Putin, la teoria del veleno: «L'élite lo vuole eliminare». E il cibo arriva solo dalle tenute del patriarca Kirill

I rapporti dell'intelligence ucraina tra scenari realistici e propaganda

Putin e la teoria del veleno: «L'élite lo vuole eliminare». Il cibo arriva solo dalle tenute del patriarca Kirill
di Vittorio Sabadin
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Lunedì 21 Marzo 2022, 07:27 - Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 09:12

Il presidente russo Vladimir Putin potrebbe essere vittima nei prossimi giorni di un avvelenamento, di un incidente o di qualche malattia improvvisa. Lo sostengono fonti anonime del ministero della Difesa ucraino, secondo le quali l'economia della Russia è un uno stato talmente precario che l'élite imprenditoriale, politica e militare sarebbe pronta a cogliere la prima occasione per liberarsi di un leader che non sembra più rendersi conto della realtà. Putin ovviamente lo teme, e ha già preso qualche contromisura.
Gli oppositori del leader del Cremlino si tengono ancora nascosti, ma secondo l'intelligence di Kiev avrebbero già individuato il successore in Alexander Bortnikov, il direttore dei servizi di sicurezza russi, recentemente silurato da Putin per «fatali errori di calcolo nella guerra contro l'Ucraina»: gli aveva fatto credere che la popolazione avrebbe accolto festante gli invasori e che l'esercito di Kiev non valeva nulla.

Il piano

La propaganda, anche in questa guerra, svolge una funzione importante e ogni informazione che arriva da entrambi i fronti va attentamente valutata. Ma sono giorni ormai che, non solo in Ucraina, si parla di un possibile attentato contro Putin. Persino il senatore repubblicano della Florida Marco Rubio, ha recentemente detto che «sarebbe fantastico se qualcuno internamente facesse fuori questo ragazzo e lo eliminasse». La dichiarazione ha scatenato i cronisti americani, che sono subito andati a chiedere ad ex agenti segreti quale sarebbe il sistema migliore per farlo. Secondo la maggioranza, il modo più efficiente sarebbe il veleno, un metodo però del quale Putin è diventato grande esperto, visto che molti dei suoi oppositori sono stati eliminati così.

Il leader del Cremlino mangia solo cibo che viene dalle tenute agricole del suo grande amico, il patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca Cirillo I, quello che ha auspicato che «Dio fermi e rovesci i piani di coloro che parlano lingue straniere e desiderano essere in guerra e combattere contro la Santa Russia».
Ora che c'è la guerra le abitudini di Putin sono forse cambiate, ma di solito si sveglia a mezzogiorno e si fa portare uova di quaglia, ricotta, frittata e una spremuta di frutta. Non ha, come avevano gli zar, prigionieri di guerra che assaggiano il cibo, ma si servirebbe di una misteriosa apparecchiatura in grado di scoprire tracce di sostanze velenose. Quando è all'estero, beve sempre e solo da una tazza bianca che si porta dietro. In ogni caso, nel febbraio scorso ha licenziato circa mille persone dallo staff delle cucine, temendo forse che ci fosse qualche infiltrato.

Nel 1950, Mao Tse-tung mandò un cuoco cinese a Mosca con l'incarico di uccidere Stalin, ma il KGB uccise prima lui piantandogli in testa un coltello da cucina. Secondo gli esperti Putin potrebbe anche essere eliminato con qualche tonnellata di esplosivo nascosta sotto l'asfalto.
Per questo, il leader del Cremlino, ha di molto ridotto i suoi spostamenti in auto, che avvengono sempre per brevi percorsi con cecchini appostati sui tetti. Eliminare Putin non sarebbe in ogni caso facile e gli ex agenti dicono che solo i russi potrebbero farlo. La routine delle giornate del presidente russo al Cremlino è quasi sempre uguale e offre dunque qualche appiglio a chi gli sta vicino per tentare un golpe.

La comunicazione

Dopo la colazione nuota per due ore, nelle quali pensa alle cose da fare. Finiti gli esercizi fisici, riceve finalmente generali e funzionari che aspettano a volte per ore in una sala arredata con boiserie laccata.
Lavora su una scrivania in legno senza computer in vista: teme intercettazioni online e tutti i documenti che esamina e invia all'esterno sono su carta. Anche i rapporti sul fronte interno e gli affari internazionali gli arrivano dentro cartelle rilegate in pelle. Per le comunicazioni di servizio non usa cellulari, ma apparecchi dell'era sovietica. Legge i quotidiani ogni giorno, soprattutto i tabloid russi e gli articoli dell'amico Andrey Kolesnikov, omonimo di un generale ucciso in Ucraina, che parlano sempre bene di lui e che divora da cima a fondo.
Se qualcuno davvero sta pensando di ucciderlo dovrà conoscere bene le sue abitudini, condizione indispensabile in ogni eliminazione di un despota. E Putin, per salvarsi, dovrebbe non solo licenziare i cuochi, ma anche rileggere qualche libro di storia: molte delle guerre combattute dalla Russia, dal Giappone all'Afghanistan, sono cominciate con un roboante sfoggio di muscoli e sono finite con una rivoluzione.

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