Hamas, speculazioni in Borsa prima dell’attacco del 7 ottobre: «I terroristi hanno guadagnato 900 milioni». Il report choc

Lo studio sulle speculazioni in Borsa. Settimane prima del massacro vendute azioni della più grande banca israeliana: «I trader sapevano»

Hamas, speculazioni in Borsa prima dell attacco del 7 ottobre: «I terroristi hanno guadagnato 900 milioni». Il report choc
di Silvia Sfregola
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Martedì 5 Dicembre 2023, 11:30 - Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 07:46

Sessantasei pagine. Tanto è lungo il documento, dettagliato e scioccante, che racconta la serie di speculazioni milionarie in Borsa prima e subito dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre. Lo studio, pubblicato dalla rivista “Ssrn” e firmato da Robert J. Jackson Jr. della New York University School of Law e Joshua Mitts della Columbia Law School, sostiene che alcuni trader, legati ai terroristi, abbiano guadagnato milioni di dollari sapendo già settimane prima quello che sarebbe accaduto a Israele. Come? Vendendo, senza possederle (ovvero “allo scoperto”), azioni di società israeliane. «I trader conoscevano il piano di Hamas e hanno anticipato gli eventi futuri giorni prima dell’attacco», sostengono i due ricercatori nel report che cita l’indice degli Exchange Traded Fund (Etf), quello che ha registrato un picco proprio il 2 ottobre sulla base dei dati dell’autorità israeliana di settore. Finora la Borsa di Tel Aviv ha smentito il caso ma la Reuters ha confermato che «la questione è nota alla Israel Securities Authority (Isa), che si occupa di regolare il mercato finanziario, ed è oggetto di indagine».  

Hamas e il vero bottino di guerra

Nel rapporto pubblicato dai due professori di New York viene documentato come un trader, non identificato, abbia venduto allo scoperto 4,43 milioni di azioni della “Leumi”, la più grande banca israeliana, tra il 15 settembre e il 5 ottobre, scommettendo che il prezzo delle azioni sarebbe sceso.

Dopo l'attacco, il prezzo delle azioni di Leumi è effettivamente crollato con un profitto di quasi 900 milioni. Le vendite allo scoperto hanno superato quelle avvenute in altri periodi di crisi, come la recessione del 2008, la guerra per la Striscia del 2014 e poi la pandemia. «I nostri risultati suggeriscono che i trader informati sugli attacchi imminenti hanno tratto profitto da questi tragici eventi, e in linea con la letteratura precedente mostriamo che scambi di questo tipo avvengono in lacune nell'applicazione statunitense e internazionale dei divieti legali sul commercio informato», scrivono gli esperti. Un altro trader ha effettuato ben 227.000 transazioni short il 2 ottobre contro l'Eis (Enterprise Investment Scheme), un titolo negoziato alla Borsa di New York. «Il valore dell'Eis - si legge nel report - è sceso del 7,1% l'11 ottobre, il primo giorno in cui il mercato statunitense è stato aperto dopo l'attacco, e nel primo mese ha perso il 17,5% del suo valore, il che significa che quel trader ha guadagnato profumatamente dalle operazioni del 2 ottobre». Secondo i ricercatori si è verificato un forte e insolito aumento degli scambi di opzioni a breve termine sulle società israeliane subito prima degli attacchi. «È estremamente improbabile che il volume delle vendite allo scoperto del 2 ottobre sia avvenuto per caso», evidenziano i due professori.

La rete di (cripto)finanziamenti che alimenta i terroristi

«Hamas, che dal 1997 è stata dichiarata organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, non può effettuare transazioni sul libero mercato» scrive il quotidiano britannico Daily Mail. «Qualsiasi figura di Hamas che tenti di farlo rischia di vedere i suoi beni congelati dal Tesoro americano». Per questo l'organizzazione ha approfittato di sistemi di finanziamento innovativi, come ad esempio la criptovaluta. È dall’esterno che la milizia riceve il sostegno necessario per sfidare la sicurezza dello Stato ebraico. Un rapporto del Wall Street Journal ha evidenziato che, tra l'agosto del 2021 e il giugno del 2023, tre gruppi terroristici (Hamas, Jihad islamica palestinese e il suo alleato libanese, Hezbollah) hanno ricevuto collettivamente oltre 134 milioni di dollari in criptovalute. Secondo il Journal «Hamas ha ricevuto circa 41 milioni di dollari in valuta digitale in un periodo di quasi due anni». La Jihad islamica ha ottenuto 93 milioni di dollari. Un giro d'affari che aggira le sanzioni e complica la distruzione della macchina bellica di Hamas. 

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