Scuola e Autonomie, sull'istruzione alle regioni il ministro Valditara frena: «Ci sono altre priorità»

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Scuola e Autonomie, sull'istruzione alle regioni il ministro Valditara frena: «Ci sono altre priorità»
di Francesco Bechis
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Mercoledì 9 Novembre 2022, 00:19 - Ultimo aggiornamento: 07:57

 Il muro dei sindacati, i dubbi interni alla maggioranza. Ora la frenata del ministero dell’Istruzione. La scuola non finirà nella legge quadro sull’autonomia differenziata. Non subito, almeno. «Non è all’ordine del giorno», è la reazione caustica che arriva dal dicastero guidato da Giuseppe Valditara alle indiscrezioni che volevano l’istruzione tra le materie inserite nel disegno di legge a cui lavora il ministro per le Autonomie Roberto Calderoli. «In questo momento ci sono cose più importanti: il dimensionamento scolastico, l’orientamento, il rinnovo del contratto». 
Messaggio lanciato. Da una parte ai sindacati sul piede di guerra. Un coro all’unisono, dalla Cgil alla Uil, ha già condannato l’idea di una scuola differenziata per regione. Con un Nord disposto ad allungare le distanze sul Mezzogiorno, dai concorsi su base regionale alla fissazione di premi e stipendi per attirare da fuori gli insegnanti. Di qui la raccolta firme lanciata oggi dalle organizzazioni sindacali insieme al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale per una proposta di legge Costituzionale di iniziativa popolare che modifichi l’articolo 116 comma 3 della Carta con un vincolo più stringente per l’autonomia e affidi l’istruzione alla legislazione esclusiva dello Stato (art. 117). 
Dall’altra da viale Trastevere parte una missiva per le regioni del centro-Sud decise a scongiurare una scuola “regionalizzata”.

 


LA FRENATA


Sulla legge quadro di Calderoli, è il messaggio distensivo che Valditara ha recapitato ai suoi nelle scorse ore, servirà un confronto ampio il più possibile. E la stessa garanzia è arrivata dal ministro leghista in una telefonata al collega. Spiegando di aver solo raccolto, ad ora, le richieste delle regioni in pressing per chiudere sul disegno di legge per l’autonomia: Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia in testa. E che in ogni caso servirà coinvolgere la Conferenza Stato-regioni per trovare la quadra. 

Marcia indietro, dunque. Del resto il niet delle regioni al Sud finora è stato perentorio. In trincea c’è fra gli altri il governatore della Campania Vincenzo De Luca, deciso a «combattere un’altra grande battaglia contro l’autonomia differenziata». La scuola à la carte, tuona lo “Sceriffo” di Salerno, non s’ha da fare. Con lui in tenuta militare c’è il governatore della Puglia Michele Emiliano che ha già bocciato il piano Calderoli e «qualunque ipotesi di trattenere il gettito fiscale nelle regioni più ricche a danno di quelle più povere», avvisa l’esponente dem. 
Più dialogante il presidente della Calabria Roberto Occhiuto. Ma non meno risoluto. Ieri il forzista ha incontrato Calderoli - il ministro è in cerca di una sponda sotto il Po’ - ribadendo i dubbi sull’inclusione dell’istruzione fra le materie dell’autonomia differenziata. «Costituzione, fondo di perequazione e rispetto dei fabbisogni standard sono la stella cometa», ha spiegato il governatore. Tradotto: difficilmente la scuola potrà finire nel novero delle materie di una generica legge quadro. Peraltro - e questa è una delle critiche mosse dai sindacati al piano leghista - talmente generica da lasciare carta bianca alle intese fra Stato e regioni. Rendendo marginale, di conseguenza, il contributo del Parlamento.

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L’ALERT NEI DATI


«Un disegno di legge eversivo», è arrivato a definirlo l’economista Adriano Giannola, presidente dello Svimez. Che in un recente rapporto ha acceso un riflettore sul baratro che già divide l’istruzione tra Nord e Sud Italia: in media uno studente al Sud trascorre in aula cento ore in meno all’anno. Ma un alert arriva anche dal mondo industriale. «Abbiamo bisogno di interventi tempestivi, mirati - ha detto ieri il presidente di Confindustria Carlo Bonomi a Bari - dobbiamo presentare un altro modello economico al Mezzogiorno e serve una strategia decennale fatta di risorse per ricerca, innovazione, scuola e università».

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