio orizzonte programmatico non ha nulla a che vedere con il Conte 1», precisa il premier.
Che sceglie di non soffermarsi su un'altra potenziale spina nel suo fianco: Matteo Renzi. Se sarà necessario un tavolo tra i leader di partito? «Io invito le forze politiche a designare dei rappresentanti», precisa.
La carota per gli alleati, il bastone per l'ex alleato: c'è anche questo nella strategia di Conte, che regala stoccate a Matteo Salvini. Sui migranti «abbiamo ottenuto risultati senza clamore», attacca. E proprio ieri il Viminale ha indicato Pozzallo per lo sbarco di 32 migranti raccolti dalla nave Alan Kurdi che poi saranno ricollocati in Europa.
Conte poi attacca la leadership di Salvini fatta di «strappi e slabbrature istituzionali», che ritengo «insidiosa», scandisce non rinnegando i decreti sicurezza del suo primo governo ma annunciando, allo stesso tempo, che «vanno depurati da condizioni che io stesso ritengo inaccettabili». E il duello con Salvini si riscalderà già in gennaio sul caso Gregoretti. «Un mio coinvolgimento? Sto verificando, finora non ho riscontri», è l'avvertimento del premier al suo ex vice.

Ultimo aggiornamento: 09:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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