Tremila giovani di tutto il mondo, tanti romani, si esercitano all'Onu per diventare i diplomatici di domani

Domenica 31 Marzo 2019 di Anna Guaita

NEW YORK – E’ un’esperienza rara, vedere l’augusta sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riempirsi di facce giovani, di ragazzi. Ancor più raro vedere tanti giovani concentrarsi sui problemi del mondo, studiarli, cercarne il bandolo e le possibili soluzioni. Questo appuntamento annuale che porta ragazzi di 115 Paesi a lavorare per tre giorni al Palazzo di Vetro è la creazione di un imprenditore catanese, Cludio Corbino, fondatore dell’Associazione Diplomatici, una ONG con status consultivo presso l’Ecosoc (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite).
 

Missione dell’Associazione è di contribuire a creare i diplomatici e i leader di domani. E per iniziativa di questa Associazione, oltre tremila studenti di ogni parte del mondo partecipano ogni anno al CWMUN, Change the World Model United Nations, un laboratorio di lavoro intenso, il cui scopo è di educare gli studenti alla convivenza con altre culture, esercitando in loro la capacità al dialogo, e allenandoli a sperimentare il principio della mediazione “modello Onu”.
 
Siamo oramai all’ottava edizione di questo appuntamento, al quale i giovani arrivano già preparati e divisi in gruppi di lavoro, per affrontare i temi caldi che dividono i Paesi. Quest’anno si è parlato di muri e di barriere, partendo dal 30esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, celebrato con un video di apertura.
 
Dopo la fine della divisione del mondo in due blocchi, quando era sembrato che il dialogo avrebbe dominato su tutto, sono sorti nuovi muri, nuove barriere, «muri che non si vedono, pregiudizi, razzismo, intolleranza, politica e religiosa» ha detto lo stesso Corbino nel discorso di inaugurazione dei lavori.
 
Come ogni anno, anche quest’anno la sfida più stimolante verso il dialogo e la comprensione degli altri per i partecipanti al CWMUN è stato il fatto che nessuno nei dibattiti rappresenta il proprio Paese, ma si deve calare nella realtà di luoghi lontani e spesso profondamente estranei. Così l’Italia è stata rappresentata da giovani portoghesi, mentre ad esempio Francesco Zagara e Giulia Gianmatteo del Liceo Democrito di Roma, rappresentavano la Federazione Russa.
 
Esponenti della cultura, dello sport, dell’industria, hanno portato le loro testimonianze ai giovani in sala. Nomi illustri come Lucio Caracciolo, Giuseppe Ayala, Enrico Letta, Michel Platini, Ilaria Capua, Antonio Monda, Enrico Giovannini, hanno offerto esempi e incoraggiamento. Ayala ha anche aggiunto un ringraziamento: «Questo anziano difensore della legalità vi ringrazia. Vedervi impegnati in un confronto sulla base del dialogo e del rispetto mi da fiducia. Ho fiducia in voi per il futuro».
 
Ma fra tutti ha torreggiato la testimonianza di Liliana Segre, intervistata in video-conferenza da Myrta Merlino: «Le cose si dimenticano - ha ammonito la senatrice, una delle più autorevoli voci nel mondo a testimonianza della shoa - e i sentimenti osceni di intolleranza riemergono. E ciò che li fa riemergere è l’indifferenza generale». La platea di 3 mila ragazzi è balzata in piedi ad applaudirla, quasi a volerle testimoniare che fra loro non c’era indifferenza, ma impegno e passione.
 
Impossibile qui citare tutte le scuole d’Italia che hanno partecipato all’appuntamento. Fra quelle romane tuttavia possiamo citare: Anco Marzio, Aristofane, Avogadro, Bonifacio VIII, De Merode, Democrito, Farnesina, Innocenzo XII, Labriola, Lucrezio Caro, Maria Ausiliatrice, Pallotti, Peano, Pio XI, Plauto, Plinio Seniore, Righi, Orazio, tasso, Tito, Villa Flaminia, Visconti, Scuola Europea Francoforte, The New School Rome.
 

Ultimo aggiornamento: 1 Aprile, 14:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA