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Schindler's List, la bambina col cappotto rosso simbolo del film sull'olocausto ora aiuta i profughi ucraini in Polonia

Dal set alla frontiera, ora Oliwia Dabrowska vive la guerra vera provando ad aiutare chi sta scappando dalle bombe

"Schindler's List", La bambina col cappotto rosso simbolo del film sull'olocausto ora aiuta i profughi ucraini in Polonia
3 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Aprile 2022, 20:48 - Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 00:07

Dal set alla guerra in Ucraina. La bambina con il cappotto rosso, simbolo di Schindler's List, adesso assiste i profughi che scappano dalle bombe e arrivano in Polonia. Il suo ruolo nel film di Spielberg era stato l'immagine del bene che trionfa sul male. Ora Oliwia Dabrowska, sta provando a fare la sua parte per davvero e ha sostituito quel cappotto con una giacca con scritto "volontaria". Su Instagram sta testimoniando il suo lavoro alla frontiera. «La Russia ha bombardato a soli 20 chilometri dal confine. Che paura, ma questo mi  motiva ad aiutare ancora di più», ha detto. 

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Dal film alla guerra vera

«È sempre stata un simbolo di speranza. Lasciate che lo sia di nuovo», ha scritto Oliwia, postando la celebre immagine del film, modificata con i colori dell'Ucraina. A 30 anni di distanza non fa più l'attrice, ma la sua storia ha comunque attirato una grande attenzione. E lei sta provando a sfruttarla, condividendo su Instagram le coordinate bancarie per devolvere i soldi per i profughi. 

 

La morte di Mimi Reinhardt

Mimi Reinhardt, la vera segretaria di Oskar Schindler che aiutò l'industriale tedesco a redigere le liste degli ebrei da salvare durante l'Olocausto, è morta a 107 anni in Israele. «Mia nonna, così cara e così unica, è morta all'età di 107 anni. Riposa in pace», ha scritto la nipote di Reinhardt, Nina, in un messaggio alla famiglia. Reinhardt, nata in Austria, anche lei ebrea, fu assunta da Schindler e lavorò per lui fino al 1945. Dopo la Seconda guerra mondiale, si trasferì a New York prima di decidere di andare in Israele nel 2007 per unirsi al suo unico figlio, Sacha Weitman, professore di sociologia all'Università di Tel Aviv. Gli elenchi che Reinhardt ha compilato per Schindler, scomparso nel 1974, hanno contribuito a salvare la vita di circa 1.300 ebrei.

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