Vertice Osce, è scontro tra Russia e Ucraina per i militari nel mar d'Azov

Giovedì 6 Dicembre 2018 di Claudia Guasco
Mai come oggi l'Osce, che compie un quarto di secolo, deve dare prova di maturità. «Le relazioni est-ovest hanno raggiunto il punto più basso dalla guerra fredda. Il dialogo tra di noi ha poco valore se non c'è la buona fede, se puntiamo il dito gli uni contro gli altri», ammonisce aprendo i lavori il presidente dell'assemblea dei parlamentari Osce George Tsereteli.
INSTABILITÀ
A Milano, oggi e domani, si riuniscono i ministri degli Esteri dei 57 Stati partecipanti all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e gli undici partner: sei mediterranei (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Marocco, Tunisia) e cinque asiatici (Afghanistan, Australia, Corea del Sud, Giappone, Thailandia). E' il massimo consesso decisionale dell'Osce, con oltre 1.400 delegati e circa 80 Ong. A presiedere il summit è il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, in qualità di presidente in esercizio. Che elenca le priorità dell'Organizzazione. «L'Osce deve garantire una maggiore stabilità» dell'area del Mediterraneo e contribuire a «gestire i flussi migratori. Il mar Mediterraneo non deve essere un mare di disperazione ma di cooperazione e unione. Dobbiamo collaborare con i Paesi della sponda Sud e quelli da cui partono tanti migranti, spesso afflitti da guerre e da situazioni socio-economiche difficili», afferma. Sottolineando la «dimensione mediterranea dell'Osce», che deve essere «cosciente che una parte importante dei suoi membri si affaccia sul Mediterraneo, un'area di nuove instabilità, dove però ci si parla in iarie organizzazioni e a livello bilaterale». L'incertezza, spiega, apre le porte a contrasti e conflitti. Come quello in atto tra Russia e Ucraina, di fronte al quale «è necessaria la completa messa in opera degli accordi che le parti hanno firmato a Minsk». Garantire la sicurezza, dice il ministro, significa
«avere il coraggio di affrontare i nodi di crisi che esistono, non possiamo tacere che nell'area coperta dalla nostra organizzazione ci sono svariati focolai di crisi». «RILASCIARE I MARINAI UCRAINI»
In cima alle emergenze c'è l'arresto, nel mare di Azov, di marinai ucraini da parte di Mosca il 25 novembre. L'alto rappresentante Ue Federica Mogherini, nel corso del vertice, avrà incontri bilaterali separati con i ministri degli Esteri russo e ucraino Serghei Lavrov e Pavlo Klimkin. «Chiediamo alla Russia di rilasciare le navi e i marinai senza ulteriore indugio e di garantire il passaggio libero allo stretto di Kerch», avverte l'alto rappresentante Mogherini, invitando le parti alla «massima moderazione e alla deescalation» della situazione in Ucraina. «Siamo molto preoccupati per la crisi nel mare d'Azov», che segue « l'annessione illegale della penisola di Crimea da parte della Russia». Per questo occorre «garantire l'unità territoriale dell'Ucraina e la piena attuazione degli accordi di Minsk». Che per la risoluzione della crisi ucraina non esiste alternativa agli accordi di Minsk concorda il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, sottolineando però che tali sviluppi sono tuttavia «sabotati da Kiev» con interferenze negli affari interni russi, «come avvenuto recentemente nello Stretto di Kerch». Lavrov ha parlato di «provocazioni organizzate dalla parte ucraina», mentre la posizione della Russia è che non bisogna «alzare i toni» ma avere un approccio «depoliticizzato». Il capo della diplomazia russa ha quindi messo in evidenza altri atteggiamenti a suo avviso contrari al diritto internazionale da parte di Kiev. «L'Ucraina vuole mettere al bando altre lingue rispetto all'ucraino», per quella che Lavrov ha definito una chiara «discriminazione della lingua russa», usata dalla maggioranza della popolazione.
LO SCONTRO
Il confronto tra Russia e Ucraina, in apertura di assemblea, è su posizioni inconciliabili. Il 25 novembre c'è stato nel Mar d'Azov un «uso deliberato della forza» da parte della Russia e una «nuova aggressione» contro l'Ucraina, dichiara il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin. Secondo quanto denunciato dal capo della diplomazia di Kiev, la Russia sta rafforzando «la militarizzazione» nella penisola di Crimea e la sua presenza nel Mar Nero. «Contiamo sul sostegno dei vostri paesi per arrivare ad una soluzione», ha dichiarato Klimkin accusando la Russia anche di interferenze nelle elezioni di paesi europei e negli Stati Uniti. «La Russia sta chiaramente violando i principi dell'Osce» portando «a insicurezza e instabilità», ha dichiarato. Secondo Klimkin, Mosca impedisce con il suo comportamento l'attuazione degli accordi di Minsk ed il suo «espansionismo territoriale» mina la risoluzione pacifica anche per altri conflitti protratti come in Georgia, Moldova e Azerbaigian.
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