Lady Huawei arrestata, il dominio della rete 5G è la vera posta in gioco

Venerdì 7 Dicembre 2018 di Flavio Pompetti
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L'arresto della direttrice finanziaria della Huawei in Canada segna non solo un significativo sconfinamento della guerra commerciale tra Usa e Cina nel campo della giustizia internazionale, ma anche un affronto che la procura di New York si è sentita di lanciare ai massimi vertici della nomenclatura di Pechino. Se il Paese asiatico non ha risposto con la stessa intensità al danno di immagine di cui è stata fatta segno, è perché la vera partita in atto è di portata ancora più grande delle regole che governano lo scambio tra i due Paesi, e il suo esito è ben più determinante per il futuro. La vera posta in ballo è il dominio delle comunicazioni globali.

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PASSAGGIO
La fase che stiamo vivendo è il passaggio tra la rete 4G che finora ha fatto da supporto alla telefonia mobile, a quella 5G: un potenziamento poderoso della velocità di trasmissione dei dati, e della riduzione dei tempi necessari per accedere a quelli memorizzati. Una volta installato (tra il 2019 e il 2022 per una piena diffusione nei principali Paesi avanzati) lo standard 5G permetterà di rinnovare l'intero pacchetto commerciale degli smartphone oggi in circolazione, e di realizzare il mitico Internet delle cose, una società assistita e fondamentalmente amministrata dai logaritmi del web: dall'autopilota all' automatizzazione dei processi lavorativi.
Huawei è una delle industrie cinesi che si è mossa con maggiore rapidità nella conquista dei mercati esteri, e la sua rete 4G è già oggi dominante in Asia ed Europa. Sulla strada della ricerca di nuovi standard 5G, la Huawei detiene il 12% dei brevetti già depositati; la statunitense Qualcomm ne ha il 15%, la Nokia l11% e la Ericson l'8%. A differenza delle concorrenti, la Huawei opera però in un Paese nel quale il controllo statale dell'industria è molto forte. Gli anni della liberalizzazione e dell'avvicinamento al modello capitalista, non hanno prodotto un parallelo distacco della politica dal business.
 

Anzi, a distanza di vent'anni dallo strappo, il partito comunista è oggi ancora più potente e compenetrato nell'economia del Paese. Gli Usa temono giustamente che l'avanzata della Cina sottragga loro il primato tecnologico che oggi detengono, così come temono l'avanzata commerciale che ha permesso alla Huawei di scalzare la Apple al secondo posto delle vendite di smartphone, alle spalle della Samsung. L'amministrazione di Washington è però anche terrorizzata all'idea che un 5G dominato dai cinesi possa essere usato come arma di spionaggio. Una denuncia era già stata lanciata nel 2012 da un rapporto congressuale, e quest'anno è divenuta il motivo ufficiale con il quale il Tesoro di Washington ha bloccato l' acquisizione della Qualcomm da parte dell'azienda cinese.

IL RIFIUTO
Spinti dalla pressione statunitense negli ultimi mesi, alcuni Paesi hanno annunciato che rifiuteranno di essere serviti dalla Huawei per lo sviluppo del 5G, o hanno detto che ne stanno valutando l'opportunità. Non a caso tra loro ci sono Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Canada, che dalla fine della II Guerra mondiale costituiscono con gli Usa la rete dei Five Eyes (i cinque occhi che spiano per proteggere gli interessi comuni). Giappone, India e Italia che sono clienti attuali della Huawei, stanno negoziando con Washington le loro decisioni future. In questo quadro, l'arresto della direttrice finanziaria Meng Wanzhou si può considerare la cattura di un ostaggio di primo piano, per far sì che il tema dello spionaggio industriale e civile entri nel cuore del dibattito sugli scambi commerciali tra Usa e Cina, più di quanto i riottosi negoziatori cinesi abbiano finora acconsentito a fare.
 

Ultimo aggiornamento: 11:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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