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Cecchetto: «Voglio trasformarmi in sindaco a km zero. Linus e Amadeus? Non li sento più»

L’ultima sfida del produttore e talent scout: la corsa al Comune di Riccione

Cecchetto: «Voglio trasformarmi in sindaco a km zero. Linus e Amadeus? Non li sento più»
di Andrea Scarpa
7 Minuti di Lettura
Domenica 5 Giugno 2022, 09:52 - Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 01:00

C'è poco da fare. A 70 anni Claudio Cecchetto si è messo in testa di fare il sindaco. Dopo il tentativo del 2019 a Misano Adriatico (Rimini), dove fu battuto dal rappresentante del centrosinistra 39,1 per cento a 33,8 (in pratica 2883 voti contro 2490), domenica prossima - 12 giugno - correrà per diventare primo cittadino di Riccione, città sempre in provincia di Rimini ma con 22 mila residenti in più di Misano (35 mila e 13 mila) e un nome conosciuto ovunque, milioni di turisti l'anno, un'economia importante. Dj, presentatore, fondatore di Radio Deejay e Radio Capital, produttore e talent scout straordinario (Fiorello, Amadeus, Jovanotti, Sabrina Salerno, Max Pezzali, Sandy Marton e tanti altri), Cecchetto negli ultimi anni sembra avere un po' perso il tocco da Re Mida del pop - l'ultimo grande successo, quello dei Finley, è del 2002 - e con questa nuova avventura rischia di passare per quello che si incaponisce.
Com'è che si è fissato con la politica?
«Mi ci sono ritrovato. Nel 2019 ero il direttore artistico di un bel progetto per valorizzare il territorio, Misano Marittima, e quando è scaduto il mandato del sindaco tanta gente mi ha chiesto di candidarmi. Io ho subito risposto: Siete sicuri?. Hanno risposto di sì. E avevano ragione. Sono arrivato secondo con quasi il 34 per cento».
In consiglio comunale è mai andato?
«In presenza due volte, con il lockdown mi collegavo».
A Riccione si è autocandidato?
«No. Mi sono reso disponibile dopo che una lista locale, Riccione civica, mi ha chiesto di presentarmi. Riccione ce l'ho nel cuore per mille motivi: qui mi sono sposato qui, ho creato il progetto Aquafan, qui ho portato il Festivalbar e Un disco per l'estate etc. Ho accettato perché se avevo buone idee per Misano figuriamoci su Riccione. Qui ci sguazzo».
È vero che gliel'hanno chiesto anche centrodestra e centrosinistra?
«Sì. Ma io sono per una politica a km zero. Per me contano solo le persone di Riccione. Non devo fare carriera né accontentare i partiti a Roma. Loro volevano solo un volto noto. Per me, invece, la politica oggi si deve comportare come uno sponsor».

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Che cosa vuol dire?
«Deve trovare idee e persone vincenti e lasciar fare, non guidare e stravolgere tutto».
Il suo slogan è Cecchetto sindaco, un'opportunità: per fare cosa?
«Vorrei che Riccione, già un brand, diventasse un format».
Che in pratica cosa significa?
«Qui vorrei sperimentare idee che poi potrebbero essere imitate da altre località. Lo dico perché l'ho già fatto alla fine degli Anni 80 con l'Aquafan e Dj Television. Ho raddoppiato la stagione perché ho fatto aprire le piscine anche la notte. E ci copiarono tutti. A me interessa allungare la stagione creando eventi musicali, sportivi e d'arte. È un comune molto giovane».
Riccione secondo i dati ufficiali del 2020 è il comune della provincia di Rimini con l'età media più alta: 47,3 anni.
«Vabbè. È lo stesso».
I punti fondamentali del suo programma?
«Tanti. Mi piacerebbe che Riccione diventasse per l'arte contemporanea quello che Sanremo è per la canzone. E se divento sindaco trasformo anche il municipio in una galleria d'arte da rinnovare sempre».
Si intende d'arte contemporanea?
«La seguo da due anni, però ho conosciuto tanti artisti che mi hanno detto di essere in cerca proprio di una città accogliente per le loro opere. Altrove vengono messi sempre un po' in secondo piano rispetto all'altra arte, quella eterna».
Il suo modello di città qual è, un mix fra Sanremo, Cannes e Las Vegas?
«No. Sono presuntuoso: e dico che gli altri devono prendere a modello Riccione, non noi. Qui si vive di turismo e su quello si deve puntare. La gente deve pensare: vado là e mi diverto con la musica, l'arte e lo sport. Senza temere le previsioni del tempo. Se è brutto, c'è altro da fare».
In giro per le strade la gente che le dice?
«Ho faticato un po' per convincerli che potevo gestire anche un'amministrazione. Per fortuna mi sono spiegato senza fare comizi. Adesso si organizzano incontri e via. Meglio così».
Ha sempre ammirato Berlusconi: si ispira a lui?
«A nessuno. Mi piace far stare bene la gente».

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I sondaggi a quanto la danno?
«Nessuno lo sa, ma di sicuro sono in crescita. Posso arrivare al ballottaggio. E tutti hanno imitato la mia campagna elettorale: i colori nei manifesti, le foto con gli altri candidati, l'uso delle parole party e tour...».
Brand, format, party... Non crede che fare politica con parole più o meno a effetto e gestire la cosa pubblica come un'azienda sia un'idea un po' vecchia e soprattutto perdente?
«Per fare politica ci vogliono i soldi. Per averne di più e dare più servizi e benessere ai cittadini l'unica soluzione è trovare sponsor. Penso ai cani: quanti luoghi attrezzati si potrebbero creare con i soldi degli sponsor? Vale anche per gatti e criceti, ovviamente».
Nel programma ho letto che vuole mettere ovunque la scritta Riccione: che cosa ha in mente? È vero che pensa alla scritta sulla collina di Hollywood?
«Di sicuro voglio qualcosa che ricordi sempre, a tutti, dove si trovano. Sulle insegne dei negozi, per esempio. Vorrei anche un locale chiamato Speaking, dove si parla solo in inglese».
Dei suoi amici artisti chi è venuto a Riccione per sostenerla?
«Jovanotti ha parlato di me da Mara Venier e Fiorello ha mandato un video. Idem Michelle Hunziker e Stefano De Martino. Sono venuti Sabrina Salerno, Syria, Jo Squillo e ieri i miei figli Jody e Leonardo con Grenbaud».
E Amadeus?
«Non lo sento. Ormai bisogna passare da Lucio Presta per parlare con lui».
Siete in rotta. Non avete rapporti?
«No. Non lo sento».
Si aspettava di essere coinvolto a Sanremo?
«Ne ho condotti tre di Festival. Niente mi aspettavo. E gli auguro di farne tanti come Baudo».
Linus a Riccione è di casa, sua moglie è nata qui, e da anni è consigliere di Beppe Sala a Milano: l'ha sentito, lo sentirà?
«Non ho rapporti con lui».
Se vince nei primi 100 giorni cosa fa?
«Interverrei subito sulla sicurezza. Con la baby gang sono successe cose gravissime. Eliminerei le barriere architettoniche, che sono troppe, darei le stelle alle spiagge, come gli hotel, e poi darei per tutto il mandato il mio stipendio da sindaco alle associazioni di volontariato».
A quanto ammonta?
«Non lo so, ma credo 3-3500 euro (nel 2022 da 3.460 passerà a 3.850 euro, nel 2024 arriverà 4.670, ndr). E poi dirò basta agli spettacoli comunali gratuiti».


Perché?
«Basta spendere per uno spettacolo brutto? Quelli belli costano - Ligabue, Sting, Max Pezzali non vengono gratis - quindi bisogna puntare sulla qualità e con i soldi incassati fare cose serie per tutti».
Quanta gente dovrebbe votarla: ha fatto un calcolo?
«Credo sei-sette mila persone».
Nell'ultimo invito al voto cosa dirà?
«Solo con me si cambia davvero».
Ci si vede davvero con la fascia tricolore
«È come una divisa. E io il militare l'ho fatto».
Se dovesse andar male, che fa, torna a Milano?
«I se mi ricordano la storiella della nonna in carriola».

 

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