Polonia, maxi-multa da un milione al giorno: la condanna per lo scontro con l'Ue sulla giustizia

Polonia, maxi-multa per lo scontro con l'Ue sulla riforma sulla giustizia: un milione di euro al giorno
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Mercoledì 27 Ottobre 2021, 17:17 - Ultimo aggiornamento: 17:52

Una sanzione-monstre da un milione di euro al giorno. Lo strappo tra Polonia e Unione Europea sui temi dei diritti civili e organizzazione della magistratura ha prodotto oggi la sentenza con cui la Corte di giustizia dell'Ue ha condannato la Polonia a pagare alla Commissione europea una penalità giornaliera da un milione di euro. Questo per non aver sospeso l'applicazione delle disposizioni nazionali relative in particolare alle competenze della camera disciplinare della Corte Suprema. Sullo sfondo, il contrasto sulla primazia tra diritto dell'Unione europea e diritto interno. Il contenuto della sentenza è stato reso noto dalla stessa Corte.

L'obiettivo: evitare pregiudizio grave e irreparabile all'Ue

Il rispetto delle misure provvisorie ordinate il 14 luglio 2021 dalla Corte Ue, si legge in una nota, è necessario al fine di evitare un pregiudizio grave e irreparabile all'ordine giuridico dell'Unione europea nonché ai valori sui quali l'Unione è fondata, in particolare quello dello Stato di diritto. Per i giudici, appare necessario «rafforzare l'efficacia» delle misure ordinate il 14 luglio irrogando una sanzione, per evitare che Varsavia tardi ancora a riportare la propria condotta in linea con quanto prescritto. Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha detto la settimana scorsa nel Parlamento Europeo che la sezione disciplinare sarebbe stata abolita, ma è tuttora operante.

In discussione le leggi polacche del 14 febbraio 2020

Questo il retroscena che ha portato prima allo scontro e poi alla sentenza: il 14 febbraio 2020 è entrata in vigore in Polonia la norma che modifica la legge sull'organizzazione dei tribunali ordinari, la legge sulla Corte suprema e alcune altre leggi. Ritenendo che le vigenti disposizioni nazionali violino il diritto comunitario, la Commissione, il 1 aprile 2021, ha proposto ricorso per inadempimento dinanzi alla Corte di giustizia Ue. L'esecutivo comunitario aveva chiesto alla Corte, nell'ambito di un procedimento sommario, di condannare la Polonia ad adottare una serie di provvedimenti provvisori. Con ordinanza del 14 luglio 2021 il vicepresidente del Tribunale ha accolto tutte le richieste della Commissione fino alla pronuncia della sentenza definitiva. Considerato che la Polonia non ha ottemperato agli obblighi derivanti da tale ordinanza, la Commissione ha presentato, il 7 settembre 2021, una richiesta di condanna della Polonia al pagamento di un'ammenda giornaliera di importo tale da incoraggiare tale Stato membro a dare effetto, non appena possibile, alle misure cautelari disposte nell'ordinanza. Considerando che un cambiamento di circostanze si è verificato dopo l'emanazione dell'ordinanza del 14 luglio 2021, la Polonia ha, da parte sua, presentato una richiesta per la revoca di tale ordine. Con ordinanza del 6 ottobre 2021, il vicepresidente della Corte ha respinto la richiesta della Polonia. Con la sua ordinanza odierna, il vicepresidente della Corte ha dunque ordinato alla Polonia di pagare alla Commissione un'ammenda di 1.000.000 di euro al giorno, fino a quando tale Stato membro non adempie agli obblighi derivanti dall'ordinanza del 14 luglio 2021 o, in mancanza, fino al giorno della pronuncia della sentenza definitiva.

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Il portavoce del premier: organizzazione magistratura prerogativa interna

La reazione non si è fatta attendere. «L'Ue è una comunità di Stati sovrani governati da regole chiare. Mostrano una chiara divisione delle competenze tra Ue e Stati membri. La questione dell'organizzazione della magistratura è di competenza esclusiva degli Stati membri». Lo scrive su Twitter Piotr Muller, portavoce del premier polacco Mateusz Morawiecki, commentando la sentenza odierna della Corte Ue di giustizia. «Il governo polacco - si legge ancora - ha parlato pubblicamente della necessità di introdurre modifiche in questo settore che ne garantissero l'efficace funzionamento. La via delle punizioni e dei ricatti verso il nostro Paese non è quella giusta».

L'accusa da Varsavia: questo pronunciamento è un ricatto

La Polonia liquida così come «un ricatto» il pronunciamento della Corte europea di giustizia. «La Corte disprezza e ignora completamente la Costituzione polacca e le sentenze della Corte suprema», ha affermato il vice ministro della Giustizia, Sebastian Kaleta in un tweet. «Si tratta di una ulteriore fase nell'operazione per sottrarre alla Polonia capacità di influire sul sistema politico del Paese. È una usurpazione attraverso il ricatto». Il rispetto delle misure ordinate il 14 luglio scorso, ha sottolineato la Corte di Lussemburgo, è necessario per evitare un pregiudizio «grave e irreparabile» all'ordine giuridico dell'Unione Europea, nonché ai valori sui quali l'Unione è fondata, in particolare quello dello Stato di diritto. Per i giudici, appare necessario «rafforzare l'efficacia» delle misure ordinate il 14 luglio irrogando una sanzione, per evitare che Varsavia tardi ancora a riportare la propria condotta in linea con quanto prescritto. Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha detto la settimana scorsa nel Parlamento Europeo che la sezione disciplinare sarebbe stata abolita, ma è tuttora operante.

Dalla Francia la solidarietà di Marine Le Pen

«Tutta la mia solidarietà al popolo polacco dinanzi a questo ennesimo atto di forza dell'Unione europea. Se fossi presidente, avrei aiutato la Polonia a pagare, per poi dedurre questa somma dal nostro contributo netto a questo mostro che è divenuta l'Ue. Presto l'Europa delle Nazioni libere!»: lo scrive in un tweet la candidata del Rassemblement National alle elezioni presidenziali francesi del 2022, Marine Le Pen, commentando la sentenza odierna della Corte Ue di giustizia che impone a Varsavia di pagare un milione di euro al giorno per non aver sospeso l'applicazione delle disposizioni nazionali relative in particolare alle competenze della camera disciplinare della Corte Suprema.

Dal Belgio la stoccata: incendiario chi parla di guerra mondiale

«A chi rilascia interviste incendiarie al Financial Times e pensa che sia necessario dichiarare una nuova guerra mondiale, vorrei dire: stai facendo un gioco pericoloso, stai giocando con il fuoco quando vai in guerra contro i tuoi colleghi europei per ragioni di politica interna». Lo ha detto il premier belga Alexander De Croo, intervenendo alla cerimonia d'apertura del College of Europa. Il riferimento è all'intervista rilasciata dal premier Mateusz Morawiecki al quotidiano finanziario britannico, ed in particolare alla «terza guerra mondiale» - queste le parole del capo del governo polacco - che la Commissione Ue potrebbe avviare sul tema dello stato di diritto contro la Polonia. Varsavia aveva fatto poi marcia indietro, sostenendo che le parole del premier non erano altro che «un'iperbole». «Questa non è una questione di Ovest contro Est» Europa, ha spiegato De Croo, aggiungendo che «al contrario, la stragrande maggioranza degli Stati membri - dai Baltici al Portogallo - concorda sul fatto che la nostra Unione sia un'unione di valori, non un bancomat. Non puoi intascarti i soldi e rifiutare i valori».

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