Autonomia, è scontro: «Così si divide l’Italia». La Campania guida la rivolta dei governatori del Centro-Sud

Carta bianca al Nord, annacquati i Lep: dovevano garantire diritti uguali per tutti

Autonomia, è scontro: «Così si divide l Italia». La Campania guida la rivolta dei governatori del Centro-Sud
di Andrea Bassi e Andrea Bulleri
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Giovedì 17 Novembre 2022, 00:40

 I presidenti delle Regioni del Sud scendono in campo contro la controversa riforma delle autonomie voluta dalla Lega. A guidare il fronte della protesta è il governatore della Campania Vincenzo De Luca, che annuncia battaglia e chiede di «ritirare il disegno di legge».

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Autonomia, è scontro

Pomo della discordia, che da 24 ore ha diviso in maniera trasversale gli schieramenti, è la bozza di ddl che il titolare degli Enti locali Roberto Calderoli porterà oggi alla Conferenza Stato-Regioni. Un progetto di legge sull’autonomia differenziata, che però ha fatto infuriare chi, come De Luca (ma non è il solo), ritiene che così «si spacca in due l’Italia» e «si condanna a morte il Sud». Mentre dalle parti della maggioranza assicurano che non ci saranno «fughe in avanti» e che la priorità del governo è mantenere «l’unità dello Stato»: «Niente regioni di serie A e regioni di serie B», è il leitmotiv. La miccia, però, pare innescata. Tanto che a fine giornata è lo stesso Calderoli a dover intervenire per correggere il tiro. Ma cosa prevede la bozza? 


A finire nel mirino dei critici sono due righe di testo che introdurrebbero una modifica sui Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Si tratta di quegli standard minimi che ogni Regione, nell’erogare i servizi pubblici a essa demandati, deve rispettare, per garantire «i diritti sociali e civili dei cittadini» a prescindere da dove vivano. Con la riforma i Lep (stabiliti a livello centrale) diventerebbero in qualche modo “facoltativi”. Se entro un anno non fossero determinati i livelli essenziali dei servizi da garantire ai cittadini, , in pratica, le Regioni che hanno chiesto l’autonomia potrebbero comunque ottenere tutte le materie in base ai “costi storici” spesi nel territorio dallo Stato per gestire quelle competenze. I divari insomma, rimarrebbero. Anzi, anno dopo anno, spiega la bozza, le Regioni potrebbero chiedere anche delle revisioni per adeguare la spesa.


Non è l’unico punto a far storcere il naso. C’è un altro passaggio della nuova bozza che forse spiega meglio di tutto perché la vera posta in gioco dell’autonomia siano i soldi. Le materie che saranno trasferite dallo Stato alle Regioni avranno un costo. I governatori chiedono che questo costo sia coperto “lasciando” sui territori una quota del gettito fiscale che su quegli stessi territori si genera. Per esempio una quota dell’Irpef o dell’Iva. Insomma, lo Stato perderebbe (impoverendosi) una parte delle entrate fiscali che dovrebbero andare a favore della Regione che ha chiesto l’autonomia. C’è però una via alternativa. Finanziare le funzioni trasferite anche con risorse proprie, ossia introducendo nuove tasse per i propri cittadini. La prima bozza Calderoli indicava anche questa possibilità che nel nuovo testo è scomparsa.


Il timore dei contrari, insomma, è che il divario tra Nord e Sud finisca per acuirsi. «Faremo un fronte con Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Lazio – annuncia il presidente della Campania – Siamo in battaglia per difendere l’ unità nazionale». E se favorevoli non sono solo i leghisti Luca Zaia e Attilio Fontana,, ma pure i dem Stefano Bonaccini (Emilia Romagna) ed Eugenio Giani (Toscana), ben diversa è la situazione al centro-sud. 

LE PROTESTE
Cauto, ad esempio, si mostra il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio di Fratelli d’Italia. «Non c’è stato alcun blitz – dice provando a stemperare le polemiche – quella del ministro è soltanto una bozza. Ascolteremo la sua proposta e avvieremo un dibattito». Anche perché, aggiunge Marsilio, «non si tratta di un testo condiviso con il governo, che su questa materia deve ancora riunirsi», lasciando intendere quindi che il ddl cambierà. E se anche il governatore calabrese Roberto Occhiuto fa capire che la norma ha bisogno di ritocchi (pur escludendo fronti comuni con De Luca), la frenata arriva anche da FdI a Roma. Dove si fa presente che il tema dell’autonomia dovrà andare di pari passo con quello del presidenzialismo. E poi «i livelli essenziali delle prestazioni per noi sono un punto centrale, li abbiamo anche inseriti nel programma: altrimenti si rischiano ricadute sociali». In più, viene fatto notare, le priorità al momento sono altre. Di riforme, autonomia e presidenzialismo in primis, si parlerà da gennaio in poi. Alla fine anche Calderoli è costretto a precisare: «Quella che ho messo sul tavolo è una bozza per iniziare il confronto: auspico che la versione definitiva possa essere scritta con il contributo di tutte le Regioni». E a De Luca che gli chiede di ritirare la proposta, risponde: «Non essendo mai stata presentata da nessuna parte, non si vede come possa essere ritirata». 
 

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