J-Ax: «Quando ho rimborsato i biglietti i colleghi mi hanno scritto "Così ci metti in cattiva luce"»

J-Ax: «Quando ho rimborsato i biglietti i colleghi mi hanno scritto "Così ci metti in cattiva luce"»
di Mattia Marzi
5 Minuti di Lettura
Venerdì 27 Agosto 2021, 07:24

Ne ha una per tutti. Dai colleghi che «ostentano citazioni intellettualoidi solo per darsi un tono» a certa critica musicale («Io non leccherò mai il culo a Rolling Stone / a quella spocchia preferisco il reggaeton»), passando per gli hater. La pandemia non ha silenziato la sua attitudine rap'n'roll. Tutt'altro. J-Ax torna con un disco che ne contiene tre. Surreale, nei negozi da oggi, non è solo una riedizione dell'ultimo album dell'ex Articolo 31, uscito l'anno scorso. Ma un cofanetto che oltre all'omonimo nuovo disco - 11 tracce, ci sono anche Voglio la mamma, dedicata al figlio Nicolas e scritta in primavera dopo essersi ripreso dal Covid, e la hit estiva Salsa - e a Reale, include anche la versione fisica di Uncool & Proud, l'album pubblicato un anno fa in rete gratis. Salmo, la Rai, la scelta di rimborsare i biglietti del concerto al Forum di Assago, cancellato per la pandemia: Ax è un vulcano.


Come ha reagito il settore quando ha annunciato che avrebbe restituito i soldi?
«Ha nascosto la notizia. Alcuni colleghi, non voglio fare i nomi, mi hanno scritto: Così ci metti in cattiva luce».


Quanto aveva venduto?
«9.500 biglietti, quasi sold out».


Ha rotto col suo promoter, Vivo Concerti?
«No. Sono stati di parola. Io gliel'avevo detto subito: proviamo a rinviarlo, ma se la cosa va per le lunghe lo annullo e ridò i soldi. In fondo, non ero ricattabile».


Cioè?
«Non prendo l'anticipo sui concerti, voglio essere pagato solo a fine show: con quello di mezzo, una mossa come la mia non la puoi fare. I promoter possono chiederti di restituirgli i soldi e se li hai già spesi, rimani fregato».


Perché all'estero i biglietti sono stati rimborsati e in Italia no?
«Perché da noi viaggiano tutti sull'orlo della bancarotta».


Tutti? Sicuro?
«Sì, anche le grandi agenzie. Le multinazionali a un certo punto chiudono i rubinetti. E arrivano i voucher».


In Sono un fan cita Machete, la crew di Salmo: sul concerto a Olbia la pensa come il suo ex socio Fedez?
«Sì, sono completamente d'accordo con lui, come qualsiasi persona che abbia un po' di senno. Se abbiamo sbagliato con gli Europei, non significa che dobbiamo continuare a farlo».


Dalla parte di Salmo si è schierato anche De Gregori.
«Si sa lui com'è: disse pure che gli piacevano gli Articolo 31 (ride)».


Cosa ha pensato guardando i video sui social delle serate in discoteca di Fred De Palma, Elettra Lamborghini, Shiva?
«Mi sono sentito trattato come un coglione. Io ho rifiutato tutte le offerte: ci vuole coscienza, in questo momento».


Cosa le ha lasciato il Covid?
«La religiosità. Se prima ero ateo, ora prego che il Signore ci salvi. Credo in Dio ma non nella chiesa. Resto sempre un libertario che crede che le coppie omosessuali possano sposarsi anche armate di bazooka dentro un bunker adorando Satana».


Star Wars contro i film di Gus Van Sant: in I film di Truffaut fa come Fantozzi con la Corazzata Potëmkin?
«Già. Sono contro chi fa canzoni d'amore e poi nelle interviste si dà un tono citando Fellini e Pasolini».


Faccia qualche nome. Si riferisce a Caparezza?
«No, lui fa dischi all'altezza delle sue citazioni. Parlo di quei colleghi che giustificano i flop dicendo: Colpa della gente che non capisce quanto io sia profondo. Ridicoli. Io, piuttosto, cito The Toxic Avenger della Troma».


Ho fatto la tv e han detto non sei più credibile / poi l'han fatta i loro idoli, rappa in Amo l'odio. Ce l'ha con Fedez o Sfera Ebbasta?
«Fedez ha fatto X Factor mentre io facevo The Voice. Mi riferisco a Sfera e a Gué Pequeno: i fan mi davano del venduto, poi in tv ci sono andati loro e io mi sono messo a ridere».


Con Sorci verdi, il suo show in seconda serata su Rai2 nel 2015, durato una sola stagione, cosa non funzionò?
«Fu come essere in Boris, la serie. Durante il programma cambiarono i dirigenti e di conseguenza anche i contenuti. Pure la durata dello show, da 20 minuti a un'ora. Con gli autori, tra i quali c'era anche un giovane Valerio Lundini, non sapevamo cosa inventarci. Leggevo dal gobbo come Gabriel Garko a Sanremo: un coglione. Rimasi schiacciato da un meccanismo troppo più grande di me. Mi venne un esaurimento nervoso».


Addirittura?
«Sì. Crisi di pianto, insonnia. Alla fine i sorci verdi li hanno fatti vedere a me».


Perché i suoi colleghi non si espongono come fa lei?».
«Hanno paura di perdere consensi. A me, invece, non frega più niente».

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