Soldati russi ora combattono con l'Ucraina per paura di morire: a loro ricompense in contanti (e rabbia per i contratti di lavoro)

Secondo l'intelligence molti soldati cambiano sponda e si schierano al fianco delle milizie di Kiev perché arrabbiati con i loro ufficiali che «li hanno gettati nel tritacarne per Putin»

Soldati russi ora combattono con l'Ucraina per paura di morire: a loro ricompense in contanti (e rabbia per i contratti di lavoro)
3 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Marzo 2022, 12:18 - Ultimo aggiornamento: 17:50

Molti soldati rifiutano di combattere già da diversi giorni, altri «si sparano alle gambe pur di tornare a casa». Molti scelgono invece la via più difficile, quella di schierarsi al fianco degli ucraini. È il report che arriva dall'intelligence ucraina: informazioni quindi di Kiev, in una guerra che è anche di informazioni, spesso difficilmente confermabili. Di certo i segnali del morale dell'esercito russo sono chiari. Secondo l'intelligence molti soldati cambiano sponda e si schierano al fianco delle milizie di Kiev perché arrabbiati con i loro ufficiali che «li hanno gettati nel tritacarne per Putin» e perché si rendono conto di non avere più rifornimenti. Molti si "accontentano" di offerte in contanti per lasciare l'esercito russo e andare con l'Ucraina. 

Secondo un avvocato per i diritti umani i soldati della Guardia nazionale, conosciuta come l'esercito privato di Putin, si sono rifiutati di combattere in Ucraina. «Una dozzina di soldati hanno affermato che i loro contratti di lavoro si applicavano solo al territorio russo e che non esisteva alcuna base legale per schierarli in Ucraina», ha affermato Pavel Chikov, presidente di Agora, un'associazione per i diritti umani con sede in Russia. I soldati in questione arrivano tutti da Krasnodar, nella Russia meridionale, ed erano stati schierati in Crimea per esercitazioni dal 6 febbraio. Sono stati licenziati, ma hanno intentato una causa per licenziamento illegale e ora sono rappresentati da un avvocato a Krasnodar.

L'esercito a Sumy 

Ma c'è chi dice «no» anche a Sumy, dove nei giorni scorsi è stato registrato un altro episodio di diserzione delle truppe russe. Nella città a est di Kiev, dove si sta combattendo dall'inizio della guerra, circa 300 militari che avrebbero deciso di mettere fine all'invasione, facendo marcia indietro con le loro 70 unità di equipaggiamento. «Questo è il secondo caso di rifiuto organizzato dell'esercito russo di prendere parte al genocidio degli ucraini durante la guerra - scrive l'agenzia di stampa Unian citando il capo dell'amministrazione militare regionale di Sumy, Dmytro Zhyvytskyi -. Durante una conversazione con uno dei comandanti si è saputo che né lui né i suoi combattenti hanno alcun desiderio di combattere in Ucraina».

Le condizioni dell'esercito russo in Ucraina sono, in alcuni casi, drammatiche. I militari sono stati inviati per la "missione speciale", senza conoscere i veri obiettivi dell'attacco. Non sono organizzati con i rifornimenti e hanno carenze di carburante, munizioni e cibo. Quest'ultimo fatto li costringe a saccheggiare mercati e case dei civili ucraini. Il distretto di Sumy è tra quelli che sono stati più martoriati dalle truppe russe, perché rappresenta un corridoio che conduce a Kiev. Attualmente però, è ancora sotto il controllo dell'Ucraina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA