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Lavastoviglie caricata male, lasciata a casa dopo due giorni di stage: «Assurdo gestire così ragazzi volenterosi»

Giorgio Ongaro e il figlio Mario
di Pio Dal Cin
4 Minuti di Lettura
Venerdì 22 Aprile 2022, 08:22 - Ultimo aggiornamento: 23 Aprile, 09:58

CONEGLIANO - «Non è un contratto a tempo indeterminato come dicono, ma uno stage. Lo dico perchè mia figlia era interessata, aveva voglia di imparare e di lavorare anche di sabato e domenica. Ma dopo due giorni è stata lasciata di punto in bianco a casa». La polemica scoppia come una bomba a mano fra le pagine Facebook dopo l'appello del ristorante Casa de Giorgio, a caccia, senza risultato, di giovane leve da inserire nel proprio organico. A scrivere è F.B., mamma della ventenne che rispondendo all'annuncio del locale era stata messa alla prova dallo staff del noto ristorante di Conegliano gestito dall'ottantenne Giorgio Ongaro e da suo figlio Mario.

Mandava via per una lavastoviglie caricata male


La donna dice che «non è vero che cercano anche personale senza esperienza se si ritiene un errore grave far partire una lavastoviglie non carica al 100% e per questo ti lasciano a casa - sottolinea la donna - senza che, come prevederebbe uno stage a tutti gli effetti, ci sia un tutor in grado di dare aiuto». Alla donna, però, risponde Giorgio Ongaro: «Abbiamo personale nel nostro ristorante che è con noi da 11 anni, altri da 7, altri ancora da meno tempo - spiega -. Se un periodo di prova si chiama così è per permettere a noi di valutare se chi assumiamo è in grado di svolgere il lavoro che gli viene richiesto, e al lavoratore di capire se questa sia effettivamente la sua strada. Nel caso specifico - aggiunge -, sono bastati due soli giorni di lavoro per capire che la posizione che offrivamo non era in sintonia con le aspettative della ragazza. E così abbiamo deciso di cessare subito il rapporto di lavoro». La ristorazione, sottolinea Ongaro, è anche una questione di passione, e di sacrificio. «Nel nostro ristorante - prosegue Giorgio Ongaro, una vita nel settore, prima alle Tre Panoce, poi al Salizà -, sono passati molti stagisti e camerieri da ogni dove: dal Bangladesh, dall'India e da molti altri paese extra Unione europea. Non guardiamo la provenienza di chi ha voglia di lavorare con noi, ma se le persone sono in grado di essere da supporto al gran lavoro a cui dobbiamo fare fronte ogni giorno. In questo caso in particolare, abbiamo seguito passo passo la ragazza, ma, ripeto, non c'erano i presupposti per continuare nonostante la grande necessità di personale che facciamo veramente tanta fatica a trovare».

I ragazzi devono fare esperienza


Il papà della ragazza però, il signor Loris, si sofferma su un aspetto: quello della necessità di fare esperienza. «Non è coerente fare appello sui social per trovare forza lavoro e poi non dare l'opportunità a chi vuole di fare esperienza. Due giorni, non può essere che così, sono troppo pochi per valutare una persona. Non è un modo corretto, a nostro modo di vedere, di comportarsi». Accuse che Giorgio Ongaro però rispedisce direttamente al mittente: «Tutti siamo stati messi alla prova, compreso io, che quando avevo 13 anni sono andato in Svizzera con una valigia di cartone. So bene cosa significa il sacrificio e il lavoro duro. E i miei camerieri, che sono qui da dieci anni, possono confermare che ho sempre trattato tutti con rispetto e che si, si inizia con dei contratti come stagisti anche per i camerieri di sala, ma chi supera la prova può puntare a un contratto a tempo indeterminato».
 

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