Ucraina, pressing di Biden sulla Ue: ma è stallo sulle sanzioni

Vertice telefonico con Draghi, Macron, Scholz e Johnson: unità di intenti e azione

Russia-Stati Uniti, Mosca attacca Biden: «Commenti inaccettabili su Putin, rottura vicina»
di Alberto Gentili e Gabriele Rosana
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Lunedì 21 Marzo 2022, 18:51 - Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 01:06

Come spesso accade in diplomazia, la notizia sta negli omissis. Nel non detto. E’ perciò indicativo che Joe Biden e Mario Draghi non abbiano fatto cenno a nuove sanzioni contro Mosca, dopo il vertice telefonico assieme al presidente francese Emmanuel Macron, al cancelliere tedesco Olaf Scholz e al premier britannico Boris Johnson. Un silenzio che la dice lunga sulle difficoltà di Usa e Gran Bretagna a spingere l’Europa a seguire il loro esempio interrompendo l’import di petrolio e gas dalla Russia. Così, con ogni probabilità, dal Consiglio Ue di giovedì salterà fuori un quinto pacchetto di sanzioni. Ma non sul fronte energetico. A meno che, spiegano fonti della Commissione, non vi fosse un’ulteriore escalation militare con la presa di Kiev da parte delle truppe di Vladimir Putin: in questo caso potrebbe essere deciso uno stop selettivo alle forniture energetiche russe, colpendo petrolio e carbone, ma non il gas da cui dipendono fortemente Germania, Italia e Ungheria che ha già annunciato il suo veto.
 

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La video-call, seguita a un analogo vertice telefonico da cui il 7 marzo Draghi era stato tagliato fuori, è durata oltre un’ora ed è servita a Biden per sottolineare «i brutali attacchi russi contro i civili ucraini». Poi, in un comunicato, la Casa Bianca ha ribadito «il continuo sostegno militare e umanitario» a Kiev. Schema più o meno identico quello scelto da Draghi: il premier italiano, che ha seguito il summit dal centro della Protezione civile di Palmanova, al termine ha fatto sapere che i cinque leader «hanno riaffermato l’importanza della unità di intenti e di azione dimostrata» per fronteggiare la guerra. Inoltre, «di fronte alla grave emergenza umanitaria», i Cinque, «si sono impegnati a coordinare gli sforzi per aiutare la popolazione ucraina». Nessun accenno alle sanzioni, appunto. Eppure, Biden aveva fatto precedere il summit sollecitando «una risposta coordinata» degli alleati alla Russia. E aveva fatto filtrare la conferma che Washington punta a un ulteriore inasprimento delle sanzioni Ue raggiungendo, come aveva spiegato il vice consigliere per la sicurezza nazionale Daleep Singh, «le vette più alte» dell’economia russa colpendo altre banche e «settori che non abbiamo toccato», principalmente petrolio e gas. In serata l’ambasciata americano a Roma ha fatto sapere che «gli Usa esprimono profondo apprezzamento per la leadership dell’Italia e il suo impegno per il popolo dell’Ucraina».
 

Intanto Draghi, da Palmanova, si era mostrato prudente. «Sanzioni sul fronte energetico? Vedremo, vedremo...», aveva risposto. Ma al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il premier aveva fatto dire da Bruxelles che l’Italia è «pienamente aperta» all’ipotesi di un «quinto pacchetto di sanzioni» alla Russia, «aspetta la proposta della Commissione». E, soprattutto «non pone veti». Un sì tattico, quello italiano, in quanto ancora non c’è sul tavolo alcun pacchetto di nuove misure anti-Mosca e soprattutto basta il “no” dell’Ungheria (dato che serve l’unanimità) per fermare le sanzioni sul fronte del gas. «Non sosterremo misure che mettano a rischio la sicurezza energetica dell’Ungheria», aveva messo a verbale il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto.
 

 

STALLO A BRUXELLES
A fare un bagno di realtà è stata a Bruxelles la ministra tedesca degli Esteri Annalena Baerbock: «Se potessimo fermare le importazioni di petrolio dalla Russia lo faremmo in automatico», ma prima è essenziale «capire come ridurre la dipendenza». Il contropiede di Budapest e Berlino ha stoppato il pressing dei Paesi dell’Est Europa, Polonia e Baltici in testa (ieri si è aggiunta l’Irlanda). Tant’è, che i veti incrociati hanno paralizzato il confronto sulle sanzioni energetiche anche al Consiglio Esteri dove invece è stato dato l’ok ad altri 500 milioni di euro di assistenza militare all’Ucraina. A sera, l’Alto rappresentante Josep Borrell ha ammesso: «Oggi non era un giorno per prendere decisioni concrete». Soprattutto ha aggiunto: le restrizioni contro Mosca non possono tradursi «in costi insostenibili per gli Stati e i cittadini europei». Da qui la (quasi) certezza che giovedì il Consiglio Ue non varerà sanzioni sul fronte energetico. «Per l’Europa è impossibile fare a meno delle nostre forniture», la fotografia scattata dal vicepremier russo Aleksandr Novak. Già le sanzioni attuali colpiscono però al cuore l’economia della Russia. Per Elina Ribakova, vice capo economista dell’Institute of International Finance (la lobby bancaria mondiale), la contrazione del Pil russo nel 2022 «sarà del 15%». Goldman Sachs taglia ulteriormente, da -7% a -10%, le sue previsioni di crescita della Russia dopo sanzioni che fanno ipotizzare un calo del 20% dell’export nel secondo trimestre e del 10% nel secondo semestre. Barclays prevede un Pil a -12,4% quest’anno.

 

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