Francesca Neri, la malattia nascosta: «Ho pensato anche al suicidio»

Francesca Neri, la malattia nascosta: «Ho pensato anche al suicidio»
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Martedì 28 Settembre 2021, 08:08 - Ultimo aggiornamento: 16:51

«Ho accarezzato l’idea del suicidio. Ho passato mesi a giocare a burraco online di notte. Il mio lockdown è durato tre anni. E quando è arrivato per tutti, con la pandemia, sono stata meglio perché condividevo la situazione degli altri». Francesca Neri soffre di una malattia cronica, la cistite interstiziale. Una patologia che le ha cambiato la vita, costringendola a restare chiusa dentro una stanza di casa sua e che lei racconta in un libro "Come carne viva". Suo marito, Claudio Amendola, 58 anni, qualche giorno fa in tv si è commosso per il coraggio della compagna: «Francesca fa fatica. Ha combattuto con se stessa, col suo fisico, con il suo corpo. E quando sei una persona molto intelligente riesci a trovare anche nella malattia, nello star male, un motivo per cercare della forza per poi star bene. Quando non è una malattia chiara, quando non hai una cosa che riesci a riconoscere, ma hai una difficoltà nel vivere le tue giornate, una difficoltà fisica perché è un dolore fisico enorme cerchi in qualche modo di capire».

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La malattia

In un'intervista al Corriere della Sera, la bellissima attrice lontana dalle scene dal 2015, si racconta a cuore aperto: «È durata tre anni la fase acuta, non ne sono fuori, non si guarisce - spiega - impari a gestirla e a non provocarla in modo che non sia invalidante. I primi due anni, io che non credo ai social, sono stata in una chat di donne che soffrono questa patologia. Poi ho trovato un equilibrio, devo imparare a difenderlo. Ho cominciato a privarmi di cose che potevano scatenare una reazione. L’aria condizionata, il caldo, certi cibi. La vescica è una parete e se viene lesionata si creano ferite interiori. Le conosco bene, le ho anche nell’anima».

La madre

Nel libro si parla anche della totale anaffettività della madre di Francesca Neri. «Il libro non l’avrei scritto se non ci fosse più. È la cosa che mi ha segnata... - racconta ancora al Corriere - Ho imparato a vivere senza una madre ma con una madre presente. La malattia non l’ha capita, diceva che da giovane anche lei soffriva. Era una donna semplice e umile, senza curiosità, incapace di esprimere sentimenti. Non mi ha mai fatto un complimento in vita sua, mai stretto tra le sue braccia, mai affondato le dita nei miei capelli. Il mio terrore era di diventare come lei».

 

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