Anna Mazzamauro a Verissimo: «Non sono solo la Signorina Silvani di Fantozzi: sono atipica, non brutta»

Sabato 3 Aprile 2021 di Eva Carducci
Anna Mazzamauro a Verissimo: «Non sono solo la Signorina Silvani di Fantozzi»

«Con il coltello in bocca bisogna uscire la mattina, ma con gioia. La vita degli attori non è mai semplice, non esci dall'Accademia e ti danno programmi e film, sarebbe anche squallido, devi conquistarle le cose» è questo l'esordio in studio a Verissimo da Silvia Toffanin per Anna Mazzamauro, attrice e artista poliedrica.

Prosegue la Mazzamauro: «Sono nata con la deformazione fisica e mentale dell'essere attrice, ho provato a fare altro, ma non ci riesco. I miei genitori mi dicevano di perseguire questa strada, anche se cercavano di farmi fare altro, in particolar modo mio padre. Per lui era tutto legge, scientificamente deciso a tirar fuori le sue idee, senza ascoltare quelle degli altri. Una ragazza che voleva fare l'attrice per lui era quasi un desiderio di prostituzione per lui. Però alla prima foto sul giornale andava in giro a tutti a dire che ero sua figlia. Anche mio fratello non lo contemplava come lavoro. Per molte persone il nostro non è un lavoro».

 

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Una personalità forte e fortunatamente non convenzionale: «Sono atipica, tutti mi hanno detto che sono brutta, ma io non sono tipica. La tipicità è quello che si sono inventati, io ho il culo basso, gambe corte, insomma, sono atipica, non potevo aspirare al titolo di prima donna, cosa che ho invece conquistato lottando. Non voglio far la femminista, ma non dimentico chi mi ha fatto sentire brutta, o canonicamente tipica». 

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Da figlia a madre: «Ho cresciuto mia figlia da sola e con l'aiuto dei miei genitori. Tutte le madri che lavorano sono costrette a stare fuori casa, credo che abbiano un senso leggero di rimorso, o disagio, di non aver dato abbastanza amore alle sue figlie. Io ricordo i pianti strazianti di Guendalina quando uscivo per lavoro, non lo puoi spiegare a una bambina così piccola. Sono cose che rimangono. Mia figlia è molto polemica nei miei confronti, adesso in maniera intelligente un po' si vendica». 

Un grande amore nella sua vita, per venticinque anni, Nello: «Non voglio che il dolore passi, perché passa anche il ricordo. Coltivo questa sensazione straziante, un gioco cattivo che faccio nei miei confronti. Non guardo le foto, è da lapide, è un'immagine che non c'è più, mentre il ricordo lo rielaboro, e posso pensare a quel grande amore che mi ha dato». 

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Capitolo Fantozzi: «Ti ringrazio di non averne parlato, non è che non ne posso più, perché se sono qui a parlare di me devo parlare anche di quello che ho fatto. Si ricomincia, ma porto sempre quel ruolo con me. La mia è una sorta di vendetta contro la Silvani, mi ha usato per venti anni, e adesso mi vendico e la sbatto sul palcoscenico». 

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