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Jovanotti replica alle accuse di lavoro in nero al Jova Beach Party: «Vendette politiche. Econazisti contro di me»

L'artista: «Il lavoro nero per me è una piaga enorme, una cosa molto seria»

Jovanotti, la replica alle accuse di lavoro in nero al Jova Beach Party: «Vendette politiche. Econazisti contro di me»
4 Minuti di Lettura
Venerdì 5 Agosto 2022, 19:24 - Ultimo aggiornamento: 6 Agosto, 15:45

Jovanotti respinge le accuse di lavoro in nero e greenwashing al Jova Beach Party con una diretta Instagram dal lido di Fermo. La replica dopo il blitz dell'ispettorato del lavoro di Ascoli Piceno. «Se voi, econazisti che non siete altro, volete continuare ad attrarre l'attenzione utilizzando la nostra forza, sono fatti vostri. Il nostro è un progetto fatto bene che tiene conto dell'ambiente».

Jova Beach Party, ispezione nei cantieri a Fermo: trovati 17 lavoratori in nero. L'ispettorato del lavoro sospende 4 ditte

Lo sfogo dell'artista arriva all'indomani della diffusione della notizia della sospensione dell'attività per quattro ditte coinvolte nel mega-evento, per la presenza di 17 lavoratori non in regola. Già nella serata di ieri la Trident, la società che da sempre produce e organizza i live di Jovanotti, aveva smentito il lavoro nero, parlando di «inadempienze formali» peraltro subito sanate. «Il lavoro nero per me è una piaga enorme, una cosa molto seria», precisa oggi Jova, maglietta a righe bianche e rosse, cappellino dei Minions, seduto accanto a Maurizio Salvadori della Trident.

 

«Lavoro con la Trident e Salvadori dal 1988, e da allora abbiamo fatto tournée grandi e piccole, discoteche, locali, bar, stadi e non abbiamo mai avuto una contestazione sul piano della legge del lavoro. Ma so che siamo nell'occhio del ciclone: il Jova Beach porta grandi eventi in piccole realtà mettendo in moto il livore locale e micro vendette in qualche modo politiche».

La spiegazione delle aziende coinvolte

A spiegare il caso nel dettaglio è Salvadori: «Collaboriamo con 20 società che offrono servizi, dall'audio al palco, al facchinaggio che oggi è difficile da trovare, perché dopo 3 anni di Covid metà facchini specializzati hanno cambiato lavoro e oggi per trovare i 700 facchini che ci servono dobbiamo farli arrivare anche da 200-300 km con i pullmann e da sei, sette, otto società diverse che noi conosciamo, che lavorano nell'abito della musica da anni se non da decenni, ed è impensabile che facciano lavorare in nero. Si tratta di un'accusa veramente pesante, per chi cerca di lavorare sempre al meglio: non esiste lavoro nero al Jova Beach Party, può esistere qualche infrazione formale. Ci hanno dato 1400 euro di multa perché non avevamo transennato l'area del cantiere, in una parte mancava il nastro bianco e rosso, probabilmente si era strappato, e pagheremo».

Quanto ai 17 lavoratori non in regola, «le tre società interessate hanno oblato in dodici ore, sono risultate in norma e stanno lavorando nel cantiere, anche i 17 lavoratori sono qui e stanno lavorando». Jovanotti non esita a parlare di «killeraggio» nella diffusione della notizia: «Sappiamo come funzionano certe notizie: un'agenzia che esce alle 19 è fatta apposta per non dare il tempo di replicare, è un modo per provare a farti male, una tecnica collaudatissima che si utilizza perché poi, il giorno dopo, quando i giornali sono usciti, la replica è una notizia data due volte. Per me il lavoro nero è una piaga enorme, una cosa molto seria, dal punto di vista personale del rispetto alle leggi, e ho sempre lavorato con persone che la pensassero come me». Jovanotti non le manda a dire anche a chi parla di greenwashing, accuse rilanciate da diverse associazioni ambientaliste tra cui Italia Nostra: «Il Jova Beach Party non mette un pericolo nessun ecosistema, non devastiamo niente, le spiagge non solo le ripuliamo, ma le portiamo a un livello migliore di come le troviamo. Il Jova Beach non è un progetto 'greenwash', parola che mi fa cagare così come mi fa schifo chi la pronuncia, perché è una parola finta, è un hashtag e gli hashtag sapete dove dovete metterveli. Il Jova Beach Party è un lavoro fatto bene: se pensate che non sia fatto bene venite a verificare, venite qua. Non diffondete fuffa. Il mio pubblico è fantastico, ha una coscienza alta rispetto all'ambiente. Se voi, econazisti che non siete altro, volete continuare ad attrarre l'attenzione utilizzando la nostra forza, sono fatti vostri. Il nostro è un progetto fatto bene che tiene conto dell'ambiente, parla di obiettivi di sostenibilità e realizza quelli che è in grado di realizzare con gli strumenti messi a disposizione dalle leggi, dal buon senso, dalla volontà».

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